CondoMio: la comunità autorecupera le case popolari

La valorizzazione e rigenerazione urbana può partire dalla case popolari, beni comuni a tutti gli effetti, coinvolgendo la comunità locale e attivando I talenti del territorio. Alessia Macchi ci parla di CondoMio, il suo ultimo progetto nell'ambito dell'abitare collaborativo, completato da pochi mesi a Empoli.

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Un condominio, dodici famiglie ed un progetto di rigenerazione urbana che parte dalle case popolari e i loro abitanti. È Alessia Macchi, architetto e Agente del Cambiamento, l’ideatrice del progetto CondoMìo, realizzato nel Comune di Empoli per Publicasa Spa, ente che progetta e gestisce il patrimonio immobiliare dell’Unione dei Comuni – Circondario Empolese Valdelsa.

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Che cos’è la “rigenerazione popolare” nominata nel progetto?

Si parla molto in questi ultimi tempi di rigenerazione urbana e valorizzazione dei beni comuni, ma poco del fatto che anche le case popolari sono a tutti gli effetti un bene comune, spesso situato in quartieri di grande marginalità. I condomini popolari possono diventare fulcro di rigenerazione, creando l’innesco per riattivare interi quartieri. Ma non si può fare rigenerazione urbana senza fare anche rigenerazione umana, coinvolgendo la comunità locale e valorizzandone i talenti.

 

Descrivici CondoMìo. Com’è nato e quali sono i suoi obiettivi?

Il progetto è nato dalla scoperta di quante potenzialità possano nascondersi in un condominio di edilizia popolare e dalla voglia di provare a costruire qualcosa di innovativo insieme alle persone che ci abitano. Sono state coinvolte 12 famiglie di sei nazionalità diverse che hanno rigenerato in maniera semplice ma efficace gli spazi condivisi del loro edificio. La sfida del progetto è legata non solo a riqualificare in chiave estetica e funzionale i luoghi utilizzati quotidianamente da queste persone, ma anche e soprattutto a creare “autostima collettiva”, a “ricucire” comunità e a farlo, perché no, divertendosi!

 

In cosa è consistito praticamente l’intervento di autorecupero?

Per cinque mesi, le famiglie che abitano nelle case popolari di una frazione di Empoli si sono incontrate, confrontate, hanno deciso quali erano le priorità per il loro condominio e hanno realizzato in prima persona i cambiamenti proposti. Hanno sostituito il pavimento in plastica dell’ingresso con un nuovo pavimento vinilico, cambiato le cassette della posta e creato una tool library condominiale per gli attrezzi da giardinaggio. Il tutto attraverso sei incontri di progettazione partecipata, quattro giornate di autorecupero e una giornata conclusiva di festeggiamenti. Simbolicamente, agendo sul pavimento, hanno deciso di rigenerare la base su cui camminare tutti insieme, o almeno questa è la lettura più bella che è stata data del progetto fino a ora!

 

Video realizzato da Marco Orazzini

 

Quali sono gli aspetti innovativi?

CondoMìo utilizza pratiche di autorecupero per innescare partecipazione e coinvolgimento dove prima non c’erano, in quanto è proprio l’agire insieme per la realizzazione di un obiettivo comune tangibile che contribuisce a raggiungere alti livelli di collaborazione anche in ambiti socialmente difficili, caratterizzati da multiculturalità e diffidenza. Nelle case popolari, difficilmente gli spazi comuni vengono percepiti come un qualcosa di cui avere cura. Migliorarli in prima persona, con il lavoro delle proprie mani, ribalta la prospettiva in positivo e getta le basi per una gestione resiliente portata avanti da cittadini attivi. Inoltre l’autorecupero rappresenta anche il mezzo per acquisire competenze spendibili in altri contesti, in un’ottica di formazione e autonomia personale.

 

Qual è stato il contributo dell’ente promotore al progetto?

CondoMìo si basa sulla collaborazione reciproca non solo tra vicini di casa, ma anche tra condominio e soggetto promotore del progetto, Publicasa S.p.A., che ha fornito tutto il supporto per avere i materiali necessari ai lavori, mentre gli inquilini si sono occupati personalmente delle attività di rigenerazione. E’ stata una sfida anche dal punto di vista burocratico, nel tentativo di tracciare un nuovo solco procedurale, e Publicasa S.p.A. l’ha accettata di buon grado, con grande spirito di innovazione e lungimiranza.

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Esiste qualcosa di simile nel panorama nazionale?

La presa di coscienza del fatto che le politiche abitative stanno diventando sempre più “relazionali”, sta generando risposte orientate a creare nuovi condomìni pubblici più consapevoli e inclusivi, predisponendo sin dall’inizio luoghi e funzioni per la socialità. Ma con i condomìni esistenti come si fa? CondoMìo prova a dare una risposta originale, attraverso un progetto sperimentale con caratteristiche peculiari che per adesso non ritrovo in nessuna delle realtà italiane che ho conosciuto. La mediazione dei conflitti ad esempio rappresenta solo una parte del progetto, in un approccio che intreccia fin da subito rigenerazione di luoghi e relazioni, e dove vengono inseriti inoltre elementi di facilitazione, oasis game e sociocrazia. Si cerca di trasmettere un nuovo modo di pensare i rapporti e la gestione degli spazi condivisi, non limitandosi solo alla sottoscrizione di un patto di buon vicinato.

 

Qual è stato il risultato?

Il risultato è stato spiazzante! In un contesto come quello di un condominio di edilizia popolare non è facile mettersi in gioco, avvicinarsi, parlarsi, lavorare fianco a fianco. Devi superare la quotidianità, mettere da parte il risentimento, le dissidie accumulate negli anni. Puoi riscoprire il piacere di stare insieme, di collaborare anzichè litigare, ma non è detto. E invece è successo!

 

Superati la diffidenza e i pregiudizi iniziali, queste persone hanno seguito con curiosità le riunioni atipiche dove ci si mette tutti in cerchio e si sono stupite del fatto che qualcuno chiedesse loro quali erano le priorità per gli spazi comuni del loro condominio. Si sono rimboccate le maniche e ognuno secondo le proprie capacità e competenze ha contribuito a rendere migliore il luogo in cui vivono. Ogni passo in avanti del progetto è stata una conquista, per loro e per me, ma alla fine quello che mi hanno dato è molto più di quello che io sono riuscita a dare loro. Mi hanno confermato che quelle potenzialità che avevo scorto prima della nascita del progetto erano l’intuizione giusta!

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Quali i prossimi passi dopo questa fase sperimentale?

Sarà necessario un periodo di implementazione del progetto, in cui saranno raccolti ed esaminati tutti gli aspetti emersi e i risultati ottenuti, dopodichè si passerà a una fase di strutturazione che permetterà di definire maggiormente tutte le fasi del progetto e i contributi delle diverse professionalità necessarie alla buona riuscita. L’idea è quella di replicare il progetto in altri quartieri di edilizia popolare, coinvolgendo le Amministrazioni e gli enti gestori, con l’obbiettivo di farlo diventare un modello gestionale più condiviso ed efficace degli spazi comuni dei condomìni ad alta densità abitativa, nell’ottica di migliorare la qualità dell’abitare e allo stesso tempo risvegliare il senso di comunità, l’appartenenza ad un luogo e la volontà di migliorarlo.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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