2 Ruote di Resistenza, continua il viaggio alla ricerca del popolo che manca

Daniele Contardo intervista Carlo Guerra in bassa Val Susa

Come una staffetta che si rispetti, Italia che Cambia ha passato il testimone a #2RR.
La consegna è avvenuta a Monteriggioni, provincia di Siena, nella creativa cornice del Festival della Viandanza, dove il camper, a conclusione del suo tour, ha incontrato due biciclette in viaggio dal 7 giugno  lungo l’Italia, ai cui pedali ci siamo noi, Daniele Contardo e Nica Mammì: un musicista-cantastorie e una giornalista-storica rigorosamente precari.

 

Daniele Contardo e Nica Mammì

Daniele Contardo e Nica Mammì


 
#2RR, ovvero 2 Ruote di Resistenza, è un viaggio-tour-reportage partito da Bussoleno per incontrare e raccontare quel popolo che manca, cioè quella gente che non viene menzionata nel panorama mediatico ma esiste, eccome se esiste!
 
Italia che Cambia lo sa benissimo, avendo percorso molti chilometri in lungo e in largo nel Paese, ed è questa la ragione che vede i due viaggi gemellati: mezzi di trasporto molto diversi, ma ci muove il medesimo obiettivo, quello di portare a conoscere un’Italia che agisce seguendo una spinta alternativa al modello di vita comune e che ha tanta voglia di parlare e condividere le proprie scelte con altri, per confrontarsi, apprendere e associarsi per facilitare la risoluzione di tante problematiche in cui si incorre, una fra tutte una legislazione che non si è ancora adeguata ai tempi e non tiene conto dei cambiamenti in corso.
 
Ce ne siamo accorti fin dalle nostre pedalate “di riscaldamento” prima della partenza ufficiale, lungo le salite che portano verso la Sacra di San Michele ad Avigliana, bassa Val Susa, dove Carlo e Margherita hanno acquistato una vecchia cascina che stanno lentamente ristrutturando. Avrebbero volentieri fatto a meno di accollarsi la proprietà dell’immobile se solo la legge avesse permesso loro una proprietà collettiva, o meglio ancora avesse riconosciuto quel posto come bene comune.
 

Daniele Contardo intervista Carlo Guerra in bassa Val Susa

Daniele Contardo intervista Carlo Guerra in bassa Val Susa

Ma in Italia non funziona proprio così: i beni comuni sono stati quasi del tutto soppiantati dalla proprietà privata, simbolo di possesso, ricchezza e riconoscimento sociale.
 
Durante il nostro peregrinare ciclistico abbiamo scoperto però un’isola felice in mezzo alle risaie: è il Bosco delle Sorti della Partecipanza, polmone verde a Trino Vercellese, ultima proprietà indivisa nella Pianura Padana, gestita ancora rispettando le regole che le famiglie si erano date fin dal 1275, quando il Marchese del Monferrato l’aveva donato alla popolazione.
 
Ma non tutto è perduto. A Giulianello, Latina, l’ASBUC, acronimo di Amministrazione Separata dei Beni di Uso Civico, sta procedendo all’acquisto delle prime terre agricole, con le quali ha intenzione di avviare attività tese alla valorizzazione del patrimonio giulianese, con lo scopo di creare una filiera corta che sia input per lo sviluppo dell’economia locale, dall’agricoltura al turismo ambientale e culturale. Tutto ciò coniugando i beni comuni con le competenze dei giovani locali.
 
L’incontro con l’ASBUC sarà oggetto di una delle nostre prossime tappe.
Per ora la nostra impressione è che molti giovani stiano riscoprendo l’agricoltura, e tanti scelgono di abbandonare le città ormai in decadenza per raggiungere le colline, le montagne, la campagna: non sono più i contadini di revelliana memoria, che vivevano il rapporto con la terra con grande rispetto, certo, ma anche chinati quotidianamente col mento a terra nella precarietà rafforzata dall’ignoranza.
 
Quelli che stiamo incontrando sono giovani e meno giovani istruiti, che conoscono le dinamiche che li circondano, che scelgono la tecnologia per ridurre lo sforzo fisico e ottimizzare le risorse, che sentono l’esigenza di comunicare all’esterno il proprio lavoro, che non vogliono perdere il contatto con gli “altri mondi” e che avvertono come necessaria la condivisione di lavoro, mezzi e competenze. Persone, insomma, che sanno da dove vengono e cosa vogliono, pur nella precarietà quotidiana.
 
Una precarietà che non appartiene solo al mondo contadino, ma che ritroviamo anche in altri settori, come per esempio l’editoria indipendente. Silvia Tessitore, direttore editoriale di Zona Editrice, ci racconta il punto di vista dei piccoli editori italiani nel mercato del libro che perde sempre più lettori, imprese e dunque posti di lavoro: dominato ormai da cinque grandi gruppi editoriali che detengono il controllo su produzione, distribuzione e vendita, nonostante il calo di vendite continua a sovraprodurre. E i piccoli editori come se la cavano? «Ormai per lo più vivono di senso – afferma Silvia nel suo pamphlet Quello che ai lettori non dicono – : non lavorano per il “giusto profitto” […] ma per restare a galla, combattere e difendere le proprie scelte da/in un sistema che ormai tende “fisiologicamente”a espellerli, perché su di loro non guadagna».
 

L'incontro con l'associazione Dal Libro alla Solidarietà di Fivizzano (MS)

L’incontro con l’associazione Dal Libro alla Solidarietà di Fivizzano (MS)

Le persone, nonostante la realtà avversa, continuano però a resistere con grande dignità e lo fanno in maniera collettiva sempre più attraverso la difesa del territorio in cui vivono. C’è chi riprende a coltivare anche solo per manutenere i terreni, i boschi, e in questo modo allontana i rischi ormai frequenti di frane, alluvioni. Lo abbiamo visto con i nostri occhi a Volterra, gioiello etrusco nella val di Cecina, che ha perduto qualche mese fa trenta metri di mura franate sotto gli occhi degli abitanti. Va perdendosi così traccia della nostra Storia.
 
C’è chi diventa agricoltore per difendere la sua terra natìa da cieche ambizioni politiche ed economiche di distruzione del territorio con la costruzione di Grandi Opere, dal TAV alla bretella di collegamento tra Roma e Latina, alla galleria sulle Alpi Apuane che dovrebbe unire Massa a Carrara. Danilo , a Venaus, alta Val Susa dove è nato, ha creato una cooperativa agricola recuperando i terreni da vecchi proprietari e salvandoli dall’abbandono. La sua risposta, insieme a Carlo ed altri giovani, è stata quella di scommettere sulla coltivazione della canapa, antica coltura autoctona, e di sperimentare la creazione di una filiera che garantisca la trasformazione della pianta sul territorio.
 
Il nostro viaggio continua e potrete trovarci qui ogni settimana. Come Nuto Revelli aveva dei mediatori per instaurare un dialogo con i contadini della Langhe, i nostri mediatori sono la bicicletta e l’organetto.
 
Daniele Contardo e Nica Mammì
 
Il sito di 2 Ruote di Resistenza 
Per contribuire al progetto 2 Ruote di Resistenza clicca qui
 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

Ti è piaciuto questo articolo? Se vuoi sostenere il nostro lavoro e permetterci di dare voce all'Italia che Cambia attivati anche tu: contribuisci col tuo 5 x mille!

Leggi anche