Dicamba, Monsanto e un’agricoltura drogata

Monsanto, BASF e DuPont prevedono grandi guadagni grazie al dicamba, sostanza chimica con cui viene realizzato un erbicida. Eppure alcuni stati americani l'hanno già bandito e molti contadini denunciano gravi irregolarità sul suo utilizzo. Ecco la fotografia di un comparto agricolo gravemente alterato dalla pesante ingerenza dei colossi dell'agribusiness.

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Il dibattito sull’erbicida dicamba potrebbe portare a una limitazione nell’impiego agricolo e creare vincitori e vinti fra le multinazionali della chimica e i contadini. Gli sforzi per bandire questo prodotto infatti, potrebbero generare conseguenze positive anche sui prezzi dei prodotti agricoli come la soia e il cotone. Al tempo stesso, i patrimoni dei colossi dell’agribusiness rischiano di assottigliarsi. Al di là di quello che succederà, è probabile che i veri vincitori saranno le aziende agricole che non fanno uso di OGM.

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I coltivatori americani hanno riferito che è successo che il dicamba si sia diffuso anche mezzo miglio al di fuori della zona in cui era stato spruzzato, danneggiando molti ettari di coltivazioni di soia e di altri prodotti, nonostante fossero stati rispettati i disciplinari per l’impiego dell’erbicida. Più di un milione di ettari di soia vulnerabile dal dicamba sono stati interessati da questo problema nell’estate appena trascorsa […]. Ci sono anche denunce di equipaggiamenti contaminati. Conosciuta come “cupping”, l’esposizione delle colture all’erbicida ha provocato cedimenti e arricciamenti nelle foglie.

 

Durane l’estate, il comitato Arkansas Plant Board ha imposto un fermo di 120 giorni alla vendita e all’utilizzo del dicamba come misura cautelativa per fronteggiare le sempre più numerose segnalazioni di un presunto abuso dell’erbicida. Il comitato ha anche inasprito la pena per l’uso scorretto di prodotti chimici. Anche lo stato del Missouri in luglio ha bandito temporaneamente il dicamba.

 

I contadini – insieme a Monsanto, che produce gli erbicidi a base di dicamba – hanno presentato dei ricorsi, chiedendo una deroga per lo stato dell’Arkansas e sostenendo che il divieto li avrebbe messi in una condizione svantaggiata sul mercato e che l’utilizzo scorretto del prodotto non aveva provocato alcun danno alle colture. Alla battaglia si è unita anche la BASF, multinazionale chimica europea che produce erbicidi a base di dicamba. Il comitato dell’Arkansas sta pensando di bandire del tutto il dicamba a partire dalla metà di aprile del prossimo anno […].

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Anche l’agenzia americana per la protezione ambientale (EPA) – che in realtà non ha la fama di essere un grande sostenitore dell’ambiente – sta valutando di bandire l’erbicida o di cambiare radicalmente le regole per il suo impiego. La stessa agenzia aveva già deliberato un’eccezione per il periodo di registrazione degli erbicidi a base di dicamba: due anni invece di cinque.

 

Gli amministratori locali e gli specialisti dell’università stanno mettendo pressione all’EPA affinché prenda un provvedimento il prima possibile, poiché gli agricoltori decidere nei prossimi mesi cosa piantare per la primavera. Sul dicamba regna l’incertezza: fino ad ora ci sono stati pochi test sul suo effetto, in particolare – secondo la rivista on-line Agweb – sulla dispersione (quando viene spruzzato), sulla volatilità (i movimenti dopo che è stato spruzzato, mentre è ancora allo stato gassoso) e sull’inversione di temperatura (la formazione di piccole gocce che si allontanano trasportate dal vento). Durante l’estate può essere particolarmente rischioso spruzzarlo, poiché le temperature elevate possono aumentarne la volatilità. Per ora non è ancora chiaro in che modo i danni attribuiti all’erbicida colpiranno i campi di soia, visto che non è ancora arrivato il periodo del raccolto.

 

Per complicare ulteriormente la situazione, Monsanto produce anche Xtend, un nuovo tipo di seme di soia e di cotone geneticamente modificato resistente al suo stesso erbicida. All’inizio degli anni ’90, con la nascita degli OGM, gli agricoltori potevano utilizzare un prodotto Monsanto chiamato RoundUp, per diserbare senza danni. Ma quando le erbacce hanno cominciato a resistere a questo prodotto, l’industria ha creato dei semi in grado di tollerare l’erbicida. L’Xtend, secondo il New York Times, è stato uno dei lanci commerciali più grossi nella storia della Monsanto, che lo vende a un prezzo molto più elevato dei semi standard, così come fa anche per la soia.

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Tuttavia, le aziende del settore cerealicolo sono in disaccordo. Molte hanno aumentato lo propria produttività grazie al dicamba, mentre altre già in difficoltà economiche, che non si possono permettere i semi OGM, vogliono intraprendere un’azione legale collettiva con altri agricoltori che non utilizzano prodotti chimici, denunciando che le loro colture sono state colpite dai prodotti dei confinanti. Altri ancora, contro la loro volontà, sono stati costretti ad acquistare sementi geneticamente modificate per proteggerle dal dicamba. Inoltre, gli ambientalisti sostengono che i semi OGM incoraggiano un sempre maggiore utilizzo di pesticidi che potrebbe provocare infertilità e difetti di nascita nelle persone.

 

Monsanto, vicina alla fusione con la Bayer, ha previsto che il sistema Xtend potrebbe garantire un aumento dei guadagni dai 12 ai 25 dollari per ettaro rispetto alla soia tradizionale, generando un surplus di 400-800 milioni di dollari se venisse utilizzato su un’area di circa 30 milioni di ettari. Per il 2019, Monsanto si aspetta che gli agricoltori americani pianteranno soia Xtend su più di 20 milioni di ettari […].

 

È quindi chiaro che il divieto di utilizzo di questo prodotto provocherebbe gravissimi danni economici alla multinazionale americana, così come alla BASF e alla DuPont, altra azienda chimica statunitense. In più, se il dicamba venisse bandito non sarebbe più necessario utilizzare soia Xtend e questo costringerebbe le tre compagnie a modificare i loro erbicidi.

 

Un provvedimento di questo genere dunque garantirebbe un sostegno alla soia, ma anche al cotone e ad altre colture colpite, poiché gli agricoltori dovrebbe studiare sistemi alternativi per eliminare le piante infestanti. Infine, l’agricoltura non OGM e il suo mercato si affermerebbero nonostante i costi superiori, se confrontati con le colture tradizionali.

 

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Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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