10 Lug 2024

Il cambio vita di Alessandro Mancosu con Agrobass: “Scegliere cosa produrre e mangiare è un valore inestimabile”

Scritto da: Sara Brughitta

Nel 2017 Alessandro Mancosu da emigrato torna nella "sua" Sardegna, dove fonda Agrobass, un progetto unico che unisce la passione per la terra e la musica, incarnando il ritmo naturale e sonoro in ogni aspetto dell'azienda agricola. Situata nel rinato Storico Mulino di Guspini. In questa intervista è lo stesso fondatore a raccontare il forte impegno per l'educazione e la sostenibilità di un'azienda che mira a sensibilizzare la popolazione sarda nel riscoprire il mestiere di chi lavora la terra, creando un'economia circolare che avvantaggi tutta l'isola.

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Sud Sardegna - Alessandro Mancosu è l’ideatore di Agrobass, un progetto che nel nome custodisce le sue grandi passioni: la terra e la musica. Il fattore comune è il ritmo: quello della musica e quello della crescita della natura. Agro sta per campo, bass invece è il richiamo ai suoni di bassa frequenza acustica che fanno da colonna sonora alla vita di chi lavora con Agrobass, scandendo le giornate nei campi dove tutto cresce lentamente seguendo i tempi della natura. L’azienda agricola sorge nello Storico Mulino di Guspini, un luogo nato nel 1920 che dopo quarant’anni di inattività ha avuto nuova vita grazie a un approccio innovativo, aperto al mondo ma con le radici ben salde nella sua Isola.

Come Su Trigu Quarantinu di Guspini, varietà di grano antico coltivata da Agrobass e registrata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica come Prodotto Agricolo Tradizionale (PAT) della Sardegna. Non da poco, la struttura di Agrobass è inoltre stata realizzata in modo che tutte le attività possano essere fruibili anche con un fine didattico: il Museo Molino Garau è lo spazio in cui le attività si uniscono a intrattenimento e conoscenza. Una realtà che si distingue quindi anche per il sogno di sensibilizzare la popolazione sarda a riprendere in mano le proprie terre e coltivarle, al fine di potersi non solo nutrire di cibi locali e genuini, ma anche creare un’economia circolare di cui tutta l’Isola trarrebbe beneficio.

agrobass
Agrobass
Come nasce Agrobass e come avviene il processo produttivo?

Fino al 2017 vivevo a Bologna. Lavoravo principalmente nel settore musicale e organizzavo eventi in tutta Italia. Poi ho deciso di tornare in Sardegna, a Guspini, con l’obiettivo di prendere in mano un’azienda di famiglia che era ormai chiusa dagli anni Cinquanta. Non c’era niente di particolare, non siamo una generazione di agricoltori, per cui sono quasi partito da zero. Ho iniziato con la coltivazione prima del grano, poi della canapa. C’era anche un vigneto già impiantato nel 1960 che ho dovuto riprendere in mano per andare in produzione, mentre l’oliveto era già avviato: non parliamo di una grande quantità di olio, però comunque riusciamo a produrre anche quello.

Le coltivazioni seguono il ritmo stagionale, per cui il grano, la canapa e il peperoncino – coltiviamo l’habanero chocolate, una varietà di peperoncino caratterizzato da un retrogusto dolce e un colore simile al cioccolato – sono stagionali, mentre la vigna e l’oliveto ci sono sempre. Il grano che coltiviamo, il Quarantinu, viene chiamato anche soccorso: è un grano a ciclo breve, viene seminato da gennaio a marzo e raccolto a fine giugno, coltivato quindi nei mesi in cui i terreni sono a riposo.

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Il grano Quarantinu
In merito, il grano di Agrobass ha ricevuto riconoscimenti importanti. Quali sono le sue caratteristiche?

Il Quarantinu è una qualità di grano antico: queste tipologie in Sardegna sono state dimenticate, purtroppo perché sostituite da varietà con una resa più alta. Il Quarantinu si distingue però per una quantità superiore di proteine; inoltre non ha bisogno di lunghe lievitazioni, pertanto risulta più digeribile e meno soggetto a intolleranze alimentari. Infine, devo dirlo: il gusto dei prodotti realizzati con la sua farina è di qualità superiore rispetto a quelli che troviamo nella grande distribuzione.

Dal grano Quarantinu deriva non solo la farina ma anche il sapone integrale, i malloreddus, la fregula. Producete anche olio CBD e coltivate l’habanero. Raccontate i vostri prodotti come custodi di “tutta la passione di riportare in auge la tradizione di non abbandonare la terra da dove tutto nasce e cresce”, con un lavoro di ricerca, recupero e condivisione di conoscenze che si rivolge principalmente alle comunità e alle piccole realtà. Avete mai pensato di rivolgervi anche alla grande distribuzione?

Noi produciamo dei prodotti senza conservanti quindi ci viene anche difficile proporci nei grandi supermercati, perché comunque sono molto delicati, per cui vanno consumati subito: ad esempio se macino 100 chili di farina li devo dare entro un mese e vanno consumati entro due mesi. C’è però da dire che il prodotto non scade o diventa tossico, proprio perché privo di conservanti e sostanze chimiche, quindi se conservato in un luogo fresco e asciutto non si deteriora, ma va pian piano a perdere le sue qualità.

L’intenzione è quella di istruire e in qualche modo educare anche i prossimi a riprendere in mano la nostra terra

Ma si tratta di una scelta dettata dalla necessità o anche etica?

Sicuramente l’intenzione è quella di istruire e in qualche modo educare anche i prossimi a riprendere in mano la nostra terra, la nostra cultura agricola e alimentare che è stata dimenticata a causa sia dei ritmi di vita più frenetici che ci costringono ad andare al supermercato e consumare cibi pronti. Vogliamo produrre ciò che mangiamo e trasmettere il valore di questo gesto, dello scegliere anche di portare nelle nostre tavole ciò che arriva dal nostro territorio. Oggi non abbiamo il tempo di sbatterci, anche perché lavorare la terra può essere poco redditizio rispetto ad altri mestieri.

Il nostro obiettivo è anche quello di ridare nobiltà al settore primario, attualmente ridotto un po’ alla fame. Ciò ha delle conseguenze importanti sulla Sardegna tutta perché succede che al primo che ti propone due spicci per metterci una marea di pale eoliche, una persona pur di non morire di fame quei due spicci li accetta. Cerchiamo di educare, istruire e condividere, da qui la scelta di unire anche le visite guidate delle scolaresche, in modo che vedano tutto il processo di produzione, lo conoscano e lo riconoscano nel sapore dei prodotti genuini della nostra terra.

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Il Museo Molino Garau
In merito alla questione della cosiddetta speculazione energetica, anche i vostri terreni sono stati oggetto di interesse per la realizzazione di parchi per la produzione di energia pulita?

Sì, anche a noi hanno fatto delle proposte che abbiamo rifiutato. Riconosco che vivere lavorando la terra è una gran fatica, anche perché le persone che comprano dai piccoli produttori sono poche. Ancora di più però penso che sarebbe necessario rieducare la popolazione anche in questo senso: stabilire delle priorità nei propri consumi, tenendo sempre a mente la qualità di ciò con cui con cui ci nutriamo e i benefici che possiamo apportare alla nostra Isola acquistando prodotti sardi.

Dalla fatica nascono però anche delle possibilità, in questo caso collettive, rivolte quindi non solo al singolo ma anche a un cambiamento che serva a tutta la comunità.

Io mi sento molto fortunato per ciò che sono riuscito a fare con Agrobass, c’è ancora molto da realizzare e tanti sacrifici da affrontare, ma reputo la possibilità di produrre e scegliere cosa mangiare un valore inestimabile. Spesso si pensa che chi apre un’attività lo faccia per arricchirsi, ma posso affermare il contrario: sopravvivo come la gran parte dei miei colleghi di settore, ma sono un romantico e mi piace questo mondo. Mi sto guadagnando ciò che ho con la fatica e ne sono felice.

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