Comunità in cammino verso l’autosufficienza alimentare

Dall’incontro tra la comunità di Tempo di Vivere e l’agrotecnico Gian Carlo Cappello nasce il progetto di Autosufficienza Alimentare dell'Ecovillaggio. L’obiettivo è quello di affrancare i comunardi dall’acquisto del cibo e creare un modello replicabile in altre realtà con finalità simili.

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Ecovillaggio e luogo di sperimentazione di pratiche per un futuro sostenibile, Tempo di Vivere ha deciso di intraprendere un percorso verso il raggiungimento dell’autosufficienza alimentare. Il metodo scelto è quello della coltivazione elementare, una forma di coltivazione che ha già dimostrato la capacità di fornire raccolti anche quantitativamente superiori all’agricoltura industriale. Per saperne di più abbiamo intervistato Katia Prati, membro della comunità che da pochissimo tempo ha una nuova sede in provincia di Piacenza.

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Ci puoi spiegare meglio come funziona il metodo che avete scelto dell’orticoltura elementare?

 

L’orticoltura elementare cambia la dimensione del coltivare, traghettandoci dall’intervenire, per quanto rispettoso, all’appartenere ai processi predisposti dalla Natura per dare nutrimento ai viventi. La sostanza non è l’apprendere pratiche particolari di coltivazione, ma trovare in sé l’estemporanea capacità di partecipare, momento per momento. I risultati di tale semplicità sono raccolti abbondanti e di qualità finora sconosciuta.

 

Nel metodo utilizzato la terra non viene né lavorata né concimata in alcun modo e le erbe spontanee vengono lasciate in loco per ripristinare la vitalità del suolo e rispettare le sinergie locali. L’unico intervento umano, al di là della semina, è l’aggiunta di pacciamatura di potature e fieno secco prodotto in loco.

 

Quali sono gli obiettivi del progetto in termini di autosufficienza alimentare della vostra comunità e a che punto siete ora?

 

Il passaggio a uno stile di vita sociale più naturale può comportare incertezze sulle prospettive concrete di sopravvivenza; l’ecovillaggio è una delle risposte positive a tali dubbi e l’autosufficienza alimentare può consolidare la certezza del futuro. Di questi tempi l’uscita dal modello ancora prevalente di società consumista e competitiva è un’istanza molto forte e necessita di esempi realizzati.

 

Nel 2017 i primi 500 mq di orto elementare hanno dato risultati superiori alle più rosee aspettative pur in un ambiente poco facilitante (terreno in pendenza, argilloso e povero di materia organica, vento costante e poca acqua), ora stiamo iniziando la coltivazione di circa 2.500 mq. per coprire circa il 70% del nostro fabbisogno per il 2018. Questa dimensione verrà raddoppiata nel 2019.

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Puoi descriverci l’offerta formativa, spiegando a chi si rivolge e quali competenze trasmette ai partecipanti?

 

Il percorso è rivolto a tutti coloro che vogliono conoscere un metodo semplice, che non sia solo “ecosostenibile”, ma che favorisca l’ecoreversibilità, cioè la restituzione alla Terra di ciò che l’uomo le ha sottratto, con lo sfruttamento intensivo e i suoi interventi scriteriati.

 

La formazione prevede sia incontri teorico/pratici intensivi di un week-end che partecipativi su periodi più lunghi, in modo tale da coprire i momenti di coltivazione dell’intero arco dell’anno. Oltre all’esposizione delle nozioni di base relative ai principali processi naturali implicati nella coltivazione e alla loro messa in pratica, l’attenzione è rivolta alla formazione di una nuova mentalità, di un nuovo sentire.

 

Parlacidi Olmontano…

 

Olmontano, al secolo Gian Carlo Cappello, è nato a Milano nel 1957. È apolide per scelta. Agrotecnico dal 1977, ha alle spalle una lunga esperienza professionale come paesaggista internazionale: Sud Africa, Australia, Cina, Nord America, Russia, Portogallo, Libia. Dal 1998 al 2004 è stato consulente su RAI UNO per “Linea Verde” e “La Vecchia Fattoria”. Dal 2006 è dedito alla coltivazione naturale sperimentale, con risultati incisivi sulle metodologie già vocate al biologico.

 

Promotore in prima persona della “decrescita felice”, porta la propria pratica di coltivazione orticola naturale presso realtà sociali rivolte all’autosufficienza alimentare: ecovillaggi, comunità, orti urbani condivisi, orti didattici, etc. E’ autore del libro “La Civiltà dell’Orto” (Macrolibrarsi), un compendio esaustivo dello spirito e delle pratiche della coltivazione elementare, dove si prendono anche approfonditamente in esame i riflessi di una diversa agricoltura sulla società e su ognuno di noi.

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Perché l’autosufficienza alimentare è importante? Pensi che sia possibile raggiungerla oggi, a livello sia di singoli che di comunità? Come?

 

Il nostro progetto comunitario si basa su un rinnovato modello comunicativo e relazionale, a 360 gradi. In questo contesto sentivamo il bisogno di riavvicinarci alla natura in un modo autentico e rispettoso, che ci aiutasse a riscoprire le nostre radici e la nostra appartenenza a qualcosa che sappiamo andare oltre l’individualità e una materialità fatta troppo spesso di falsi bisogni. Per i primi tre anni la nostra attenzione è andata soprattutto al lavoro su noi stessi, come singoli e come gruppo, un lavoro che continua e muta mano a mano che evolviamo noi. Ci siamo dedicati a rafforzare il progetto e, col tempo, è sorta sempre più la consapevolezza che il cibo non è mero nutrimento per il corpo, ma che, a seconda della sacralità con cui lo viviamo, fin dalla sua produzione, può diventare energia sottile che nutre più in profondità.

 

Con Tempo di Vivere abbiamo voluto creare un luogo, non solo fisico, dove ridare vita a ogni singolo giorno e quale modo migliore, dopo il rapporto con i nostri simili, se non mangiare ciò che Madre Terra ci dona in uno scambio alla pari? La ritrovata naturalità ci dona frutti che ci migliorano, nel corpo e nell’anima.

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Quando parliamo di autosufficienza intendiamo un “tendere a…”, nella consapevolezza che per poter proseguire con un progetto è necessario che questo sia sostenibile in primis per chi lo anima. Sicuramente, il metodo della coltivazione elementare, con l’assenza di investimenti economici eccessivi, inutili, se non addirittura dannosi, e la produzione di più calorie di quelle che, nel complesso, vengono impiegate, aiuta ancora di più ad avvicinarsi a ciò che per noi è importante: ridurre l’impatto del nostro passaggio in questo mondo e contribuire al suo miglioramento.

 

Mi chiedi se sia possibile raggiungere l’autosufficienza alimentare… sinceramente non so risponderti perché la nostra esperienza è solo ai primi passi e il cammino per arrivarci è lungo, ma ciò che reputiamo davvero importante è iniziare a muoverci e goderci fino in fondo questa nuova avventura.

 

Ecco i prossimi eventi che riguardano il progetto di Autosufficienza alimentare:
- 11 febbraio: Open day 
- 10-11 marzo: Corso intensivo di Coltivazione Elementare 
- 17-18 marzo: Inizio del percorso circolare della Scuola stabile in Coltivazione Elementare

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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