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3 Ott 2012

Cambiare se stessi per cambiare il mondo. Ma che significa?

Scritto da: Daniel Tarozzi

Sono anni che vado in giro per l’Italia o scrivo che per cambiare il mondo bisogna cambiare se stessi e in molti annuiscono convinti. Ma cosa significa cambiare noi stessi? Spesso ci sfugge e molto più spesso non abbiamo nemmeno il tempo per restare uguali figuriamoci per cambiare. Ci raccontiamo che stiamo cambiando quando riduciamo […]

Sono anni che vado in giro per l’Italia o scrivo che per cambiare il mondo bisogna cambiare se stessi e in molti annuiscono convinti. Ma cosa significa cambiare noi stessi? Spesso ci sfugge e molto più spesso non abbiamo nemmeno il tempo per restare uguali figuriamoci per cambiare.

Piazza Erbe Verona

Piazza Erbe Verona


Ci raccontiamo che stiamo cambiando quando riduciamo l’uso dell’auto o miglioriamo la nostra alimentazione. Affermiano di essere cambiati quando ci confrontiamo con un partner dopo un brutto momento.

La verità è che il cambiamento è un processo costante e inevitabile. La vera difficoltà non è cambiare, ma scegliere cosa cambiare. E per scegliere cosa cambiare bisogna saper ascoltare: gli altri, ma soprattutto noi stessi.
Non ci sarà una società diversa, un mondo diverso, fino a che noi non recupereremo un modo diverso di vivere il nostro tempo. Il senso delle cose ci sfugge eppure non riusciamo a smettere di correre come topi in gabbia. Corriamo e corriamo ma non sappiamo perché. Sappiamo che c’è qualcosa che non va, ma non sappiamo cosa.
Sarà colpa dei politici, della televisione, della moglie, del marito, della crisi, dell’inquinamento, di una società che non funziona. Di tutti tranne che di noi stessi. Eppure ci vorrebbe così poco.
Da 10 anni mi occupo di questi temi, cerco di cambiare, propongo e racconto il cambiamento, ma non mi dedico del tempo, del tempo VERO, per cambiare me stesso. E non parlo delle abitudini impattanti sul pianeta. Parlo di ciò che mi rende oppresso, infelice, schiacciato.
Verona, 2 ottobre 2012

Verona, 2 ottobre 2012


E così ieri sera passeggiavo per Verona da solo. Io, che normalmente non amo stare da solo. Passeggiavo senza meta in una città che non conoscevo e osservano le meraviglie che i nostri antenati hanno creato, giorno dopo giorno, secolo dopo secolo. Una città (almeno nel suo centro storico) di una bellezza disarmante.
Ridevo. Da solo ridevo mentre camminavo con la musica nelle orecchie. Ero convinto di essere in uno scherzo, perché non potevo credere che in una città così poco “spinta” mediaticamente ci fosse così tanta bellezza. Ho camminato per ore riempendomi il cuore, gli occhi e lo spirito.
La musica non mi ha abbandonato mai. E mi chiedevo: perché nessuno mi ha mai detto che Verona è così bella? Come mai, Venezia a parte, non sono mai stato in Veneto? E come mai non dedico almeno un terzo della mia vita a girare questo paese che, nonostante tutto, è spaventosamente bello?
Come posso proporre e raccontare il cambiamento positivo della società se sono oppresso dallo stress e dalla bruttura?
E come mai a volte dimentico la musica?? Spesso non ho tempo per la musica! Per l’arte, per la lettura. Perché devo correre. Criceto in gabbia. Non ho ancora figli, non ho debiti, non ho genitori a carico. MA DOVE CAZZO CORRO?
Oggi è il mio trentacinquesimo compleanno e spero che sia quello del MIO cambiamento. Ora vado a pranzo in un comune virtuoso qui vicino e poi vado a trovare uno dei rappresentanti del Bioregionalismo italiano. Sono entusiasta dei prossimi incontri. Questo viaggio mi sta cambiando la vita. Lo sento, lo vivo. E ne sono felice.

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