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13 Set 2016

Nature rock: l'educazione esperienziale arriva nelle scuole italiane

Scritto da: Elena Risi

Imparare con l'esperienza, all'aria aperta, attraverso l'avventura e l'errore. Già diffuso nei paesi anglosassoni, questo approccio educativo sta iniziando a radicarsi nel nostro Paese, grazie anche ai percorsi proposti da Nature rock, nato con l'obiettivo di diffondere nelle scuole pubbliche italiane il seme del metodo esperienzale.

Esperienza e libera scelta. Sono i due principi fondamentali che stanno alla base del metodo esperienziale, un approccio didattico diffuso e affermato nei paesi anglosassoni. In Italia sta cominciando a radicarsi, sia per l’impegno di educatori e formatori sia per la crescente domanda da parte di alunni e studenti alla disperata ricerca di un’applicazione pratica ai propri studi.

 

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Nature Rock nasce nel 2012 a Montopoli in val d’Arno, provincia di Pisa, all’idea di intensificare e facilitare le dinamiche relazionali tra alunni e insegnanti sia nell’ambiente scolastico sia quell’extra scolastico

 

Christian Mancini è stato cresciuto secondo i principi dell’experential learning. Metà italiano e metà tedesco, ha frequentato le scuole in Germania e dal 2012 è tornato in Toscana e ha fondato la Nature Rock, una società che ha l’obiettivo di diffondere nelle scuole pubbliche del nostro paese il seme del metodo esperienziale. “In Germania questa tipologia di apprendimento funziona benissimo e non c’è alcuna ragione per cui non dovrebbe essere lo stesso qui”, ha spiegato. Infatti ci sta già riuscendo, perché la risposta è molto positiva.

 

Johann Heinrich Pestalozzi, pedagogista svizzero, sosteneva che non esiste cervello che non sia in grado di imparare, ma è necessario attivare gli stimoli giusti coinvolgendo parimente testa, cuore e mano. “Alle elementari i miei compiti per casa si svolgevano prevalentemente all’aria aperta” – ricorda Christian riportando un esempio della proprio educazione – “mi chiedevano di farmi accompagnare in un bosco e descrivere l’albero che mi piaceva di più, o di andare al lago e raccogliere un certo tipo di sassi”.

 

Christian definisce il metodo esperienziale come un contenitore di discipline, non è guidato cioè da una sola filosofia ma è un mix di dottrine educative. E aggiunge che “bisogna rieducare le persone all’avventura e all’errore”. Sporcarsi nel fango, arrampicarsi su un albero e lanciarsi in un fiume. E, perché no?, sbagliare. Nel nostro sistema educativo l’errore è visto con paura e rappresenta una minaccia (così come il rischio), ma in realtà è un fattore fondamentale di crescita e apprendimento.

 

 I progetti e le gite in natura sono un'opportunità innovativa e un’alternativa potente alla classica uscita scolastica, permettendo agli insegnanti di far emergere le capacità individuali dei ragazzi stessi e migliorando oltresì le dinamiche emotive e relazionali in classe

I progetti e le gite in natura permettono agli insegnanti di far emergere le capacità individuali dei ragazzi e migliorano le dinamiche emotive e relazionali in classe

 

All’inizio Christian si è dedicato soprattutto all’educazione esperienziale dei ragazzi, ma poi ha capito che per fare davvero breccia nel sistema educativo nazionale bisognava formare gli insegnanti della scuola pubblica, per cambiarla e migliorarla ripartendo dalle sue fondamenta. “In giro per l’Italia questo approccio comincia a diffondersi”, osserva. E infatti basta pensare al progressivo radicamento degli asili nel bosco, il cui numero è destinato a crescere nei prossimi anni. E quando i bambini ne usciranno, molto probabilmente richiederanno lo stesso tipo di metodo educativo anche per le scuole primarie.

 

A partire dal prossimo novembre la Nature Rock sarà impegnata nel progetto “out door education bus”, un pulmino che girerà l’Italia per offrire attività di educazione esperienziale nelle scuole italiane dal nord al sud del paese (qui tutte le informazioni per sostenere il progetto attraverso il crowdfunding). Insomma, una volta lanciata la pallina non si ferma più.

 

 

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