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8 Giu 2018

Energia dalle onde del mare? Si può fare!

Il mare può dare una forte spinta allo sviluppo delle energie rinnovabili, con notevoli vantaggi in termini ambientali ed economici. Ne è convinto, tra gli altri, l’ingegnere ambientale Paolo Greco, fondatore di una startup che ha ideato un’innovativa soluzione tecnologica per la conversione di energia dalle onde e la protezione delle coste in erosione. Sono state individuate le realtà che potrebbero testare questo dispositivo e farne da volano.

Il mare incanta, il mare uccide, commuove, spaventa, fa anche ridere, alle volte, sparisce, ogni tanto, si traveste da lago, oppure costruisce tempeste, divora navi, regala ricchezze, non dà risposte, è saggio, è dolce, è potente, è imprevedibile. Ma soprattutto: il mare chiama (Alessandro Baricco).

 

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Il mare è anche energia, infinita energia, anche quando non c’è vento, non c’è sole, non c’è acqua stoccata negli invasi idroelettrici: l’energia dalle onde del mare fornirà un contributo importante al “motore verde” delle energie pulite e rinnovabili.

 

Di questo – oltre ad organizzazioni e istituzioni europee e non solo – sé convinta EnSea, una startup innovativa che si occupa dello sviluppo di dispositivi brevettati per la conversione di energia dalle onde del mare e la protezione delle coste in erosione.

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EnSea nasce nel 2014, a Lecce, da una scommessa di vita e professionale di Paolo Greco, ingegnere ambientale. Paolo si laurea al Politecnico di Milano nel 1999 e dopo circa vent’anni di esperienza professionale in diverse città del Nord decide di ritornare e di “restituire” alla sua terra il suo bagaglio di esperienze e competenze. Ormai stanco di vivere a Milano prende in considerazione anche l’ipotesi di andare all’estero, ma poi decide di percorrere la strada più difficile, quella che lo avrebbe riportato prima a Gallipoli, sua città d’origine, e poi alla vicina Lecce, lasciando così un lavoro a tempo indeterminato, per una situazione lavorativa tutta da costruire.

 

Intraprende così la libera professione e parallelamente investe parte del suo tempo nello studio di un settore emergente e che lo appassiona, quello dell’energia prodotta dal mare. A partire dallo studio approfondito sulle tecnologie già esistenti, ipotizza ipotizza una soluzione diversa rispetto a quelle già studiate. Una soluzione tecnologica inesplorata con potenzialità interessanti: una configurazione che consente l’utilizzo di componenti semplici ed economici, con la possibilità di ridurre il rapporto energia estratta/costi, il principale limite al successo di una nuova tecnologia. Ne verifica la brevettabilità, deposita una domanda di brevetto e coinvolge nell’avventura parenti e amici professionisti.

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A che punto è la tecnologia di EnSea?
Il dispositivo Wave Energy Converter (WEC), pensato per convertire l’energia delle onde, progettato da EnSea, e denominato “SWATHS” è costituito da due parti: una che interagisce con le onde e converte l’energia in energia meccanica, il cosiddetto “Prime Mover” e l’altra, che converte l’energia meccanica in energia elettrica, il PTO (Power take OFF).

 

Il Prime Mover, illustrato schematicamente di seguito, si differenzia dagli altri dispositivi esistenti per le seguenti caratteristiche:
– capacità di estrarre energia per qualsiasi movimento del galleggiante
– una configurazione che consente l’utilizzo di componenti particolarmente semplici ed economici (cavi in acciaio e zavorre in calcestruzzo)
– la possibilità di adottare componenti elettromeccanici del PTO (generatori elettrici, inverter, trasformatori etc.) già sviluppati per altre tecnologie, perché le velocità di rotazione indotte all’albero di trasmissione sono compatibili con i generatori eolici disponibili sul mercato.

 

Ciò significa bassi costi per il PTO e per l’intero dispositivo, importanti benefici nei tempi e nei costi dello sviluppo delle fasi dimostrative e pre-commerciali, vantaggio di poter intercettare più partner/produttori di generatori, elevata versatilità, poiché la stessa tecnologia è stata pensata per acque basse e per acque alte. Vi è inoltre la possibilità di adottare una taglia per mari “piccoli” come il mediterraneo e una per applicazioni oceaniche.

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Ad oggi sono state realizzate modellazioni numeriche e prove di laboratorio presso l’Università degli Studi di L’Aquila. Questi studi sono stati finalizzati a verificare il comportamento del dispositivo, a calcolare l’energia estratta in alcuni siti oceanici e del Mediterraneo e a effettuare un dimensionamento delle varie componenti, con lo scopo finale di calcolare costi di realizzazione, trasporto, varo e installazione. Ciò ha consentito un confronto con altri dispositivi studiati sino a oggi e i risultati emersi rapportati ai benchmark di mercato attesi dalla comunità europea – espressi in termini di costi/energia estratta – sono molto interessanti. Appare dunque sempre più opportuno investire su tale tecnologia.

 

 

Per avanzare nello sviluppo e nella realizzazione di prototipi da testare in mare sono però necessarie somme che, oggi, non sono alla portata di EnSea. Per questo l’interesse di EnSea oggi è quello di intercettare investitori “con una visione capace di vedere oltre l’orizzonte in cui mare e cielo s’incontrano”, motivati a investire in progetti che, oltre che remunerativi, possano contribuire a lasciare un futuro migliore alle prossime generazioni.

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Attualmente sono state individuate due tipologie di realtà che potrebbero fare da volano a questa tecnologia e potrebbero, da subito, essere molto interessati a poterla sperimentare e adottare:
– i comuni delle isole minori che non sono connessi alla rete elettrica nazionale e che utilizzano combustibili fossili
– i tanti comuni che hanno problemi di erosione.

 

La sperimentazione in mare potrebbe avvenire sulla costa di tali comuni, in qualsiasi punto dove la profondità dei fondali è maggiore di 10m e minore di 150m, nel giro di un anno e mezzo da quando saranno trovate le risorse e gli investimenti necessari a mettere a punto progettazione e verifiche di dettaglio.

 

Queste soluzioni tecnologiche potrebbero apportare benefici ambientali ed economici . Con l’estrazione di energia dal mare e la contestuale protezione della costa dall’erosione, infatti, si utilizza una risorsa energetica rinnovabile che contribuisce a ridurre i rischi e i danni globali provocati dai combustibili fossili e dai cambiamenti climatici, ma anche quelli locali connessi all’erosione costiera. Si prevede pertanto che queste tecnologie avranno successo, sia per la crescente sensibilità di istituzioni e cittadini ai problemi ambientali globali, sia per gli effetti ed i benefici percepiti anche a livello locale.

 

 

Per saperne di più sulla produzione di energia dalle onde del mare, in Italia e nel mondo, leggi l’approfondimento in allegato: clicca qui