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15 Apr 2019

Come salvare dal ritiro sociale i “ragazzi fantasmi”

Scritto da: Sara Capurso

Prevenire il ritiro sociale di adolescenti e meno giovani che, sempre più numerosi ed in molti paesi del mondo, si isolano gradualmente fino a smettere di avere qualsiasi contatto con il mondo esterno. È questo l’obiettivo del progetto “Fuoricamera” avviato in una scuola superiore di Varese e dedicato proprio agli Hikikomori, come vengono definiti coloro che, a causa di un disagio, si allontanano per lunghi periodi dalla società.

Avete mai sentito parlare di “ritiro sociale” o di “ragazzi fantasma”? Come abbiamo spiegato in un precedente articolo, “Hikikomori” è un termine giapponese che significa “stare in disparte”, “isolarsi” ed è con questa parola che ci si riferisce ad un fenomeno che si è diffuso in Giappone ma che si sta purtroppo estendendo ad altri paesi sviluppati, compreso il nostro. Dietro queste definizioni o “etichette” però ci sono delle storie e soprattutto delle persone che stanno vivendo un disagio importante e faticoso e che spesso non viene capito o viene sottovalutato. Gli adolescenti sono i soggetti più colpiti ma la cerchia si allarga anche alle persone adulte.

 

Queste persone attuano un ritiro dalla società dalla quale non si sentono più comprese e accolte e si chiudono in casa o nella loro camera per mesi, a volte anni, senza più la voglia e la forza di uscire. Le cause possono essere molteplici: rifiuto verso la società, disturbi alimentari, una pressione percepita come insopportabile da parte di coetanei, insegnanti, genitori, e molto altro ancora. Purtroppo, questo disagio non è da subito evidente, si manifesta poco alla volta ed è quindi molto importante riuscire a prevenirlo anche attraverso campagne di sensibilizzazione e d’informazione.

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“Ci sono dei campanelli d’allarme – racconta lo psicologo Matteo Zanon – attraverso cui queste persone manifestano il loro disagio, anche se gradualmente. Preferiscono le attività che si svolgono in solitaria, che spesso comprendono videogiochi o l’utilizzo della tecnologia, e mostrano un lento disinteresse alle attività di relazione sociale. I ragazzi non vogliono più uscire con i loro amici, incontrare persone che conoscono, non hanno più interesse a frequentare contesti sportivi e inizia un calo di tono dell’umore oltre a un’ inversione del ritmo sonno- veglia”.

 

Si comincia spesso da un allontanamento dalla scuola che è il primo contesto in cui si svolgono le relazioni sociali, le assenze diventano sempre più frequenti e diventa sempre più difficile tornare alla realtà. Ad un certo punto questi ragazzi semplicemente spariscono e in pochi si domandano perché. “La scuola – continua lo psicologo – che non è per forza la causa scatenante ha però un ruolo importantissimo e può fare davvero tanto per aiutare questi ragazzi. Può diventare una risorsa enorme con l’attenzione, la comprensione e la disponibilità ad affrontare con i ragazzi questo momento delicato, supportando loro e le famiglie che non capiscono e non sanno come affrontare la situazione. I genitori infatti si sentono spesso giudicati e si vergognano”.

 

L’istituto superiore Dalla Chiesa di Sesto Calende (Varese) ha deciso di fare qualcosa di concreto ed i ragazzi hanno dimostrato fin da subito un’attenzione e un entusiasmo incredibile verso questo tema. Questa possibilità è nata grazie a un’iniziativa della cooperativa sociale L’Aquilone che ha deciso di partecipare al bando “Projet work”della camera di commercio di Varese. Grazie ai fondi stanziati, a scuole e imprese si è creata la possibilità di offrire un’esperienza innovativa di alternanza scuola – lavoro.

 

La cooperativa L’Aquilone – capofila del progetto con Michela Estrafallaces, referente per il fundraising della cooperativa B.Plano – ha proposto ai ragazzi di partecipare attivamente ad una campagna di sensibilizzazione su un progetto a loro scelta. Per saperne di più abbiamo incontrato Antonella Somma, la coordinatrice del progetto.

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“Projet work prevede il coinvolgimento dei ragazzi seguiti da un team di adulti per la raccolta di fondi. Quando abbiamo presentato ai ragazzi i vari temi si sono mostrati fin da subito molto sensibili e interessati agli Hikikomori e hanno deciso di lavorare per questo progetto specifico. I ragazzi si sono impegnati fin da subito con tanta energia, entusiasmo e creatività”.

 

“Fuori camera” è il progetto con cui, se verrà raggiunto il budget prefissato di 1000 euro, L’Aquilone riuscirà a realizzare un cortometraggio sul tema del ritiro sociale con il supporto di videomaker professionisti e coinvolgendo i ragazzi che potranno raccontare ciò che spesso vivono da molto vicino osservando i loro coetanei. Partecipare a questo progetto ha rappresentato anche un’occasione per rendere gli adolescenti più consapevoli in merito all’utilizzo di una comunicazione più costruttiva attraverso il web e i social media.

 

I ragazzi hanno anche partecipato attivamente all’idea pensando a chi rivolgersi e come raggiungere il budget. Hanno così trovato due modi: una staffetta all’interno della scuola coinvolgendo quindi i loro coetanei ed una pulizia delle macchine degli adulti che gravitano intorno al mondo della scuola (professori, bidelli, insegnanti, studenti dell’ultimo anno). Queste due attività saranno svolte in cambio di una donazione che servirà a finanziare il progetto.

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Mentre i ragazzi promuovono queste attività, all’interno e all’esterno della scuola stanno già dando un grande contributo parlando, spiegando e sensibilizzando le persone su questo tema. Lo scorso 8 aprile la cooperativa l’Aquilone ha organizzato un aperitivo invitando differenti soggetti del territorio (imprenditori, giornalisti, assistenti sociali, un insieme dei comuni) per informarli del progetto e confrontarsi con loro su possibili azioni che la società o il privato possono mettere in atto per prevenire e affrontare questo problema sociale.

 

La partecipazione è stata molta e sono nate moltissime idee ma soprattutto, fin da subito, c’è stata un’enorme disponibilità per creare questo evento. In merito a questo Antonella ci ha tenuto molto a ringraziare il ristorante “Tre Re” di Sesto Calende che, come azienda ha contribuito a offrire la sala e l’aperitivo permettendo così un’ottima riuscita dell’evento. Se il budget raccolto dai ragazzi dovesse superare i 1000 euro prefissati, i fondi verranno utilizzati per dare spazio alle idee nate durante l’evento. Il 17 Aprile i ragazzi svolgeranno le due attività mentre su “Rete del dono” si può già donare per il progetto “Fuori camera”.

 

C’è una grande esigenza di formazione e informazione in merito ad un argomento che potrebbe toccare da vicino molti di noi. Esiste già una rete di persone che prestano aiuto e supporto e alcune aziende si stanno già attivando per migliorare il benessere dei propri dipendenti durante le ore di lavoro.

 

Molte persone non hanno la forza di reggere alla pressione della società odierna sempre più competitiva e vorrebbero essere considerate semplicemente per quello che sono e non in base agli obiettivi che riescono o meno a raggiungere. Da parte nostra possiamo dare un grande aiuto, spesso inconsapevole, assumendo un atteggiamento più comprensivo e non giudicante e comprendendo che il ritiro sociale nasconde una grande richiesta di aiuto che spesso non viene compresa in tempo.

 

 

#IoNonMiRassegno 13/12/2019

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