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27 Giu 2019

Giacomo Castana: un giardiniere in viaggio tra uomini e piante – Io faccio così #252

Un viaggio e un’indagine collettiva sulle relazioni tra uomini e piante per valorizzare la cultura botanica e invitare a guardare il mondo da un’altra angolazione. È questo il senso di “Prospettive Vegetali”, il progetto lanciato dal giovane giardiniere Giacomo Castana che da quasi un anno sta girando l’Italia dando voce ai custodi del Pianeta.

“Nel mondo ci sono ancora centinaia e centinaia di custodi della biodiversità del Pianeta, ma spesso la maggior parte delle persone non li conosce. Se tutte queste persone raccontassero ciò che fanno già da parecchi anni vivremmo nel mondo che sogniamo”. È da questo presupposto che nasce il progetto del giovane giardiniere Giacomo Castana “Prospettive Vegetali”, un viaggio e un’indagine collettiva sulle relazioni attuali tra uomini e piante.

“Il 2018 è stato l’anno che mi ha confermato che uomini e piante non possono vivere separati. Un anno che ha visto nascere Prospettive Vegetali, un progetto libero che vuole alzare il volume di chiunque abbia a cuore la cultura botanica o ci si voglia avvicinare. Un progetto nato per crescere ed evolversi man mano che questa cultura si affermerà nel nostro paese”, ci spiega Giacomo quando lo incontriamo nell’incantevole Giardino degli Aranci a Roma.

È iniziato il 24 agosto 2018 il viaggio del ventisettenne di Varese che in questi mesi ha raccolto centinaia di interviste e realizzato decine di reportage percorrendo migliaia di chilometri con la sua Fiat Brava del ’98. È stato in Sardegna, Sicilia, Lazio, Campania, Liguria, Val d’Aosta, Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna.

Il viaggio ed il documentario che ne seguirà rappresentano la formula scelta per avvicinare quante più persone possibili alla natura, attraverso l’incontro e le interviste a coloro che lavorano tutti i giorni con le piante e contribuiscono a valorizzare la cultura botanica del nostro Paese.

Tra le persone incontrate sino a questo momento da Giacomo vi sono: Nunzio Longhitano dell’Orto botanico di Catania, Peppe Arena di Bio Casa Mia – Eco bottega errante, Alessandro Di Donna ed Enrico Sartori di Cascinet, Eva Polare di Sementi Indipendenti ed Onorio Belussi, che seguendo i criteri della permacultura ha creato ad Adro (Brescia) la food forest che ha appena compiuto 30 anni.

“A muovermi verso questo progetto – dice Giacomo – è stato il desiderio di evolvere la mia figura professionale di giardiniere e garden designer studiando in maniera mirata ed itinerante una materia speciale: l’Etnobotanica, madre di tutte le scienze”.

“Da quando le osservo le piante mi hanno sempre suggerito quale strategia adottare senza rinunciare all’ istinto. Le piante – spiega – offrono ottimi spunti per prendere decisioni anche nella nostra società, come confermano studi decennali condotti da autorevoli esperti. Tra questi il neurobiologo Stefano Mancuso che offre un’interessante riflessione sul ruolo delle piante in questo momento storico. Secondo Mancuso le piante stanno svolgendo oggi un ruolo molto simile a quello dei genitori quando si accorgono che i propri figli non sono in grado di sopravvivere: così le piante stanno cercando di ‘salvarci’, dandoci degli ottimi suggerimenti su come comportarci”.

Giacomo è stato anche tra i promotori della mobilitazione dei giovani attivisti per il clima nella sua città, dando vita al gruppo Fridays for Future Varese. In occasione del primo sciopero mondiale del 15 marzo ha invitato le ragazze ed i ragazzi a scendere in piazza portando con loro una pianta, per esprimere l’importanza della nostra connessione con il mondo vegetale e invitare a guardare il mondo da un’altra angolazione.

A quella giornata hanno fatto seguito tante altre iniziative organizzate a livello locale per sensibilizzare le persone ad impegnarsi concretamente e in prima persona per far fronte all’emergenza climatica in atto. Qualche settimana fa, ad esempio, è stata organizzata una raccolta dei rifiuti nella zona di Viale Belforte.

Intervista: Alessandra Profilio e Paolo Cignini
Riprese intervista e montaggio: Paolo Cignini