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20 Nov 2019

Andrea Zelio, il pittore e narratore che porta l’arte nei centri di salute mentale

Scritto da: Alessandra Profilio

Portare l’arte nei centri di salute mentale per promuovere il benessere e la socializzazione delle persone con disturbi e contribuire ad accorciare la distanza tra i pazienti ed il mondo “normale”. Questo l’obiettivo dei laboratori terapeutici ricreativi curati dal maestro Andrea Zelio e del progetto Carta Storie lanciato a San Donà di Piave, in Veneto.

Andrea Zelio è un artista che coniuga nella sua attività pittura e narrazione: ha realizzato opere pittoriche utilizzando svariate tecniche e, al contempo, ha pubblicato circa dodici libri di narrativa per ragazzi, nella duplice veste di autore di testi e immagini. Ha condotto una serie di laboratori creativi nelle scuole e da circa quindici anni collabora con il Centro di Salute Mentale dell’Auslss4 di San Donà di Piave dove conduce un laboratorio terapeutico ricreativo da cui ha poi preso vita “Carta Storie”, un progetto che mira a valorizzare le espressioni artistiche dei pazienti creando un circolo virtuoso che coinvolge le realtà del territori.

«All’interno di questi laboratori – mi racconta Andrea Zelio – ho portato ciò che è il mio territorio di competenza, e quindi l’abilità pittorica e la narrativa. Ai pazienti racconto così delle storie che loro traducono in disegni. Da una parte ci sono dunque le parole e le emozioni, dall’altra la loro espressione, ovvero le immagini. Come il capitano di una nave guido questo gruppo di uomini e donne che si trovano lì per varie condizioni che rientrano nell’accezione di “malattia mentale”, dai disturbi più gravi ai più lievi. Hanno varie età, a partire dai 25 anni in su. Io ho a che fare soprattutto con adulti, anche giovani ma non giovanissimi».

«Prima – continua Zelio – i prodotti realizzati durante i laboratori venivano conservati e basta, non avevano nessun percorso all’esterno. Ad un certo punto con alcuni amici ci siamo chiesti come condividere con il resto della comunità questi lavori». È nato cosi il progetto Carta Storie che consiste nell’utilizzare i disegni dei pazienti, creati a partire dalle storie raccontate dall’artista, per realizzare una carta regalo che poi viene utilizzata dai commercianti nel periodo natalizio. Vengono create anche shopper per i negozianti e dei calendari. Ogni anno viene organizzato un evento con uno spettacolo e la presentazione del progetto. Quest’anno l’appuntamento è il 24 novembre.

«Questi prodotti – spiega Zelio – escono così dai laboratori e iniziano a contaminare la vita comunitaria ed il tessuto produttivo. Quest’anno abbiamo avuto rapporti con circa cento soggetti tra sponsor, negozi, attività, grafici ed enti pubblici. Tantissimi soggetti sono così entrati in relazione tra loro per la realizzazione di questo progetto. A nostro avviso si tratta di un grande traguardo!».

L’obiettivo, infatti, è anche quello di contribuire ad accorciare la distanza tra le persone con disturbi mentali ed il resto della popolazione facendo sì che chi ha intrapreso un percorso di cura dentro questi centri possa partecipare in maniera attiva all vita civile. «Una volta si parlava di matti ed esistevano dei “recinti fisici”. Poi i mondi hanno iniziato a mescolarsi dopo la legge Basaglia ma ancora si avverte la necessità di superare lo stigma sociale nei confronti della malattia mentale. È ciò che vogliamo contribuire a fare con il nostro progetto: abbattere quei “recinti” non più fisici ma che ancora esistono».

C’è però un altro aspetto molto importante che riguarda il potere benefico dell’arte. «Noto che i pazienti dopo un po’ di tempo dall’inizio dei laboratori cominciano a manifestare motivazione, tenacia e fiducia, che all’inizio non hanno. Con il tempo si sentono poi responsabili dei lavori che realizzano e comprendono che questi hanno una loro importanza. Ci sono ovviamente delle difficoltà ma tutto ciò è assolutamente significativo per la vita di queste persone.

Inoltre, l’arte è libertà. «L’espressione artistica permette di tirar fuori ciò che si ha all’interno generando un grande senso di libertà, appagamento e di appartenenza ad un insieme. Tutto questo fa bene e perciò noi, tutti, cerchiamo l’arte nella nostra vita: in un film, un dipinto, un libro o una canzone».

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