Informarsi
conoscere
agire

italia che cambia
18 Nov 2020

Il mestiere del rigeneratore urbano: quando l’innovazione sociale incontra gli spazi della città

Scritto da: Paolo Cignini

Esplorare e dare visibilità ai percorsi e ai profili di chi concretamente pratica la rigenerazione urbana con una prospettiva di innovazione sociale in Italia. Questo l'obiettivo della ricerca “WHO RU - Rigeneratore Urbano Cercasi” appoggiata da Italia che Cambia e avviata per delineare e valorizzare una figura professionale emergente poliedrica e sempre più centrale nei processi di riqualificazione e riutilizzo dei luoghi.

Una delle figure più affascinanti e forse meno delineate in assoluto è quella del Rigeneratore Urbano. Chi è e di cosa si occupa esattamente? Oggi più che mai la domanda ha senso, dato che i temi della rigenerazione urbana, dell’innovazione sociale, del ri-uso e ri-utilizzo dei luoghi e del ri-abitare gli spazi incuriosiscono sempre più persone e non solo gli addetti ai lavori.

Per meglio delineare la figura del Rigeneratore Urbano, un gruppo di diciannove studentesse e uno studente, tutte e tutti sotto i trentacinque anni, del Master U-RISE in Rigenerazione Urbana e Innovazione Sociale dello IUAV di Venezia, ha avviato un lavoro di ricerca chiamato “WHO RU – Rigeneratore Urbano Cercasi”, di cui Italia che Cambia è uno dei partner. Lo scopo è quello di coinvolgere i singoli operatori che si occupano o si sono occupati di rigenerazione urbana, per analizzarne “processi formativi, profili professionali, territori e ambiti di intervento”.

Vuoi cambiare la situazione
dell'abitare in italia?

ATTIVATI

Cos’è WhoRU? Ci presentate il vostro gruppo e come è nata l’idea?
«Siamo un gruppo plurale e diversificato di persone, provenienti da percorsi di formazione e lavoro molto diversi tra loro: frammenti di storie e percorsi individuali, non sempre lineari e appartenenti a mondi diversi.
I nostri profili accademici sono i più disparati: architettura, urbanistica, antropologia, giurisprudenza, geografia, economia, cooperazione internazionale e comunicazione.

Siamo tutt* accomunat* dalla volontà di collocarci oltre le tradizionali etichette professionali, per esplorare scenari di rigenerazione ed innovazione dell’esistente che coinvolgano le comunità in processi partecipativi atti a risignificare spazi, luoghi e beni materiali o immateriali.
Dalla Didattica a Distanza e grazie agli input del modulo del project manager Lorenzo Liguoro è nata l’idea di esplorare quali profili professionali e con quali competenze si pratica la rigenerazione urbana.
La multidisciplinarietà dei nostri percorsi ha così dato vita ad una comunità di apprendimento virtuale, aperta allo scambio continuo di idee, interessi e competenze. Comunità all’interno della quale è maturata la riflessione che ci ha accompagnato durante tutto il percorso accademico e sfociata nella domanda “WHO RU?”».

Perché avete voluto avviare una ricerca sulla figura del Rigeneratore Urbano?
«I processi di rigenerazione urbana vedono in azione profili ibridi, parte di un “ecosistema dell’innovazione sociale” molto vario, ricco di esperienze diverse tra loro, che abbiamo incontrato e imparato a conoscere.
Ad oggi non esiste una definizione univoca e condivisa di rigenerazione urbana, eppure esistono figure che operano in questo ambito da anni. Sentiamo il bisogno di contribuire all’emersione di un immaginario comune che ci aiuti a legittimare la professione, senza darne una definizione chiusa, lasciando spazio alle specificità delle esperienze.

Vorremmo instaurare un confronto con i/le RU al fine di analizzare e definire questo poliedrico profilo professionale. Siamo sicuri che esista, o debba essere identificabile, un unico profilo di Rigeneratore Urbano?».

Come si svolgerà la ricerca? Quali sono le modalità per partecipare?
«La ricerca si sviluppa nel tempo tramite la somministrazione online di quattro questionari strutturati con domande sia a risposta multipla che aperta. Ogni questionario indaga i tratti di chi oggi è attore nei processi di rigenerazione urbana ed innovazione sociale, cercando eventuali differenze e sovrapposizioni tra le professionalità ed abilità messe in campo, oltre che il grado di autoconsapevolezza del ruolo svolto.

Attraverso alcune domande di approfondimento, si tenta di indagare le possibili ragioni che motivano le persone, non solo gli addetti ai lavori, a farsi parte attiva di questi processi: cittadini attivi, volontari, funzionari, fino a coloro che ne fanno o tentano di farne un mestiere.
La ricerca è partita il 10 novembre ed è già disponibile la prima somministrazione. Di seguito il link per partecipare alla prima fase dell’ indagine.

Terminata la fase di compilazione dei questionari, il nostro compito sarà quello di analizzare i dati emersi per elaborare variegate forme di restituzione, a partire da report ed infografiche disponibili già dai primi mesi del 2021. La nostra volontà è inoltre quella di proseguire nella ricerca per produrre output innovativi a supporto del settore».

Dopo questa ricerca, quali step sono previsti e qual è l’obiettivo che vorreste raggiungere?
«Condividiamo la speranza che l’elaborazione e la restituzione possa essere un’occasione di confronto tra società civile, Pubblica Amministrazione e RU. Il nostro obiettivo è quello di contribuire a delineare una cornice di riferimento per chiunque voglia avvicinarsi a questo tema, a queste pratiche e a questi processi, fornendo una nuova chiave di lettura che renda più accessibile, comprensibile e riconosciuto questo profilo professionale.

Inoltre, la ricerca vuole essere per noi un banco di prova per fondare un ente autonomo e indipendente che si intersechi con le reti esistenti a livello nazionale e non, in quanto crediamo che la Rigenerazione Urbana sia un lavoro complesso che prevede azioni sinergiche tra diversi attori e organizzazioni».

Per partecipare e contribuire alla ricerca qui trovate tutte le informazioni.

Per restare aggiornati e diffonderla seguite WHO RU sui canali social FB e IG.

Stiamo perdendo la capacità di sognare eppure l’Italia è costellata di straordinarie esperienze di cambiamento! 
Mentre gran parte dei mass media sceglie di non mostrare i cambiamenti in atto, noi scegliamo un’informazione diversa, vera, che aiuti davvero le persone nella propria vita quotidiana. 
Chiediamo il tuo contributo per cambiare l’immaginario e quindi la realtà!

Grazie per contribuire all’Italia che Cambia

Mentre gran parte dei mass media sceglie di non mostrare i cambiamenti in atto, noi scegliamo un’informazione diversa, vera, che aiuti davvero le persone nella propria vita quotidiana.
Chiediamo il tuo contributo per cambiare l’immaginario e quindi la realtà!

Mappa

Newsletter

Visione2040

Mi piace

Italia che cambia

Sempre più persone, come te, comprendono la necessità di un giornalismo indipendente e costruttivo.
Italia che Cambia è da sempre impegnata nella diffusione di notizie che contribuiscano a costruire un nuovo immaginario sul nostro Paese, fornendo esempi concreti per la transizione verso un mondo migliore. Abbiamo scelto di mantenere le nostre notizie gratuite e disponibili per tutti, riconoscendo l’importanza che ciascuno di noi abbia accesso a un giornalismo accurato e costruttivo.

Il contributo di ogni lettore, piccolo o grande, ha grande valore ed è essenziale per proteggere l’editoria indipendente.

Se ne hai la possibilità contribuisci a Italia che Cambia oggi anche con un piccolo contributo.

Il contributo di ogni lettore, piccolo o grande, ha grande valore ed è essenziale per proteggere l’editoria indipendente.

Contribuisci

Sgomberato il Cinema Palazzo! – Io Non Mi Rassegno #262

|

Il sogno di due giovani del Casentino diventa esempio virtuoso per le acquacolture nel mondo

|

L’aranceto di La Spezia che valorizza una tradizione dimenticata

|

Il Piemonte propone una tassa ai colossi del web per aiutare le piccole attività

|

I soldi danno la felicità

|

I ripopolanti della Val Taverone danno vita a una nuova comunità nella natura

|

Felcerossa, la casa di paglia dove si sperimenta il vivere sostenibile in autosufficienza – Io faccio così #308

|

Come potrebbero diventare l’Italia e il mondo dopo la pandemia?