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25 Feb 2021

Nel respiro del creato

Diamo il via a una serie di approfondimenti dedicati alla Spiritualità del Creato, una proposta che, partendo dalla teologia di Matthew Fox, unisce diverse tradizioni spirituali sia occidentali che orientali per rivolgersi a chiunque oggi sia in ricerca, apertura e rinnovamento. In questo primo appuntamento introduciamo i temi trattati dal teologo americano, in particolare quello della riconnessione con il creato.

Grazie alla preziosa collaborazione con l’equipe di Spiritualità del Creato – anticipata dall’ultima puntata di Matrix è dentro di noi in cui il nostro Daniel Tarozzi ha dialogato con Gianluigi Gugliermetto – lanciamo questo nuovo ciclo di approfondimenti attraverso il quale ci addentreremo in tematiche profonde, sconosciute a molti ma fondamentali per avviare un percorso di riconnessione con noi stessi e con il mondo, tangibile e intangibile, in cui viviamo. Iniziamo col chiarire il significato dei due termini: spiritualità e creato.

Innanzitutto “spiritualità”. Scrive Matthew Fox: “La spiritualità è un sentiero pieno di vita. Essere spirituali è essere vivi, è respirare a fondo. La spiritualità non ci rende ultramondani; ci rende pienamente vivi” (Matthew Fox, La Spiritualità del Creato. Manuale di mistica ribelle, Gabrielli Editori, 2016). La spiritualità è quindi un cammino grazie al quale ci immergiamo sempre più profondamente nella vita, assaporandola fino in fondo; per dirla con un’altra espressione foxiana, ci radichiamo come un albero nel terreno dell’esistenza: “È il processo per mezzo del quale diventiamo vivi, ci radichiamo nella vita” (M. Fox, Preghiera. Una risposta radicale all’esistenza, Gabrielli Editori, 2014).

Matthew Fox

Da qui viene un primo invito a chiunque voglia intraprendere un percorso spirituale: “Amate la vita con tutta la vostra forza e la vostra energia, crescendo giorno per giorno nell’apprezzamento delle gioie della vita” (ibidem). Infatti “il piacere è una delle esperienze spirituali più profonde” (Matthew Fox, In principio era la gioia. Original Blessing, Fazi Editore, 2011).

L’altro termine su cui fare chiarezza è “creato”. Parola che indica “tutti i nostri parenti” come dicono i Lakota. Questo significa tutti gli esseri: le galassie rotanti e i soli, i buchi neri e i microorganismi, gli alberi e le stelle, i pesci e le balene, i lupi e i delfini, i fiori e le rocce, la lava fusa e la neve che troneggia sulla cima dei monti, i figli che mettiamo alla luce e i loro figli, e i loro figli, e i loro figli” (Matthew Fox, La Spiritualità del Creato, op. cit.). Il creato siamo noi assieme a tutto quello che è esistito, che esiste ed esisterà. In questa luce possiamo dire che il creato è relazione, interconnessione.

Quindi, la spiritualità del creato non riguarda “l’essere umano separato” da tutto il resto, come se solo l’uomo avesse uno spirito; anzi, al contrario, ci invita ad allargare la nostra attenzione dall’uomo al cosmo, da noi stessi all’intero universo, con la consapevolezza che siamo noi ad essere immersi dentro l’anima del cosmo. Ci invita, dunque, a immergerci nel respiro cosmico del creato.

Il cosmo, l’Universo, esistono da moltissimo tempo prima della comparsa della specie homo sapiens sulla Terra. Non siamo noi che custodiamo, o peggio ancora dominiamo, il creato. È l’Universo che ci ospita e accoglie. Noi siamo frutto dell’Universo, che in miliardi di anni ha creato, attraverso la sua espansione, esplosioni di galassie, rimescolamenti e ribollimenti cosmici, prima il sistema solare; poi, all’interno di esso, il pianeta Terra; e infine, su questo tutte le condizioni indispensabili affinché, migliaia e migliaia di anni dopo, potesse comparire la vita; tra cui ci siamo anche noi. Una vera strabiliante meraviglia!

In questo senso Matthew Fox afferma che il creato è ciò che risveglia i mistici. Ciascun essere umano è chiamato ad essere mistico; a contemplare, cioè, con stupore le bellezze del creato e immergersi nel suo respiro cosmico. Solo se riportiamo al centro della spiritualità la meraviglia e lo stupore, smetteremo di sfruttare e distruggere l’ambiente che ci ospita. Il rispetto del creato, nella Spiritualità del Creato, non è tanto un impegno etico o un comandamento da rispettare. È, piuttosto, uno stile di vita che sorge spontaneamente dalla consapevolezza di essere ospiti della Terra, interconnessi con tutti gli esseri. È entrare in sintonia con l’armonia del tutto e con le leggi cosmiche.

Prima di chiudere vogliamo precisare che la Spiritualità del Creato non è un approccio naif, superficiale, ingenuo. Al contrario chiede un profondo lavoro di scavo interiore per liberarsi da quelle incrostazioni che impediscono al respiro cosmico di respirare in noi, per ritornare ad armonizzarci con la danza del creato. È un percorso che dura tutta una vita e, come una spirale, si snoda continuamente in 4 fasi (quelle che Fox, con un termine latino, chiama viae). Un sentiero che parte dalla meraviglia e dallo stupore, per poi scavare e lasciarsi scavare dentro dal silenzio e dal dolore, al fine di liberare quella creatività vitale che, allineata all’origine, può generare un mondo nuovo dove regni la giustizia erotica. Giustizia che per Fox non ha niente a che vedere con lo sforzo etico; ma riguarda, piuttosto, l’unirsi della specie umana alla danza appassionata del creato nella sua ricerca di equilibrio (Matthew Fox, La Spiritualità del Creato, op. cit.).

Per concludere, possiamo quindi dire che, per la Spiritualità del Creato, essere spirituali significa immergersi nel respiro cosmico e, lasciando andare ogni attaccamento, permettersi di essere, semplicemente essere, così che la vita respiri in noi.

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