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30 Mar 2021

Arte Migrante: davanti all’espressione artistica siamo tutti uguali

Scritto da: Maria Desiderio

Abbattere le barriere, favorire il non giudizio e la libertà d'espressione, eliminare la distinzione fra pubblico e performer, portare l'arte nelle strade. Sono questi alcuni degli obiettivi di Arte Migrante, rete internazionale il cui gruppo padovano sta dando un contributo interessante alla riqualificazione del difficile Quartiere Stazione, oggetto del bando La Città delle Idee 2020-2021, di cui Italia Che Cambia racconta i protagonisti.

Praticare l’inclusione attraverso l’arte. È questa l’idea diffusa dalla rete Arte Migrante, nata nel 2012 a Bologna dall’iniziativa di un giovane studente di antropologia Tommaso Carturan e diffusasi poi in molte altre città d’Italia e non solo: ad oggi conta trentaquattro gruppi sparsi per il mondo.

Nel 2017 si è formato il nucleo padovano, che ha deciso di non formalizzarsi in associazione ritenendo l’informalità il modello più aderente alla sua conformazione e natura. «Tra le caratteristiche che ci contraddistinguono – spiega Stephan, membro di Arte Migrante Padova – c’è la nostra composizione: siamo infatti per la maggior parte studenti, quindi per conformazione tendiamo ad andare e venire, c’è sempre un grande ricambio di persone. Ma ci appartiene anche la prerogativa di di essere itineranti e questo ci ha permesso di fare esperienza concreta del tessuto urbano con estrema libertà».

La principale attività di Arte Migrante è quella di proporre eventi culturali aperti a tutte e tutti. Il gruppo lo fa con una modalità particolare che ne determina anche il potenziale emotivo. Le iniziative si dividono infatti in due momenti: il primo è quello conviviale, in cui ognuno porta qualcosa da mangiare e da condividere con gli altri; in questo modo si rompe il ghiaccio e ci si accoglie a vicenda attraverso il mangiare insieme.

A questo segue una seconda fase, che è anche il fulcro dell’azione, ovvero il cerchio di condivisione in cui si è liberi – se lo si desidera – di condividere una qualsiasi forma espressiva, verbale e non verbale, partendo dal presupposto che lo scopo del cerchio è proprio quella di garantire una libertà d’espressione totale. Nessuno viene giudicato, ma solo ascoltato e viene meno la dicotomia attore-spettatore perché tutti partecipano con le modalità che preferiscono alla costruzione di un’esperienza artistica viva che si muove e respira tra le strade della città.

Chi prende parte a queste iniziative sono spesso studenti, migranti, richiedenti asilo, e persone senza dimora. «Conosciamo abbastanza bene il quartiere Stazione – prosegue Stephan –, abbiamo organizzato un incontro durante l’estate del 2019 che è stato molto bello e partecipato, l’impatto è stato forte. Ci siamo messi proprio accanto alla stazione, dove c’è un maggiore passaggio di persone ed è stato anche strano perché all’inizio non tutti capivano cosa stesse accadendo, molti si avvicinavano ma non entravano nel cerchio, avevano paura di mettersi in gioco o forse avevano il timore di cambiare idea rispetto a certi stereotipi sui senza dimora e sui migranti che purtroppo a Padova sono abbastanza pervasivi».

L’arte ha già di per sé un forte potenziale comunicativo e usarla come strumento di liberazione e conoscenza può aprire infinite porte. Coinvolgere in questo processo chi vive in condizioni di marginalità estrema può capovolgere una narrazione decostruendo dal basso razzismi e pregiudizi. L’intero quartiere Stazione da questo punto di vista è un enorme scena a cielo aperto tutta da esplorare e da costruire.

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