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16 Mar 2021

Circolo Nadir: decostruiamo l’immaginario per dare un volto nuovo alla città

Scritto da: Maria Desiderio

Un nome esotico ed evocativo per un progetto che affonda saldamente le proprie radici nella realtà urbana, in uno dei quartieri più difficili della città di Padova. Bellissimo esempio di come mutualismo e lavoro in rete possano davvero ribaltare la prospettiva e generare un cambiamento concreto, il circolo Nadir è protagonista del terzo approfondimento curato da Italia Che Cambia sulle realtà impegnate nel lavoro sostenuto dal bando La Città delle Idee 2020-2021, di cui dell’associazione culturale Tech Station è capofila.

In astronomia il Nadir è il punto più basso della sfera celeste, l’esatto opposto dello Zenit, ma è anche un nome proprio di origine araba-persiana e vuol dire raro, prezioso. Entrambi questi significati si addicono all’essenza del circolo Nadir di Padova.

L’idea è nata nel 2016 da un gruppo di persone, tutte impegnate in università e nell’avviamento lavorativo, che avevano già in precedenza praticato forme di volontariato e attivismo in diversi ambiti: «Eravamo un nucleo molto eterogeneo per competenze e percorsi – raccontano –, ma tutti condividevamo l’esigenza singola e collettiva di confrontarci sulla mancanza in città di luoghi di aggregazione svincolati da logiche di consumo. Abbiamo attivato un percorso assembleare per dare forma al progetto, la scommessa era quella di aggregare le persone in base a tre vocazioni principali».

Per prima cosa l’innovazione culturale basata sulla libertà di espressione: «Ci interessava offrire un luogo che fosse sia di fruizione che di elaborazione e produzione culturale. Per noi fin dal principio è sempre stato fondamentale il metodo: al processo democratico e orizzontale di decisione abbiamo unito pratiche di mutualismo, attivando una scuola di italiano per migranti e uno sportello di aiuto per la compilazione del curriculum».

Inoltre, l’aggregazione sociale: «Volevamo dar vita a uno spazio di confronto ed espressione il più ampio possibile, basato sul riconoscimento, l’accoglienza dell’altro, e lo scambio libero di idee e percorsi». Il circolo Nadir, nasce quindi come un vero e proprio incubatore culturale e sociale. La decisione di aprire questa fucina di idee e di pratiche in piazza Gasparotto è perfettamente in linea con i presupposti di base. Proprio in uno spazio urbano così particolare e ricco di contraddizioni era importante attivare un presidio che fosse anche un osservatorio, una finestra aperta sulle criticità e le dinamiche della piazza».

Con questo spirito di innovazione il circolo Nadir – dopo una co-progettazione sullo spazio, che è stato restaurato grazie a un mutuo acceso con Banca Etica – muove i suoi primi passi nel quartiere Stazione, dando vita a una programmazione culturale continua che spazia dalla musica jazz all’underground, ma anche a sperimentazioni teatrali tra cui la stand up e la Slam Poetry: «Ci sono gruppi che sono nati tra le mura del Nadir e questo ci ha dato la conferma che avevamo preso la direzione giusta».

Il Nadir è fatto dalle persone che vi partecipano e questo negli anni ha favorito un grande ricambio di anime, che hanno attraversato lo spazio con modalità e intensità diverse portando di volta in volta il proprio contributo, mettendo a disposizione le proprie competenze e ricevendo sempre in cambio la contaminazione e la formazione su più livelli, in cui la diversità è sempre stata considerata un processo naturale.

La sostenibilità dello spazio è stata garantita esclusivamente dai soci – il Nadir è un circolo Arci, che si sostiene su base volontaria – che hanno permesso sia di sostenere le spese fisse, sia di pagare gli artisti che si sono esibiti su questo palco sperimentale. Un luogo frequentato e vissuto principalmente da giovani, ma non solo: «Negli anni abbiamo sperimentato pratiche diverse per coinvolgere gli abitanti della zona, come ad esempio un percorso di esplorazione del quartiere pensato per i migranti e laboratori per bambini, oltre all’organizzazione dello Yucca Fest, una festa di quartiere con l’obiettivo di animare la piazza durante il periodo estivo».

Il percorso del circolo Nadir, così come quello delle altre realtà della piazza, si è scontrato però con una narrazione tossica che dipinge il quartiere Stazione e soprattutto piazza Gasparotto come un luogo ad alto rischio, in cui le persone possono trovarsi in situazioni di pericolo soprattutto di sera. Questa percezione distorta rende difficile un reale processo di integrazione ed è dovuta a molti fattori, tra cui l’insufficienza di un’assistenza adeguata verso le persone in condizioni di marginalità e una mancata visione dei reali bisogni del quartiere. 

«Ci siamo resi conto – concludono i volontari – che per decostruire questa visione diffusa era necessario ragionare in rete con le altre realtà del quartiere e della piazza e non limitarsi a collaborazioni contingenti e puntuali; anche per questo l’idea dell’associazione di piazza e il progetto di Ascolti di Comunità sono state le naturali evoluzioni del nostro percorso».

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