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31 Mar 2021

Ecco perché la didattica a distanza non può essere una soluzione

In Italia il divario digitale è tale da rendere il ricorso alla DAD non un'alternativa efficace alla didattica in presenza, ma uno strumento di ulteriore penalizzazione per migliaia di studenti e per le loro famiglie. Le conseguenze di questo "buco nero" in cui il diritto all'istruzione sembra non essere garantito rischiano di durare per anni.

Venerdì 26 marzo in decine di città italiane insegnanti, genitori e alunni sono scesi in piazza per protestare contro la DAD e chiedere la riapertura di tutte le scuole e le università. Il premier Draghi ha annunciato che dopo Pasqua nelle zone rosse ripartirà la didattica in presenza per le scuole d’infanzia, le scuole elementari e la prima media (secondo le vecchie denominazioni). Tuttavia ciascuna regione avrà il potere di chiudere nuovamente questi ordini di scuole nel caso in cui i dati dovessero peggiorare.

Negli ultimi mesi la didattica a distanza è stata utilizzata come foglia di fico per nascondere i gravi problemi strutturali del sistema scolastico italiano, che l’emergenza covid ha solo evidenziato con forza, rendendo al tempo stesso chiara a tutti la scarsa considerazione di cui l’istruzione gode nella scala delle priorità dell’agenda politica del nostro Paese.

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Eppure, il ricorso alla tecnologia per fare lezione si scontra con una serie di problematiche anche molto gravi. Pur senza considerare le conseguenze in termini di capacità relazionali e sociali, equilibrio psicofisico ed effettivo apprendimento, esistono criticità strutturali che minano alla base l’efficacia della DAD.

In Italia infatti, più di una famiglia su quattro – il 25,3% per l’esattezza – non dispone di un accesso Internet a banda larga in grado di supportare massicci flussi di dati e collegamenti audio video necessari alla DAD. È quanto emerge dall’analisi dell’Unione europea delle cooperative effettuata sulla base dei dati Istat in riferimento alle mobilitazioni in 60 città per lo sciopero nazionale della scuola contro la Didattica a Distanza da parte di studenti e docenti, per chiedere la riapertura in presenza di tutti gli istituti scolastici, dal nido all’università.

Le regole di distanziamento e le precauzioni per limitare il diffondersi del contagio hanno comportato uno stravolgimento globale della scuola fra turni di ingresso, rimodulazione degli spazi e delle lezioni. Con l’emergenza covid è esplosa la didattica a distanza che si scontra però con il divario digitale che colpisce di più le regioni del sud, dalla Sicilia alla Calabria, dalla Basilicata al Molise fino alla Puglia dove in media una casa su tre non dispone di un collegamento internet in grado di supportare grandi flussi di dati.
 
Il diritto all’istruzione, oltre a essere costituzionalmente tutelato, è anche il presupposto per la costruzione del futuro delle nuove generazioni, soprattutto in un momento delicato come quello attuale. Le conseguenze dell’emergenza covid infatti, hanno già provocato una drammatica crisi economica e l’impatto della pandemia sulle lezioni e sui cicli di apprendimento degli studenti rischia di costare al Paese uno svantaggio competitivo importante e a lungo termine con il resto del mondo.

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