6 Apr 2021

“La Strada Giusta”: la tutela legale è un diritto di tutti

Scritto da: Maria Desiderio

Da diversi anni esiste a Padova un'associazione di avvocati e volontari che sostiene gli ultimi, garantendo supporto legale anche a chi solitamente non riesce ad averlo a causa di discriminazioni sociali e limitazioni economiche. Anche La Strada Giusta – questo è il nome dell'associazione – è fra i protagonisti del progetto di riqualificazione del quartiere Stazione, che Italia Che Cambia sta raccontando passo dopo passo.

Era il 2007 quando a Padova si creò la prima composizione informale di quello che oggi, dopo più di quindici anni di attività sul territorio cittadino e non solo, è conosciuto come La Strada Giusta. Si tratta di un’esperienza nata per seguire la scia del progetto Avvocato di Strada, attivato a Bologna già alla fine degli anni 2000. Un altro fattore scatenante fu la necessità condivisa da un gruppo di avvocati e da alcuni volontari di riproporre questo modello come sportello dislocato con una propria identità territoriale, come stava avvenendo in tante altre parti d’Italia.

La visione della Strada Giusta – costituitasi formalmente nel 2013 a seguito di un lungo processo di incubazione, analisi e lavoro sul campo – è semplice ma tutt’altro che scontata. L’idea di fondo è che alla base di una società più equa ci debba essere tra i pilastri la possibilità di mettere chiunque nelle condizioni di poter difendere i propri diritti, indipendentemente dalla propria provenienza e condizione socio economica. Niente di più chiaro. Eppure sappiamo bene quanto la realtà sia distante da questo principio e quanto contino a volte la provenienza e l’estrazione sociale. Per questo il lavoro e le pratiche messe in campo in tutti questi anni facendo fronte a momenti difficili e tanto lavoro volontario sono un bagaglio importante per la città di Padova.

la strada giusta 1

L’associazione padovana ad oggi può contare sul lavoro e sulla collaborazione di circa trenta avvocati che gestiscono oltre duecento casi l’anno e sull’impegno di volontari, che coordinano le attività. Dopo molte sperimentazioni che hanno interessato non solo la città di Padova, ma anche la provincia, l’attività de La Strada Giusta si è concentrata sul contesto urbano con due sportelli fissi, uno dei quali “ospite” presso le cucine popolari nel quartiere Stazione.

«Il servizio di supporto legale è indirizzato a tutte le persone che si trovano in una situazione di difficoltà economica ed emarginazione sociale», ci racconta Andrea, che coordina il gruppo dal 2009, sottolineando come l’assistenza legale, seppur indispensabile, sia solo un primo passo verso un percorso di emancipazione che per essere realmente efficace necessita di un forte coordinamento tra i diversi servizi, oltre che di una visione condivisa delle problematiche di sistema da affrontare.

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Spesso il primo scoglio è l’accesso ad alcuni diritti fondamentali – come quello di avere garantiti documenti, assistenza sanitaria e sociale – o alla possibilità di usufruire in caso di forte indigenza delle strutture di accoglienza attivate sul territorio. Tuttavia, per rendere possibile un percorso di emancipazione e di autonomia è necessario che vi sia sinergia tra mondo del volontariato e del sociale e istituzione pubblica; per questo La Strada Giusta collabora con la rete dell’unità di strada e partecipa al tavolo Inclusione promosso dall’assessorato alle politiche sociali.

Disagio, emarginazione, degrado. Sono queste le etichette che spesso compaiono scritte in grassetto sui quotidiani locali per descrivere l’habitat del quartiere Stazione; etichette che hanno contribuito ad aumentare massicciamente la presenza delle forze dell’ordine ottenendo un semplice spostamento di questi fenomeni, che non sono diversi da quelli di tutte le stazioni e dei luoghi di passaggio del mondo.

la strada giusta 2

Diversi sono invece i metodi che vengono scelti per contrastarli: La Strada Giusta è convinta ad esempio di quanto sia importante rifiutare il concetto e la pratica dell’assistenzialismo puro, deleterio se si vuole attivare percorsi di emancipazione. Allo stesso modo, è auspicabile riuscire a incrementare la comunicazione della rete già presente nel quartiere, sia esternamente – quindi verso gli utenti – sia internamente, aumentando i momenti di confronto e di elaborazione di metodi e analisi condivise.

«Durante la pandemia di covid-19 abbiamo potuto continuare l’attività di supporto legale utilizzando la pratica dei video colloqui con i nostri utenti. Anche se siamo convinti che nessuna tecnologia potrà sostituirsi alla conoscenza tra esseri umani – per capire chi si ha di fronte bisogna guardarsi negli occhi, ma non attraverso uno schermo – in questo caso il supporto tecnologico è venuto in soccorso dell’azione pratica. Questo ci ha permesso di continuare a riunirci online per mantenere attivo il coordinamento interno.

Detto questo, circa la metà dei nostri utenti non ha un accesso diretto al digitale; sarebbe quindi opportuna una riflessione su come renderlo più democratico e raggiungibile, soprattutto considerati gli stravolgimenti che questa pandemia ci sta costringendo a vivere».

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