31 Ago 2021

Ricominciare tutto di nuovo. Ecco perché dobbiamo essere grati per ogni “prima volta”

Scritto da: Brunella Bonetti

Possono esserci momenti nella vita in cui siamo costretti a ricominciare tutto da capo. E così si possono sperimentare nuovamente le gioie e i dolori della prima volta, dal primo giro in bicicletta alla prima pagina di un racconto scritto con passione. Nella settima puntata della sua storia, BB ci racconta le sue seconde prime volte, spiegando perché dobbiamo considerare un prezioso dono ciascuna di esse.

Mi sembra di essermi svegliata da un sonno lunghissimo. Un sogno lungo più di un anno. Un sogno pazzesco e un incubo meraviglioso. E così, come dopo ogni sogno pazzesco, il risveglio è ancora più assurdo. Sconvolgente. Da una parte, è bellissimo svegliarsi, perché sai che sia stato solo un sogno. D’altra parte però, nonostante sia finito, resta sempre una fastidiosa sensazione addosso. Una sensazione di spiacevole angoscia”.

E questo ri-sveglio è proprio come le tue prime volte: le tue ri-volte, BB, è un ritorno a te stessa. Un viaggio lunghissimo attraverso il tempo della tua vita passata, e protesa verso un nuovo futuro tutto da costruire. Passo dopo passo. Anzi, prima volta dopo prima volta.

Farfalla

La prima volta a guidare l’auto con mio padre a fianco, maestro di scuola guida, come quindici anni prima. E la prima volta in bicicletta, sempre insieme a lui, tornato padre ancora più orgoglioso di una figlia che cresce e impara, anzi re-impara la vita. Giorno dopo giorno. Guido e pedalo ogni momento più sicura, come lo sapessi fare da sempre. E in fondo così è. Pedalo felice gareggiando con altri bambini a chi sa andare con una mano sola, mentre intorno gli adulti fanno sport seri.

La prima volta che mi sono truccata dopo più di un anno. La prima volta che, a pochi giorni dalle dimissioni dopo l’operazione risolutiva di aprile, sono tornata nella sede dell’associazione con cui collaboravo e mi sono sentita accolta in famiglia. La prima volta che ho indossato le mie tre paia di orecchini soffrendo per riaprire i buchi, ormai chiusi dopo mesi di astinenza. La prima volta che, sola, accompagnata da musica rock, sono andata fuori Roma per fare un’intervista attraversando la campagna del viterbese e, perdendomi con la mente a osservare gli alberi, ho trovato innumerevoli somiglianze tra loro e me: tutti fieri e fragili esemplari, ben radicati a terra, ma con la testa protesa al cielo, in balia del vento, del volere umano e del corso della natura.

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La prima escursione, in cui mi è stato così chiaro quanto è bello fare qualcosa per il puro piacere dell’atto in sé. Io di nuovo sui miei passi, lungo il sentiero della mia rinascita. Sentire la tensione dei muscoli, il piacere dei sensi stimolati dall’ambiente circostante e comprendere che sono proprio giornate del genere quelle per le quali vale la pena vivere. La prima volta che ho praticato di nuovo Ashtanga yoga e ho sentito il mio corpo tremendamente legnoso, ma anche così piacevolmente teso. Ogni fibra muscolare pervasa da una gioia immensa; e maggiore era la tensione dei muscoli, maggiore la sensazione di sentirmi viva, di nuovo, e concentrata sul mio “core”, il mio centro, il mio essere meditativo, sereno e determinato.

E, così, a ogni postura, non riuscire a credere al miracolo di essere in grado di potermi di nuovo tendere e contorcere il quel modo, al solo pensiero che, solamente un anno prima, ero ancora intenta a re-imparare a camminare. Certo, due anni prima potevo fare la serie completa con grande prestanza fisica”.

Ma a cosa serve rimuginare sul passato? Se c’è una cosa che hai imparato in questo lungo periodo è di guardarti i piedi e non voltarti indietro. Allora guardati adesso, BB, guarda dove sei arrivata ora. Vivi nel presente, finalmente.

La prima volta a sfogliare libri e prendere appunti seduta nel caffè di una libreria. C’è Dante che mi guarda di traverso con il suo ghigno arcigno, ma attento. Poi un giovane vestito anni ’70 che legge il Time seduto al tavolo di fronte al mio. E molti altri personaggi ancora, provenienti da molte epoche e paesi diversi. Dalla star del americano Eminem, a Boris Pasternak, ET e altri ancora. Tutti, oggi, nello stesso caffè della libreria a ispirarsi e ad ispirare. Tutti qui, dipinti alle pareti intorno a me, immersa in una pila di libri e affiancata dal mio fedele taccuino”.

Di nuovo tra i libri, miei amici di sempre, fonti d’ispirazione immensa, compagni di notti insonni, di cuccette umide, di camminate, viaggi, letti, water, di scalini e tavoli di caffè o di biblioteche sparsi per il mondo. Di nuovo tra loro e con loro, come fosse la prima volta. Di nuovo io, affamata di sapere e di esplorare. Di nuovo un caffè lungo e dolce a raffreddarsi nella tazzina sporca che, alla fine, spero, riveli fondi di speranza e rinascita. Di nuovo l’inizio di un’altra, ennesima storia. Come la prima volta. Ecco la mia prima volta più emozionante: quella passata di nuovo a scrivere. Proprio come la bambina che ero, alle elementari, quando scrissi la mia prima storia ambientata nel favoloso mondo di Topolinia. Oggi, come allora, mi ritrovo immersa nelle carte, nelle macchie di inchiostro e caffè sui fogli bianchi, improvvisamente pieni di frasi, scritte con una grafia minuscola e veloce, appunti, scarabocchi, note, asterischi e collegamenti.

macchina da scrivere prima volta

La scrittura ha sempre fatto parte della mia vita. Posso dire di aver scritto vivendo e di aver vissuto scrivendo: sempre, ovunque, comunque. Proprio come in un rituale sacro, celebrato sempre nelle stesse modalità che per me sono camminando o stando in piedi affacciata sulla finestra del mondo. Appunti veloci e criptati come formule magiche che solo io sono in grado di decifrare. Per me è camminando che nasce un’idea, quando tutti i muscoli del corpo sono rilassati e la mente si distende.

L’aria è buona e la compagnia della natura le fa eco e le ispira frasi che diventano paragrafi, ripetuti più e più volte nella mente, fino a quando, passo svelto e ballonzolante, non posso far altro che fermarmi, armata di penna e taccuino, e trascrivere il pezzo recitato a memoria. È così che sono nati tutti i miei libri editi e non, i diari foderati e intrisi dei sapori e degli odori dei paesi visitati e lì appuntati; ma anche le tesine, gli articoli, fino ai libri scritti a macchina – l’Olivetti arrugginita di mio nonno – e quelli sono cominciati e salvati sulla moderna memoria di un computer a nome de “la sindrome dei cominciamenti: una, dieci, mille storie solo cominciate, mai finite e tutte collegate!”.

Tante sono le prime volte di questa nuova vita, alcune in compagnia dei fili della tua rete, altre sola. Sola, ma sempre con BB. Con lei che tira un calcio al pallone e tenta, goffamente di palleggiare. O la prima volta a correre per un isolato con la sua cagnolina al guinzaglio – o forse lei tirata dal guinzaglio del cane. Percepire tutto il piacere e la tensione delle gambe che si alternano in modo rapido e automatico in una timida corsa. Tutto proprio come aveva previsto la fisioterapista dell’ospedale: “Basta che esci di qui e ricominci a vivere. Tutto verrà naturalmente, come lo sapessi fare da sempre”.

“Io prima ero una grande sportiva: arrampicata, bicicletta, calcio, trekking d’alta quota e ogni altro genere d’attività fisica. E ora a mala pena le mie gambe stanno dritte in piedi, senza piegarsi e crollare …”, le dicevi sempre piagnucolando. “Esci di qui e ricomincia a vivere. Sai già fare tutto e tornerai a farlo quando sarà il momento giusto. Non pensarci troppo, verrà naturalmente. Piano piano, tornerai a essere te stessa. Non preoccuparti troppo”.

Le prime volte spaventano sempre. Ma non BB, perché per lei sono prime volte note. Già sapute. Andare in bici, guidare, correre, vivere da soli e ogni altra prima volta, per lei, non è proprio come imparare a farlo da zero. Piuttosto è un re-imparare cose già sapute, ma smesse da più di un anno. Cose disabituate. E questo rende ancora più speciale il ricominciare a farle. Ancora più unica ogni prima nuova volta. Ogni nuova ri-volta!

E nella lista mai esauriente di tutte le prime volte, non possono non rientrarci tutti i primi gesti d’affetto di tutte le persone che, da sconosciuti, hanno trasformato il loro viso in volto amico. La prima volta che, in abiti civili, con la testa operata da pochi giorni, ben nascosta da un cappello, e in veste di guida dell’orto botanico, una signora mi ha fatto i “complimenti per gli occhi meravigliosi che ha, signorina. Con queste mascherine che lasciano scoperti solo gli occhi, mi piacerebbe avere due fari stupendi come i suoi”. A volte, mi rendo conto che basta una prima volta del genere a farmi dimenticare un anno di operazioni e sofferenze.

E ancora più sorprendente è stato l’interesse di tutte le persone imparate a ri-conoscere e ad apprezzare in quest’ultimo anno. La farmacista che si ricorda di me e vuole essere aggiornata, la segretaria dello studio medico che mi sorride tendendo l’ennesima ricetta. L’OSS del reparto di neurochirurgia che sa come mi piace il thè al mattino e me lo porta come fosse la colazione speciale della regina. E non sarei mai esauriente in questa lista di sconosciuti, conosciuti lungo la via. E altrettanto incompleta sarebbe quella di tutte le persone, distanti massimo sei gradi di separazione, interessate ed empatiche verso l’incredibile storia di BB e della sua rinascita.

bambino bici prima volta 1

E lungo l’incredibile vertigine della lista delle prime volte, non ci sono solo persone, ma anche animali, prima tra tutte la mia fidata cagnolina Cloe, che al solo vedermi ancora oggi si sdraia a pancia all’aria in attesa di coccole. Oppure i primi gesti, vissuti sola con BB, dalla prima alba vista levarsi dalla finestra della mia casa tra i monti sopra il lago del Turano; il primo fuoco acceso nel camino e fissato fino al suo ridursi in tiepida brace. Il gusto dei cibi prima amati, poi nauseanti o indigesti e infine di nuovo, finalmente, amati.

Le prime vittorie, le prime soddisfazioni. Quanta gioia in tutti questi primi atti, ma anche quanto senso d’impotenza. Quanto entusiasmo in tutte le prime volte della mia nuova vita, ma anche quanta paura che potessero essere le ultime. Perché la vita non è fatta solo di meravigliose prime volte, di iniziazioni o successi. È costellata di limiti fisici e mentali, di angosce, di fatiche e sconfitte che bruciano più di prima e possono fare anche molto male. E così è stato la prima volta che ho visto la mia testa reduce dall’operazione risolutiva in cui mi hanno attaccato un nuovo opercolo plastico, leggermente più piccolo del suo gemello sinistro, e puntellato da decine di punti uniti insieme a tracciare una mappa ancora insanguinata sopra il mio cranio: geografia miracolosa e dolorosa di amore e professionalità.

Perché vivere ogni prima volta da ri-nata bambina, con la mente di un’adulta, dà il vantaggio di viverle fino in fondo e saperle comunque apprezzare. Per il solo fatto di essere consapevole. Per il solo fatto di essere viva. Perciò, siate grati di tutte le prime ri-volte, anche quelle più dolorose, per il solo fatto di essere vivi e di poterle raccontare.

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