21 Giu 2022

River Tribe, il centro outdoor più grande d’Europa nel cuore del Pollino

Scritto da: Elisa Elia

River Tribe è un centro outdoor che si trova a Laino Borgo, vicino al fiume Lao, dove si possono fare esperienze di tanti tipi: dal rafting, che è il suo cuore pulsante, allo yoga, escursioni, kayak, canyoning. Tutto però ha uno scopo: riavvicinarsi alla natura (e a sé stessi) attraverso lo sport.

Cosenza, Calabria - Ci vogliono almeno un paio di ore per attraversare metà della Calabria in direzione Nord, verso il Pollino, e arrivare a Laino Borgo, ultimo Comune prima del confine con la Basilicata. È qui, a due passi dal paese, che si trova River Tribe, il centro outdoor più grande di Europa fondato da Antonio Trani, sportivo professionista, esperto di rafting e insegnante di yoga.

L’ingresso si trova proprio sul ciglio di una strada locale, ma più ci si addentra più ci si inoltra nella natura, lasciando lontani i rumori della strada per arrivare sulle sponde di un torrente a due passi dal fiume Lao, famoso in Calabria per le attività di rafting. Ad accogliermi c’è Lara De Franco, che fa parte del team e che mi conduce attraverso le varie aree del centro: una zona più conviviale da cerchio attorno al fuoco, le amache, le tende sospese e quelle a terra, il glamping, uno spazio circolare per lo yoga e una piccola spiaggia sul fiume.

Mi spiega le numerose attività che si possono fare dentro River Tribe, che si adattano ad appassionati, ma anche famiglie e gruppi di amici e che possono durare da poche ore a giornate intere. Moltissime d’estate, un po’ di meno d’inverno. Si va dal rafting al canyoning, dai giri in mountain bike allo yoga. Sono un’infinità ed è impossibile elencarle tutte, visto che stiamo parlando di un posto che è stato nominato da National Geographic centro outdoor più grande d’Europa per numero di attività.

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Ma tutto questo non è un involucro senz’anima. River Tribe vuole avvicinare le persone alla natura e lo sport in questo senso è uno strumento che permette di vivere un’esperienza intensa e spesso trasformativa. Il concetto che sta alla base di questo luogo infatti è offrire un’esperienza che appunto trasforma chi la vive.

Tutto è nato dal rafting: «Ho fatto rafting per la prima volta sul fiume Lao a 16 anni e a 21 ho fatto la mia prima esperienza all’estero, in Argentina», racconta Antonio Trani, CEO e fondatore di River Tribe. «In quel momento ho deciso che quella era la mia vita, visto che nel rafting c’era tutto quello che mi piaceva: natura, avventura e sport, ma anche il concetto del viaggio». Ogni viaggio sul fiume infatti può essere un percorso alla scoperta di territori sconosciuti, altre culture, ma anche di sé stessi, ed è un po’ questo quello che si vuole trasmettere a chi si avvicina a questo luogo.

Dal 2006 al 2017 Antonio passa la sua vita viaggiando in tutti i continenti, superando le sue paure con le prime esperienze di rafting in Argentina e arricchendosi sempre di più con viaggi in Sud America e in Asia, in posti sperduti e incontaminati. «Dopo tanti anni passati fuori ho deciso di fondare un luogo vero e concreto dove mettere tutte le mie esperienze e competenze, che erano non solo quelle di uno sportivo professionista, ma anche umane, esperienziali, antropologiche».

Antonio decide così di tornare in Calabria e stabilire qui la sua base, continuando comunque a viaggiare in alcuni periodi dell’anno. Sceglie di mettere radici nel «luogo più bello del mondo, non solo per la natura, ma anche per il cibo e il calore della gente», a Laino Borgo, il suo paese di origine. Qui per la sua attività sceglie un posto che era una discarica a cielo aperto, con amianto e rifiuti sotterrati. «Assieme ad alcuni amici fraterni e alla mia compagna Margherita, decidiamo di partire da qua: la mia idea era scegliere un posto che fosse messo male, per mostrare che le cose si possono fare anche nelle peggiori condizioni possibili e rompere gli schemi mentali che abbiamo qui al Sud».

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Area glamping di River Tribe

Quel posto adesso è un pezzo di natura, dove lavorano decine di persone d’estate e alcune di loro stabilmente anche nel periodo invernale. L’idea infatti è provare anche a garantire una certa stabilità a chi vive sul territorio e vuole lavorare e vivere in modo alternativo anche grazie a River Tribe.

Nel futuro prossimo, ci sono due obiettivi: diventare indipendenti energeticamente (utilizzando l’energia solare, del vento e del fiume) e costruire un ecovillaggio sportivo. Un luogo dove le persone possano soggiornare e lavorare, ma anche godersi il resto del tempo a contatto con questo piccolo mondo.

Antonio ci tiene a sottolineare come dentro River Tribe si cerchi di portare anche alcune pratiche che normalmente sono estranee al mondo commerciale, come i cerchi, le assemblee e l’approccio della sociocrazia per prendere decisioni, strumenti tipici degli ecovillaggi, che mirano a creare un ambiente dove vige l’orizzontalità. Tutto questo contribuisce a creare un clima in cui ci sono condivisione, contatto e scambio anche fra le persone che lavorano dentro River Tribe.

La mia idea era scegliere un posto che fosse messo male, per mostrare che le cose si possono fare anche nelle peggiori condizioni possibili

Antonio parla molto spesso anche di spiritualità: «Qui vogliamo mettere tutte le nostre competenze, non solo quelle sportive, e far vedere che già stare in mezzo alla natura è qualcosa di spirituale se la si vive davvero. Ma anche dedicarci a esperienze e condividere conoscenze che mostrino come ci sia un modo diverso di vivere, di stare bene con sé stessi e con gli altri, di curarsi».

Tutto questo rientra in una concezione olistica della salute, che chi fa parte di River Tribe condivide e porta avanti invitando esperti di cure alternative sul luogo. «Qui dentro si crea un micro mondo dove persone di tutti i tipi si ritrovano insieme attorno al cerchio la sera, dal politico all’impiegato al manager e così via. C’è una cosa importante che vogliamo sottolineare fra tutte: la necessità di mettere in risalto il concetto di umanità».

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