20 Dic 2022

Il Governo taglia i fondi alle ciclabili: la rivoluzione della mobilità si allontana

Scritto da: Davide Artusi

La bicicletta è uno strumento in grado di far fronte alla crisi climatica e a quella energetica che l’Italia sembra ben poco interessata a incentivare e a finanziare, come dimostra il taglio di 94 milioni ai fondi destinati alle piste ciclabili. Eppure le due ruote sono la soluzione più semplice ed economica per risolvere i gravissimi problemi di salute provocati dall'inquinamento urbano e per rispettare i parametri europei in termini di emissioni.

Il clima del pianeta non è mai cambiato così repentinamente e l’origine di questo cambiamento è di natura prevalentemente antropica. Eppure le emissioni continuano tuttora ad aumentare. In questo quadro, la decarbonizzazione dei trasporti dovrebbe essere una delle prime priorità dell’azione di Governo, ma non sembra essere effettivamente così.

«Nonostante i recenti progressi, il Paese stenta ancora a riconoscere nella bicicletta una soluzione chiave per superare due grandi sfide che coinvolgono ognuno di noi: quella immediata della crisi energetica, innescata dalla guerra, e quella epocale della crisi climatica». Sono queste le parole di Alessandro Tursi, presidente di FIAB, Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta.

LA BICICLETTA PER COMBATTERE LA CRISI AMBIENTALE

«Una mobilità più efficiente, come quella basata sul pedale, è la migliore risposta per contribuire a ridurre il rischio di razionamento energetico e sarà sempre più indispensabile per l’abbandono delle fonti fossili, unica via per affrontare con successo la crisi climatica». Da anni FIAB si adopera per diffondere maggiormente l’uso della bicicletta come mezzo di trasporto ecologico e intelligente in un quadro di riqualificazione dell’ambiente urbano ed extraurbano. Un valido sostituto all’auto da utilizzare il più possibile, per andare a scuola o a lavoro o per fare semplici spostamenti.

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Lo scorso mese di Novembre FIAB ha lanciato la campagna di tesseramento 2023, con eventi e iniziative dedicate in tantissime città italiane. L’invito della Federazione è quello di scegliere la bicicletta come mezzo di trasporto di tutti i giorni. Sono molte le persone che in questi ultimi anni hanno ripreso o iniziato a spostarsi su due ruote e hanno scoperto come la bicicletta sia uno strumento accessibile a tutti, economico e soprattutto sostenibile. «È indispensabile essere in tanti – aggiunge Tursi – per riuscire a far passare il messaggio in una società ancora prigioniera di un modello di mobilità e di industria del secolo passato».

IL GOVERNO TAGLIA I FONDI ALLE CICLABILI

A partire dal primo gennaio 2023 tuttavia, il bilancio dello Stato non avrà più un euro per le ciclabili urbane. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha optato per il taglio totale dei fondi residui. Si tratta di 94 milioni di euro per gli anni 2023 e 2024, che erano rimasti nel Fondo per lo sviluppo delle reti ciclabili urbane e non ancora assegnati. Poche infrastrutture ciclabili, piste spesso non collegate tra loro e l’assenza di una visione che metta insieme pianificazione urbanistica e mobilità sostenibile rendono difficile, se non impossibile, utilizzare la bicicletta come mezzo alternativo all’automobile, in molte città della nostra Penisola e anche in piccoli centri urbani.

«Il fondo nazionale di 94 milioni – riprende Alessandro Tursi – è stato azzerato, tuttavia la speranza è che si riesca a reintrodurre con gli emendamenti presentati dall’opposizione. Fortunatamente, abbiamo circa 370 milioni da investire sulle ciclabili tra fondi precedenti e PNRR. Stiamo comunque parlando di briciole confrontando questi investimenti con tutti i soldi che vengono impiegati a favore dell’auto, tra incentivi acquisti e infrastrutture. Il problema dunque è che continuiamo a renderci ancora più dipendenti dalle auto quando invece si dovrebbe fare l’opposto e modificare il nostro modo di spostarci».

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A fronte di tutte queste questioni, il Governo sta anche pensando di togliere le regole sulle ciclabili leggere, diffuse in tutta Europa. Si tratta di una semplice linea demarcativa a lato della strada, che di certo non riesce a proteggere il ciclista ma almeno separa lo spazio dedicato alle automobili da quello di chi sta usando la bici.

«Siamo partiti male – termina Tursi – ma vogliamo essere ottimisti! Siamo riusciti tante volte a convincere sindaci di partiti che osteggiavano le ciclabili portandoli a investire su quest’ultime ancora più denaro. Per come siamo messi oggi dovremmo adoperarci per disincentivare l’auto iniziando a ridurne il numero, come sta accadendo nelle città europee più importanti, come Parigi, Barcellona, Londra o Berlino».

MOBILITÀ E INQUINAMENTO

Ogni anno muoiono tra i 50mila e i 60mila italiani a causa dei livelli di inquinamento dell’aria molto al di sopra dei limiti fissati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Si tratta di numeri uguali o superiori alle morti per Covid-19 in ciascuno dei primi due anni di pandemia. È dunque necessario offrire alle persone l’opportunità di muoversi in sicurezza usando la bicicletta per raggiungere i propri luoghi di lavoro, di studio o di svago.

In Italia, il settore dei trasporti è stato responsabile per il 30,7% delle emissioni totali di CO2 nell’anno 2019, il 92,6% delle quali attribuibili al trasporto stradale. Ma le emissioni del settore trasporti non si fermano alla CO2: l’ISPRA ci mostra che il settore è responsabile anche di una grande produzione di polveri sottili e ossidi di azoto che vengono emessi in atmosfera. È da sottolineare che sono in Italia metà delle trenta città europee con la peggiore qualità dell’aria.

L’Italia investe nell’auto quasi 100 volte più che nella bici: 98 miliardi di euro per il settore automobilistico e per le infrastrutture stradali contro poco più di un miliardo per bonus bici e ciclabili urbane ed extraurbane. Il Bel Paese, sul piano della ciclabilità, risulta essere il fanalino di coda d’Europa: le città italiane hanno una media, secondo i dati Istat, di 2,8 chilometri di ciclabili ogni diecimila abitanti, con grandi disparità territoriali da Nord a Sud.

L’Italia si è impegnata, con l’Unione Europea, a ridurre le proprie emissioni climalteranti del 55% entro il 2030. Per farlo è fondamentale decarbonizzare il settore dei trasporti il più presto possibile, in quanto oggi rappresenta la causa di quasi un terzo delle nostre emissioni di CO2. Ecco quindi perché risulta essenziale rendere le nostre città davvero ciclabili.

bicicletta fiab

È questo il punto di partenza da cui Clean Cities, FIAB, Kyoto Club e Legambiente, sono partite per la realizzazione del dossier L’Italia non è un paese per bici, un documento che mostra come alle città italiane, per colmare il gap con il resto d’Europa, servono 16.000 chilometri di ciclabili in più rispetto al 2020, per un totale di 21.000 chilometri al 2030. Si stima che l’investimento dovrebbe essere di almeno 3,2 miliardi di euro nell’arco dei prossimi sette anni, pari a 500 milioni di euro all’anno.

OBIETTIVO: AUMENTARE LA CICLABILITÀ

In relazione a questa problematica è significativo quanto affermato da Claudio Magliulo, responsabile italiano della campagna Clean Cities: «La nostra analisi ci dice tre cose: che spendiamo tante, troppe delle nostre tasse per sovvenzionare l’uso dell’automobile privata e pochi spiccioli per dare a tutti la possibilità di muoversi in bicicletta; secondo, che le nostre città sono ancora molto poco ciclabili e che vasta parte degli attuali progetti di sviluppo della ciclabilità non sono sufficienti a consentire un vero salto di qualità; infine che per rendere le nostre città ciclabili davvero basterebbe investire poco più di tre miliardi, tanto quanto stiamo spendendo ogni tre mesi per abbassare un pochino il prezzo dei carburanti».

«Milioni di italiani – aggiunge Claudio – vorrebbero avere l’opportunità di muoversi in sicurezza usando la bicicletta per raggiungere il luogo di lavoro o di studio. Ma non possono perché le strade sono il dominio incontrastato delle automobili e mancano infrastrutture adeguate. Facilitare l’utilizzo diffuso e capillare della bicicletta non è solo una priorità dal punto di vista ambientale e climatico, ma anche parte della soluzione all’epidemia di morti per mal’aria e una questione di giustizia e inclusione sociale».

L’Italia investe nell’auto quasi 100 volte più che nella bici

È bene anche far notare che le ciclabili sono cresciute del 20% tra il 2015 e il 2020, ma oltre un terzo dei Comuni non ha costruito un solo chilometro in più o ne ha addirittura rimossi alcuni. Per giunta, le disparità territoriali sono enormi: ai primi dieci posti troviamo solo città del Nord, mentre in coda alla classifica si trovano quasi solo città del Centro-Sud. È necessario dunque ridurre questo divario.

L’azzeramento delle poche risorse per la ciclabilità in legge di bilancio, di cui abbiamo parlato, alla luce di queste problematiche e questioni, risulta essere una proposta opinabile, che suscita non poche perplessità e che ci riporta indietro di decenni, impedendo alle amministrazioni locali di rendere le nostre città davvero ciclabili.

Per concludere, Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club, ha sottolineato che «nelle nostre aree urbane sono ancora i veicoli a combustione fossile a farla da padrone. È necessaria una vera e propria “rivoluzione culturale” che ponga invece al centro la mobilità attiva, pedonale e ciclabile, ripensando l’utilizzo degli spazi delle nostre città».

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