11 Gen 2023

Emendamento Far West: il Governo ribadisce la supremazia dell’essere umano sul mondo animale

È doveroso analizzare i provvedimenti riguardanti l'attività venatoria contenuti nell'emendamento Far West alla Legge di Bilancio 2023. Non solo perché contengono disposizioni preoccupanti dal punto di vista della sicurezza e dell'impatto ambientale, ma anche perché contribuiscono a rafforzare un modo di pensare e di agire che vede l'essere umano distaccarsi sempre di più dal mondo animale e naturale.

La Legge di Bilancio 2023 contiene l’ormai famigerato emendamento Far West, proposto dall’onorevole Foti, capogruppo di Fratelli d’Italia. Il documento, approvato dalla Camera e infine dal Senato il 29 dicembre, aggiorna il precedente quadro normativo che regolava l’attività venatoria introducendo alcune novità preoccupanti, che hanno però incontrato il favore di associazioni venatorie e, ad esempio, Confagricoltura, che lo ha definito “significativo”.

A destare preoccupazione tuttavia non sono solo disposizioni contenute – che, fra le altre cose, prevede la possibilità di abbattimenti di fauna selvatica anche per motivi di sicurezza stradale nelle zone vietate alla caccia, comprese le aree protette e le aree urbane e la possibilità di destinare gli animali abbattuti al consumo alimentare se superano le analisi igienico sanitarie – ma anche l’approccio culturale che caratterizza l’emendamento Far West.

emendamento far west2

La modifica prevede inoltre di destinare 500.000 euro all’anno per incrementare il fondo di cui all’art. 24 della Legge 157/1992 sull’attività venatoria. “Questa somma, per quanto si legge, sarebbe destinata a fronteggiare l’emergenza causata dai danni provocati dalla fauna selvatica e in particolare dagli ungulati. In realtà, leggendo l’art. 24 della L. 157/1992 si scopre che il 95% di queste risorse pubbliche è destinato alle associazioni venatorie riconosciute senza nessuna indicazione sull’uso che ne devono fare né alcun obbligo di rendicontazione”, osserva il WWF.

L’APPROCCIO ANTROPOCENTRICO

Alcune riflessioni le aveva già condivise il nostro Andrea Degl’Innocenti in questa puntata di Io non mi rassegno, osservando fra le altre cose l’anomalia di parlare di disciplina dell’attività venatoria nella legge di Bilancio. Secondo la rivista Il Mulino inoltre, sembra quasi che il Governo “intenda dimostrare qualcosa: una riconquista, da parte dell’uomo, dei propri confini e del proprio ambiente, un ritorno a rapporti di forza dove l’animale è in posizione subordinata e il diritto serve a punirlo”.

La considerazione deriva dal fatto che dal punto di vista strettamente normativo, l’emendamento alla Legge di Bilancio non si discosta molto da disposizioni già previste dalla vecchia legge 157, che già prevedeva piani di contenimento e possibilità di abbattimenti in città. Le novità principali risiedono nella definizione più puntuale delle zone vietate e nella disciplina delle eccezioni ai divieti.

IL FACT-CHECKING DEL WWF

Prevedere la possibilità di cacciare in città, in parchi e riserve naturali che sono frequentati da cittadini, escursionisti, bambini è pericolosissimo secondo il WWF, che lo ha ribadito attraverso un fact-checking che smentisce puntualmente alcune delle dichiarazioni emerse per presentare e promuovere l’emendamento Far West.

Il controllo deve essere una prerogativa esclusiva degli enti pubblici e deve essere effettuato da personale specializzato

  • Lollobrigida (Ministro dell’Agricoltura): «Nessuno potrà andare a caccia di cinghiali nelle città: si interviene con un piano concertato dai vari ministeri per l’abbattimento come ultima istanza». È falso perché la proposta, nel modificare l’art. 19 della L. 157/1992, elimina il principio della priorità dei cosiddetti “metodi ecologici” secondo cui solo dopo avere tentato senza successo questa opzione è possibile ricorrere agli abbattimenti. Inoltre la modifica indica esplicitamente la possibilità di sparare “nelle zone vietate alla caccia, comprese le aree protette e le aree urbane”.

  • Lollobrigida: «Meglio eliminare loro che un intero allevamento di maiali. Senza dimenticare i 560 milioni di euro di danni all’anno provocati dagli ungulati». Non si tratta di un piano per il contenimento dei cinghiali, ma di una norma generale applicabile a tutta la fauna selvatica. I piani dedicati alla gestione del tema cinghiali già esistono e vengono applicati da anni da parte delle regioni ed esiste già un piano straordinario per la gestione della Peste Suina Africana. Uno dei provvedimenti principali per contenere la diffusione della PSA è l’abolizione della caccia in braccata, tuttavia non c’è traccia di questo provvedimento perché, pur tutelando in maniera preventiva la salute e l’economia, penalizzerebbe il mondo venatorio.

  • Prandini (Coldiretti): «Finalmente un provvedimento concreto». Il provvedimento invece manca proprio di concretezza perché si limita ad affidare la gestione di un’attività di interesse pubblico (il controllo della fauna selvatica) a soggetti privati (i cacciatori) togliendo ogni competenza di reale controllo alle autorità pubbliche riducendola a un mero coordinamento, lasciando indefinite le modalità concrete di definizione di questi piani. È una misura che certamente non viene incontro agli agricoltori, dimenticando completamente l’importanza dei metodi di prevenzione e di gestione alternativi, come le catture, e di evitare l’accesso della fauna selvatica a fonti di cibo di origine antropica.

  • Foti: «Non ci saranno doppiette al Colosseo». Dalla lettura della norma nulla esclude la possibilità che cacciatori effettuino attività di controllo che preveda l’abbattimento di specie animali selvatiche anche nel pieno centro delle città, in qualsiasi giorno della settimana e in ogni ora del giorno o della notte. I dati dei morti e feriti a causa dell’attività venatoria confermano che la caccia al cinghiale è quella più pericolosa per la pubblica incolumità, sia per il tipo di armi e munizioni utilizzate, sia per la modalità di svolgimento più comune, la braccata, che può coinvolgere anche centinaia di soggetti armati e che costringe i cinghiali a scappare terrorizzati in tutte le direzioni (anche verso strade e centri abitati) rincorsi da decine di cani.

    Il problema non sono solo le grandi città. L’Italia è costituita da una miriade di piccoli centri abitati rurali che sono già letteralmente occupati dai cacciatori soprattutto durante i fine settimana, con conseguenti rischi per i cittadini che hanno il coraggio di frequentare le aree verdi durante la stagione di caccia.
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Il Ministro per l’Agricoltura Francesco Lollobrigida
  • Lollobrigida: «In città e nei parchi non si potrà mai cacciare ma procedere ad abbattimenti selettivi come già avviene ora». È falso perché la modifica, oltre a prevedere la possibilità di effettuare abbattimenti in città, determina la cancellazione del principio secondo cui il controllo deve essere effettuato in maniera selettiva, cioè attraverso la preventiva individuazione dei capi da abbattere per evitare di produrre squilibri che portano al paradosso di aumentare la prolificità di alcune specie come i cinghiali.

  • Foti: «Si useranno le carabine, ma caricate coi sonniferi. Niente schioppettate nei giardini pubblici o sotto casa». La modifica parla esclusivamente di abbattimenti e affida il compito di effettuarli ai cacciatori. Le carabine caricate con gli anestetici non sono previste e comunque possono essere utilizzate solo da parte di soggetti specializzati sotto un rigido controllo veterinario. Tutto questo non è presente nel testo. La telenarcosi già trova spesso difficoltà di applicazione in ambito urbano perché non totalmente priva di rischi per l’incolumità della popolazione, pur essendo usata nell’arco di poche decine di metri, figurarsi l’uso di armi con gittata di oltre un chilometro.

  • Foti: «Il controllo della fauna selvatica continuerà anche a dipendere da ISPRA e ministero dell’Ambiente. E i pareri arrivano sempre da tecnici, non da politici». In realtà secondo il testo della norma il controllo dipenderà solo dalle regioni. Il Ministero dell’Ambiente non avrà competenza. Viene eliminata anche la necessità di acquisire un parere vincolante di ISPRA perché questa disposizione è sostituita dalla formula “sentito ISPRA”.

    Anche i corsi di formazione saranno effettuati non da ISPRA ma da indefiniti organi regionali e nulla è indicato in merito alle caratteristiche o alla qualità degli stessi. I pareri non arriveranno né da tecnici né da politici perché semplicemente non sono previsti. È solo previsto un lungo elenco di motivazioni indefinite e generiche che possono giustificare l’adozione di questi piani.

  • Foti: «Dovrete rendere conto degli incidenti causati dai cinghiali lungo le strade». La mortalità lungo le strade si affronta con misure organiche che prevedano, ad esempio, attraversamenti per la fauna, dissuasori e opportuna segnaletica. Pensare che la riduzione del numero di animali comporti di per se un minor numero di incidenti è una illusione perché quelli rimasti continueranno ad attraversare negli stessi punti per accedere al cibo o per riprodursi.

    Inoltre le battute di caccia con metodi come la braccata, portano allo spostamento della fauna selvatica dalle aree naturali a quelle urbanizzate, comprese le strade e rappresentano quindi dirette cause di aumento del rischio di incidenti. Detto questo lo svolgimento dell’attività venatoria causa oggi numerosissimi incidenti, anche mortali, ogni anno.
lezioni caccia scuola
  • Lollobrigida: «Non è un favore alla lobby venatoria. La caccia in questa vicenda non c’entra niente». La caccia e il controllo devono essere due aspetti distinti perché effettuati da soggetti diversi per scopi differenti e spesso contrastanti. La storia recente ci ha dimostrato che in casi come quello dei cinghiali affidare ai cacciatori il compito di ridurre il numero di esemplari non può portare a risultati soddisfacenti perché i cacciatori hanno l’interesse opposto, cioè mantenere una presenza importante di cinghiali che garantisca lo svolgimento della loro attività ludica.

    Per questa ragione, al fine di mantenere l’equilibrio faunistico e tutelare categorie come gli agricoltori ed evitare dannosi conflitti di interesse, il controllo deve essere una prerogativa esclusiva degli enti pubblici e deve essere effettuato da personale specializzato. Ricordiamo inoltre che numerosi eletti sono esponenti del mondo della caccia e delle armi e che l’attuale Ministro dell’Agricoltura, durante la campagna elettorale, ha pubblicamente dichiarato di essere un cacciatore. La formula contenuta nella modifica secondo cui queste attività “non costituiscono attività venatoria” non è quindi sufficiente a distinguere la caccia dal controllo, anzi crea sempre più confusione tra le due attività.

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