11 Apr 2023

Rondine, il “borgo della pace” dove il conflitto è un’occasione di dialogo – Dove eravamo rimasti #13

Torniamo nel borgo toscano situato sulle rive dell'Arno che accoglie Rondine, la cittadella della pace. Da qui sono passate decine di giovani che hanno imparato la cultura e la pratica del dialogo, trasformando il conflitto in un concetto positivo. Dalla sperimentazione nelle scuole superiori a un festival di quattro giorni, vediamo quali sono le ultime novità lanciate dal progetto.

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Arezzo, Toscana - «Nel momento in cui ho avuto la possibilità di uccidere il mio aguzzino e non l’ho fatto, sono diventata quella donna di pace, libera, con cui ho convissuto fino a adesso». Con queste parole Liliana Segre ha concluso la sua ultima testimonianza in pubblico, che si è tenuta proprio a Rondine – Cittadella della Pace il 9 ottobre 2020. Ma quello fra questo antico borgo toscano votato alla diffusione della cultura del dialogo e la pacifista e senatrice a vita è un rapporto profondo e consolidato.

Sono passati ormai più di sette anni da quando vi abbiamo parlato per la prima volta di questo progetto rivoluzionario nato dalla volontà dello psicologo Franco Vaccari e di un gruppo di visionari che ha ridato vita a un borgo toscano trasformandolo in una cittadella in cui ospitare e far avvicinare, convivere e dialogare giovani provenienti da paesi in conflitto fra loro, in ogni zona del mondo. Se volete saperne di più vi invito a riprendere in mano la storia pubblicata nel 2016; oggi vediamo come si è evoluta Rondine da allora e quali sono i prossimi passi del suo cammino.

«Il cuore delle attività rimane lo studentato internazionale, con il lavoro iniziato più di vent’anni fa», mi spiega il fondatore  presidente di Rondine, Franco Vaccari. «Non è un progetto di emergenza o accoglienza: noi ospitiamo per un biennio giovani che vogliono fare un percorso di elaborazione del conflitto sperimentando la convivenza quotidiana con il “nemico” e poi formarsi per diventare leader di pace». 

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IL METODO RONDINE

Dopo due decadi di lavoro sul campo, l’esperienza ha portato i promotori a elaborare il “metodo Rondine”, che è stato messo a disposizione anche dei giovani italiani oltre che di quelli stranieri ospiti della cittadella. Da sei anni il metodo Rondine trova uno sbocco didattico nel “Quarto Anno Rondine“, che si svolge nelle strutture della cittadella ed è a tutti gli effetti un anno scolastico. La particolarità è che, oltre a fornire elementi di didattica innovativa, permette agli studenti di lavorare sui propri conflitti, interiori e con gli altri, per formare cittadini attivi capaci di farsi carico di conflitti sociali nelle proprie comunità. Il bando per iscriversi è aperto ed è possibile approfondire l’offerta formativa qui.

«Una volta consolidata questa esperienza sessennale coi ragazzi di quarta liceo, abbiamo messo a disposizione lo stesso metodo anche alle altre scuole, con la sperimentazioneSezione Rondine“, che è lo stesso percorso del “quarto anno” ma spalmato sul triennio delle superiori come un indirizzo didattico. Le prime due sperimentazioni sono state ad Arezzo, ma da quest’anno sono state attivate 15 classi in 13 scuole in tutta Italia, da Napoli a Prato, da Cremona, ad Alghero, ma anche Mondovì, Udine, Bergamo, Trieste, Cuneo e molte altre». 

Il metodo Rondine nasce con i giovani dello studentato internazionale. Qui nella cittadella infatti il termine “conflitto” assume un’accezione positiva: «L’incontro delle diversità sprigiona un’energia che può essere distruttiva – e questo blocca la relazione – oppure può essere gestita positivamente generando arricchimento e superamento della differenza accogliendo l’altro, così la relazione dà luogo a un cambiamento che poi si espande e cambia la società».

L’essere umano si ritrova prima di tutto nella condivisione del dolore. Infatti alla base del metodo Rondine c’è la scoperta delle fragilità come punto di forza e non di debolezza

L’altro elemento fondante del metodo Rondine è l’assunto che il nemico non è altro che un costrutto che si crea nel momento in cui la relazione si avvelena . Ciò avviene perché vengono generate delle aspettative errate rispetto all’altra persona o perché essa viene associata all’idea del nemico politico o militare, perdendo di vista l’aspetto umano. «Questi sono processi che si vedono anche nel quotidiano, quando la paura del diverso fa nascere l’idea del nemico», sottolinea il Presidente Vaccari. 

L’ARENA DI JANINE

Un’altra novità di Rondine è l’arena di Janine, un luogo che diventerà uno dei cuori pulsanti della cittadella il cui nastro è stato tagliato da Liliana Segre mentre era ancora in costruzione e che verrà inaugurata definitivamente a giugno 2023. Ma chi era Janine? «Janine era una ragazzina francese, ebrea, di 12 anni, internata ad Auschwitz con Liliana Segre. Una mattina, mentre tutte le ragazze nude e in fila venivano passate in rassegna, avendo Janine un dito sanguinante, venne immediatamente inviata alla camera a gas dall’aguzzino ispettore. Liliana, che era dietro di lei, racconta che non ebbe il coraggio neppure di voltarsi a salutarla. Da lì si è portata per decenni, in ogni testimonianza pubblica, il peso di quel momento, traendone forza per lottare contro l’indifferenza».

Liliana Segre ha affidato agli studenti di Rondine la sua ultima testimonianza in maniera fortemente simbolica, poiché riconosce in questi giovani la rinuncia all’odio di cui lei stessa si è sempre fatta portatrice. L’ha affidata a loro perché possano trasformare la memoria in qualcosa di vivo e praticabile. “Io ho scelto la vita nel momento in cui ho rinunciato all’odio” è la sua frase che campeggia all’ingresso dell’arena, che sarà uno spazio dedicato ai giovani per rendere la memoria praticabile nel quotidiano attraverso l’impegno civile. 

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YOUTOPIC FEST

Un appuntamento di grande importanza è quello che si svolgerà il secondo weekend di giugno – da giovedì 8 a domenica 11 – e che consisterà in quattro giorni durante i quali verrà data a chiunque la possibilità di accedere all’esperienza quotidiana di Rondine. L’evento si chiama Youtopic Fest ed è stato pensato per stimolare un confronto sul tema del conflitto come esperienza del quotidiano, in ogni ambito della vita. «Vogliamo raccogliere contributi sul tema mettendo esperti di vari mondi a confronto con i giovani di Rondine. Sono previsti non solo classici panel, ma anche attività interattive per creare un’esperienza rigenerativa attraverso la relazione e l’incontro con l’altro e il contributo di chi il conflitto lo vive concretamente ogni giorno».

Il tema di quest’anno è la fragilità. «Ci siamo chiesti: “In questo mondo accelerato e complesso, qual è lo spazio per dolore e fragilità?“. L’essere umano si ritrova prima di tutto nella condivisione del dolore. Infatti alla base del metodo Rondine, che con la sezione Rondine abbiamo reso disponibile anche per i giovani italiani, c’è la scoperta delle fragilità come punto di forza e non di debolezza. Fragilità come strumento per generare la capacità di stare positivamente nel conflitto». Nei prossimi giorni sarà diffuso il programma consultabile qui.

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