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I Sentieri della Memoria

I Sentieri della Memoria

I Sentieri della Memoria rappresentano un ideale “riappropriarsi” di un luogo, l’Aspromonte, da sempre considerato luogo dei summit della ‘ndrangheta, nascondiglio di latitanti, una marcia fino al luogo del ritrovamento dei resti di Lollò Cartisano, sequestrato a Bovalino (RC) nel 1993. Insieme agli ideatori e promotori della marcia, tanti giovani e  altri familiari di vittime innocenti della Calabria, e non solo, camminano lungo quei sentieri fino ad arrivare a Pietra Cappa, dove i familiari delle vittime innocenti donano la propria testimonianza su quei sentieri e sul quel territorio.
Un’esperienza importante e forte per tutta la locride, che riporta al legame intenso tra territorio e memoria, e tra memoria e democrazia.

L’idea nasce nel 2003 su spinta di Mons. Bregantini, vescovo di Locri-Gerace da due familiari vittime innocenti di questo territorio: Deborah Cartisano e Stefania Grasso. Attive e determinate nella richiesta di “Verità e Giustizia”, per un riscatto etico e sostanziale del territorio della locride, per far vedere che “le persone buone sono la maggioranza”, per ribadire l’importanza della memoria. In quegli anni di ricerca del riscatto, i destini di Deborah e Stefania si incrociarono scoprendo che i rispettivi genitori si conoscevano e si stimavano. “Furono tra i primi familiari delle vittime innocenti delle mafie ad essere contattate da Don Luigi Ciotti nel 1996”.

Deborah, Figlia di Adolfo Cartisano, conosciuto come Lollò, il fotografo di Bovalino sequestrato ed ucciso dalla ndrangheta (il suo corpo verrà trovato solo dieci anni dopo alle pendici di Pietra Cappa, in Aspromonte), è una donna da sempre impegnata nel riscatto della Locride, terra dove è cresciuta e tutt’ora vive. Porta avanti il lavoro del padre nel suo studio fotografico, assieme a sua madre Mimma; è referente del coordinamento territoriale di Libera Locride: da sempre impegnata nelle campagne di contrasto alla ndrangheta, alla violenza di genere ed ai soprusi.
Deborah è fermamente convinta che “il valore della memoria sia un elemento cardine nella lotta alla ndrangheta per il risveglio delle coscienze”. In seguito al sequestro del padre, scende in piazza ed organizza la prima manifestazione giovanile non violenta di contrasto alla ’ndrangheta fondando il movimento “Per Bovalino Libera”.

Assieme a lei Stefania Grasso, figlia di Vincenzo Grasso, un imprenditore che aveva costruito la sua attività diventando titolare di una concessionaria di auto partendo dal niente e affidandosi alla sua forte volontà e alla sua determinazione. Vincenzo conosciuto come Cecè fu oggetto, come molti altri imprenditori di Locri, delle attenzioni della criminalità organizzata, che era solita estorcere denaro ai commercianti. Lui si i rifiutò e li denunciò fin dalle prime richieste ricevute nel 1982, capitò che Stefania rispondesse proprio quell’anno ad una delle telefonate estorsive e così, come le aveva insegnato il padre, fece la sua prima denuncia a 14 anni. Poi l’agguato, il 20 marzo 1989. Era quasi l’ora di cena quando due killer entrarono in azione sparandogli davanti alla saracinesca della sua officina, ad oggi resta un omicidio irrisolto, non si conoscono né i mandanti né gli esecutori materiali.

La storia è parte della ricerca “Sulle tracce dell’anti-‘ndrangheta. Approfondimenti, testimonianze e strumenti per le scuole”, curata da CCO Crisi Come Opportunità all’interno del Progetto “Il Palcoscenico della Legalità” in Calabria. Guarda qui la video intervista di CCO a Deborah Cartisano e a Stefania Grasso.

Ultimo aggiornamento del 09 Marzo 2021

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