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26 Giu 2015

Agripunk: dalle stalle alle stelle, dalle gabbie alla libertà!

Scritto da: Tamara Mastroiaco

Tutto ebbe inizio, quando Desirée, veneta, vegana, di professione restauratrice, conobbe David, toscano, informatico, non ancora vegano, ma già sensibile verso certe tematiche. Dopo un periodo di frequentazione, andarono a vivere insieme, nella casa dove abitava David da circa dieci anni, situata accanto a un allevamento lager di tacchini destinati all’azienda Amadori, noto marchio conosciuto […]

Tutto ebbe inizio, quando Desirée, veneta, vegana, di professione restauratrice, conobbe David, toscano, informatico, non ancora vegano, ma già sensibile verso certe tematiche. Dopo un periodo di frequentazione, andarono a vivere insieme, nella casa dove abitava David da circa dieci anni, situata accanto a un allevamento lager di tacchini destinati all’azienda Amadori, noto marchio conosciuto per la produzione e commercializzazione di carni avicole.

 

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Non potendo più sopportare, in silenzio, quello che accadeva dietro la loro casa, non solo iniziarono a pianificare come portare via ad Amadori un intero allevamento, ma anche come togliere 26 ettari di bosco ai cacciatori toscani, regalando un rifugio sicuro agli animali selvatici, e come arrivare al cuore degli abitanti della zona per risvegliare in loro l’empatia e la compassione.

“Vogliamo boschi e prati, non nuovi centri commerciali. Vogliamo che la gente possa stupirsi per il gusto di una radice, non per un nuovo telefonino. Vogliamo che un animale nasca per vivere e basta, non che nasca con uno stato predefinito che ne determina la vita o la morte. Vogliamo un posto dove animali umani e non abiteranno insieme, in simbiosi con i prati e i boschi”, scrivevano sul loro blog . Grazie alla determinazione e al coraggio di questi due ragazzi, l’allevamento lager, luogo di sofferenza, dolore, sopraffazione è stato riconvertito e trasformato in Agripunk: dalle stalle alle stelle, dalle gabbie alla libertà.
Abbiamo incontrato virtualmente Desirée e David.

 

Come nasce e cosa rappresenta per voi Agripunk?
Rifiutandoci di contribuire alla logica del dominio, dello specismo e della sopraffazione, del più forte sul più debole, iniziammo ad avere un sogno: veder chiuso l’allevamento per trasformarlo in un luogo dove gli uomini non vivono con gli animali solo per trarne profitto, ma convivono con loro in armonia, libertà e senza nessun tipo di sfruttamento e secondo fine. Un rifugio per animali salvati dalla morte, dalla prigionia o dai maltrattamenti ma anche un luogo per gli umani che vogliono fuggire dalle città.

 

 

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Agripunk è un rifugio antispecista e allo stesso tempo un’azienda agricola dove trattiamo la terra e le piante con rispetto, creando un equilibrio tra loro, coltivandola senza pesticidi o fertilizzanti, senza grossi macchinari e spreco di gasolio. E’ una fattoria vegana creata da vegani, dove gli animali saranno presenti, ma assolutamente liberi, senza mai essere al servizio dell’uomo.

 

Eravate vicinissimi all’allevamento. Cosa avete visto e documentato?
Era un allevamento di tacchini dove vi erano rinchiusi 30.000 animali, stipati in sette capannoni, che ogni tre/quattro mesi venivano portati al macello. Le finestre erano perennemente sbarrate e le luci sempre accese, anche di notte. Un luogo privo di igiene: la lettiera era la stessa per mesi e mesi e i trucioli insufficienti; erano costretti a mangiare, dormire e defecare nello stesso posto. Gli venivano tagliati i becchi, venivano nutriti con cibo OGM per farli crescere in fretta e, gli veniva somministrata acqua addizionata con integratori e antibiotici per farli sopravvivere sino al macello. Diversi tacchini, morivano ogni giorno, lentamente o velocemente, in palese stato di sofferenza, da soli, spaventati e doloranti.

 

Il viaggio verso il mattatoio avveniva di notte. Uno alla volta, sotto le finestre della nostra camera da letto, venivano caricati sul camion tramite un nastro trasportatore e ammassati dentro lunghe gabbie; gli addetti li spingevano, chiudendo le gabbie, senza avere l’accortezza di controllare se un’ala o la testa di qualche esemplare fosse rimasta fuori. Questo è l’allevamento a terra. Così vengono allevati i polli e i tacchini, che vengono venduti alla grossa distribuzione di noti marchi. E questo, di cui vi stiamo parlando, non è un singolo caso isolato. Abbiamo tanti, troppi, moderni lager per nuovi deportati.

 

 

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Come siete riusciti a farlo chiudere?
Abbiamo cercato ogni cavillo! D’altronde i presupposti per farlo chiudere c’erano tutti. Oltre a documentare la situazione presente nell’allevamento, ci siamo impegnati per circa un anno con eventi e tavoli informativi, per disturbare le attività dell’allevamento e allo stesso tempo per informare e sensibilizzare le persone del posto. Le nostre pressioni e quelle di attivisti locali hanno spinto Amadori a revocare il contratto all’allevatore.

 

Come è nata l’idea di riscattare il podere? Ci siete riusciti?
Quando l’allevamento è stato smantellato abbiamo saputo che era in vendita. Dopo mesi e mesi di trattative, proposte e tentativi vari, siamo riusciti a coronare il nostro sogno e ottenere un affitto con riscatto. Ci siamo riusciti grazie all’impegno costante e al sostegno di una cordata di associazioni, gruppi e amici, che ci hanno supportato e aiutato a riscattare questo posto. Il primo fondamentale traguardo è stato raggiunto: evitare la riapertura dell’allevamento.

 

Chi sono gli inquilini di Agripunk?
Al momento siamo io e David ma ci sono già altre due persone che verranno a vivere nei prossimi mesi qui con noi e con gli abitanti non umani, che sono circa una trentina tra capre, pecore, maiali, conigli, cani, gatti e pennuti vari, tra i quali Giorgina, una delle due tacchine salvate dall’allevamento. Il giorno dell’ultimo viaggio verso il macello, abbiamo chiesto all’allevatore, di lasciarci un tacchino, consapevoli purtroppo di non poterli salvare tutti. Ne scelse due: Giorgina e Lisetta. Per tre giorni, pur avendo la porta aperta, non sono mai uscite dal luogo che avevamo preparato per loro. Il quarto giorno si sono fatte coraggio a vicenda, sono uscite, si sono sgranchite le zampe, hanno assaggiato l’erba, e forse, per la prima volta, si sono accorte di possedere le ali. Da quel giorno hanno deciso che le stelle sarebbero state il loro tetto per sempre. Lisetta dopo cinque mesi ci ha lasciati purtroppo. Con noi ci sono anche Pablo, il cucciolo di cinghiale ferito da una fucilata, e mentre parliamo con te, stiamo allattando un capriolo trovato accanto alla mamma morta in zona. A fine estate dovrebbe arrivare anche un torello.

 

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Come vi sostenete? Quali sono i prossimi passi? Come possiamo aiutarvi?
Servono risorse umane per ridare vita e dignità a questa splendida valle. Abbiamo in programma la realizzazione di una comune agricola per provvedere, con i frutti della terra, al sostentamento di tutti gli abitanti del podere, ma per questa fase iniziale, cerchiamo ancora sponsor, gruppi o persone che vogliano contribuire economicamente al progetto. Cerchiamo anche persone che vogliano venire a vivere qui, che abbiano a cuore la nostra stessa causa e che siano intenzionate seriamente a far parte di tutto questo. Ci sosteniamo con l’autoproduzione, vendendo i nostri prodotti a km0 (per questa ragione non li spediamo ma se conoscete persone che vengono a trovarci, potrebbero diventare i vostri personali “corrieri”).

 

Organizziamo eventi, anche virtuali. Al momento, su facebook abbiamo creato “Regala una colazione al mese a Agripunk” ; se ognuno di voi ci donasse simbolicamente una colazione al mese, ci sarebbe di estremo aiuto per comprare il cibo, per sostenere le spese veterinarie e eventuali farmaci e potremmo comprare reti e pali per ripristinare le recinzioni. Potete venire a trovarci ai tavoli informativi che organizziamo in occasioni di festival vegani, per conoscerci, portarvi via del materiale informativo e acquistare una nostra maglietta. Un altro modo, potrebbe essere quello di donarci il 5 x 1000, visto che siamo un’associazione onlus, e inoltre è ancora attiva la raccolta fondi aperta su buonacausa.org .

 

E’ possibile venirvi a trovare direttamente a Agripunk?
Certamente. Per chi volesse venire a conoscere la nostra realtà, ogni fine settimana, organizziamo cene e pranzi vegan di autofinanziamento, su prenotazione, in cambio di un’offerta per il rifugio. Ospitiamo, in via del tutto informale, persone che vengono per conoscere il progetto e farne parte oppure persone che, partecipando ai nostri eventi e abitando lontano, non hanno la possibilità di partire subito dopo. Ci trovate ad Ambra (Ar) in Località L’Isola. Per prenotare un posticino basta contattarci al numero 055996946 oppure scriverci una mail a agripunkonlus@gmail.com. Per conoscerci, invece, virtualmente vi invitiamo a visitare il nostro blog Agripunk.it oppure la pagina Facebook Agripunk Onlus dove troverete tutte le info su di noi, come raggiungerci e come aiutarci.

 

Vi aspettiamo, che siate vegan oppure no.
Anzi, se non lo siete ancora meglio! Conoscerete di persona gli animali che solitamente finiscono nei vostri piatti. Non qui da noi, non a Agripunk! Le nostre portate e i nostri prodotti sono preparati utilizzando esclusivamente ingredienti e alimenti vegetali, che potrete gustare accanto agli animali che brucano sereni, vivendosi felicemente il proprio tempo…