Homeschooling: come funziona in Italia? (seconda parte)

L'educazione parentale, o homeschooling, è riconosciuta in Italia? In che modo viene attestato l'assolvimento dell'obbligo d'istruzione? Sono previsti esami? Pubblichiamo la seconda parte della nostra intervista a Katia Prati.

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Centinaia di famiglie in Italia scelgono per i propri figli l’homeschooling. Una decisione che il più delle volte ha origine da una posizione critica verso il sistema scolastico. Ecco la seconda parte della nostra intervista a Katia Prati, agente del cambiamento, membro della comunità Tempo di Vivere e mamma. In questa parte approfondiamo in particolare la situazione italiana e la questione relativa alla legge in discussione al governo che prevedrebbe l’obbligatorietà di esami d’idoneità annuali per i ragazzi che fanno educazione parentale.

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L’educazione parentale è riconosciuta o regolamentata in qualche modo nel nostro Paese?
Assolutamente sì. L’istruzione a casa (paterna), è un diritto/DOVERE previsto dalla legge in modo molto esplicito. L’Art. 30 della Costituzione Italiana riconosce questo diritto: “E` dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio. Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti.” I costituenti hanno voluto affidare ai genitori il diritto e dovere di provvedere all’istruzione ed educazione dei figli e solo in caso di “incapacità” possono delegare allo stato che a quel punto provvede sostituendosi a loro.

 

Questa scelta del genitore come unico e reale soggetto nell’istruzione del figlio è rafforzata grazie all’articolo 147 del Codice Civile che dice: “i genitori devono tener conto nel processo educativo “delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli”.

 

E ancora, all’Art. 33 della Costituzione: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. (…) Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali”.

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In che modo viene attestato l’assolvimento dell’obbligo?
Non esiste “obbligo scolastico”, ma obbligo all’istruzione. Allo stato attuale, ai sensi del D.lgs. 76/2005 – Art. 1, comma 4 (“I genitori, o chi ne fa le veci, che intendano provvedere privatamente o direttamente all’istruzione dei propri figli, ai fini dell’esercizio del diritto-dovere, devono dimostrare di averne la capacità tecnica o economica e darne comunicazione anno per anno alla competente autorità, che provvede agli opportuni controlli”), la verifica avviene sulla base di un dialogo aperto e costruttivo tra i Dirigenti scolastici e le famiglie, nel rispetto delle diversità dei percorsi e degli stili di apprendimento individuali.

 

Sono previsti esami?
Il nostro ordinamento scolastico è fondato sul valore legale dei titoli di studio (riferimento normativo: art. 33, comma 5 della Costituzione Italiana).
La legge italiana prevede e riconosce che l’istruzione paterna sia idonea per l’assolvimento dell’obbligo scolastico, ma non per il rilascio di titoli di studio aventi valore legale. Ovviamente la legge prevede la possibilità per i ragazzi non iscritti alla scuola abilitata di poter conseguire il titolo intermedio o conclusivo in qualità di privatista. Finora, la partecipazione dei figli agli esami d’idoneità ANNUALI e/o a quelli di stato è stata a discrezione dei genitori, ma è attualmente in discussione al governo una legge che prevedrebbe l’obbligatorietà di esami d’idoneità annuali per i ragazzi che fanno EP.

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A tal proposito è stata recentemente inviata una lettera alle istituzioni. Chi la ha scritta e cosa si chiede? Puoi spiegarci cosa sta succedendo?
Cito dal network educazioneparentale.org
“In uno degli 8 decreti legge attuativi della 107/2015 (Buona Scuola) approvati lo scorso 14 gennaio, ce n’è una, la n. 384, che all’art. 11 c. 3 introduce gli esami d’idoneità obbligatori per i candidati privatisti anche nel primo ciclo di istruzione.
ART. 1
(Esami di Idoneità nel primo ciclo)
3. In caso di istruzione parentale, i genitori dell’alunno, ovvero coloro che esercitano la
responsabilità genitoriale, sono tenuti a presentare annualmente la comunicazione preventiva al dirigente scolastico del territorio di residenza. Tali alunni sostengono annualmente l’esame d’idoneità per l’ammissione alla classe successiva in qualità di candidati esterni presso una scuola
statale o paritaria.” Nella modifica apportata in commissione Senato, l’esame valutativo annuale sarebbe fatto “a garanzia dell’assolvimento dell’obbligo di istruzione”.

 

Questa legge delega è incostituzionale e lede il diritto all’istruzione parentale così come inteso dai padri costituenti (interessantissimi a tal proposito i verbali delle discussioni che hanno portato l’Assemblea Costituente alla definizione degli articoli della Costituzione, n. 30, 33 e 34 inerenti l’educazione paterna):
In seguito al parere positivo del Senato si è creata una mobilizzazione della rete di Educazione Parentale per portare la voce delle famiglie homeschooler in Parlamento, uno dei risultati è stato l’email di cui parlate e che si può leggere qui.

Come ho detto sopra, buona parte degli homeschooler non segue i programmi indicativi del ministero, imporre l’obbligo di un esame annuale contrasta con il principio base di seguire le inclinazioni e i tempi di apprendimento dei ragazzi e introduce, di fatto, un anticostituzionale obbligo di valutazione.
È sostanzialmente un tentativo di colmare la scarsa chiarezza di alcune normative attuali (come le modalità di vigilanza sull’assolvimento dell’obbligo d’istruzione) ledendo, di fatto, la base di un diritto sancito dalla costituzione e rafforzato da altre norme (vedi Costituzione Art. 30 e 33, Codice civile art. 147) che, attualmente, non sono messe in discussione.

 

Cito dall’email inviata al Governo: “[…] la prescrizione di un esame annuale si porrebbe in contrasto con le Indicazioni Ministeriali per l’istruzione del primo ciclo, che esplicitamente invitano alla “contestualizzazione di contenuti, metodi, organizzazione” (Indicazioni nazionali, D.M. 254 del 16 novembre 2012, p.12). Più volte, nelle Indicazioni, è ribadito che “l’alfabetizzazione di base è da conseguirsi nel corso dei cinque anni di scuola primaria e dei tre anni di secondaria inferiore, rispettando le individualità dei formandi.” (Ibidem)

 

Leggi la prima parte dell’intervista.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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