Making (of) love, il sesso come non se ne parla a scuola

E se la scuola mostrasse l'erotismo per ciò che è, al di fuori della gabbia del proibito in cui è da sempre relegato? Più di mezzo secolo dopo i “Comizi d’amore” di Pasolini, il cinema indipendente italiano torna a parlare di sessualità in maniera profonda e originale. Dai registi di “Unlearning” e “Figli della libertà”, un altro documentario sull’educazione così com’è e così come potrebbe essere.

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“Come immaginate un’ora di educazione sessuale in un mondo senza censura e ipocrisia? Come raccontereste il piacere sessuale con un atto artistico?” È questa la duplice domanda – alla quale bisognava rispondere con un breve self-tape –formulata a 250 ragazzi fra i 18 e i 24 anni selezionati fra i circa 400 che hanno risposto alla chiamata pubblica di Making (of) love nei mesi scorsi. Ma procediamo con ordine.

 

“L’idea originaria di un documentario sull’educazione al piacere in realtà è del professor Paolo Mottana”, ci spiega Lucio Basadonne, co-regista del progetto – e dell’ormai celebre “Unlearning” – insieme alla sua compagna Anna Pollio. Docente di filosofia dell’educazione, promotore della pedagogia immaginale e della controeducazione (o gaia educazione), Mottana aveva già collaborato con Lucio e Anna in “Figli della libertà”, secondo film della coppia, durante il quale appariva in video per sottolineare che “la pedagogia della scuola tradizionale produce disciplinamento; i ragazzini che imparano ad obbedire e ad essere dipendenti è una delle cose che fa più comodo ad un sistema di potere”.

making of love 1L’idea era quella di creare insieme un film per uniformare la scuola pubblica italiana a quella dei paesi europei nei quali l’educazione sessuale è obbligatoria. “In Italia, infatti”, sostiene Lucio, “non si è mai andati oltre alle fredde spiegazioni scienti­fiche sull’anatomia, la contraccezione, le malattie sessualmente trasmissibili. Al punto che pornogra­fia e forum sul web sono diventati i veri maestri degli adolescenti in un paese in cui crescere è, di fatto, ancora un tabù”.

 

Questo documentario, invece, parlerà di diritto al piacere, di eros leggero e ludico. Lo farà mostrando quella visione laica e gioiosa della sessualità che nel mondo occidentale si sta diffondendo attraverso il movimento sociale e filosofico conosciuto come Sex Positive. Una visione basata anzitutto sul sesso sicuro e sul consenso esplicito delle persone coinvolte, nonché sulla libera espressione delle proprie preferenze sessuali. “L’idea è quella di affrontare tutti gli argomenti di cui si ha più diffi­coltà a parlare: masturbazione, omosessualità, sex toys, poliamore, coppia, identità di genere, consenso, BDSM, voyerismo/esibizionismo. Perché il sesso non sia visto solo come quello prestazionale dei porno, ma fatto di sapori, odori, libertà, spirito, pratiche… persino arte”.

 

Lucio, Anna e Paolo hanno lavorato per quasi un anno alla scrittura del film senza trovare un plot che li convincesse totalmente. Fino a quando si sono chiesti “e se fossero i ragazzi stessi a scriverlo e a girarlo? Non sarebbe più interessante e funzionale farsi da parte ed essere solo mentori lasciando a loro il ruolo di principali creativi?” Detto, fatto.

 

I “creativi” che gireranno il film sono stati scelti dopo una chiamata pubblica diffusa attraverso i social. Delle circa 400 candidature pervenute via mail, ne sono state selezionate 250. A ciascuno di questi candidati è stato quindi chiesto di inviare un breve video tematico, come si diceva all’inizio. I circa 150 video arrivati sono stati poi scremati fino a raggiungere la cifra di 35 potenziali protagonisti. Costoro sono stati divisi in gruppi e invitati a un casting a Genova, durante il quale hanno giocato a obbligo e verità, cosa che ha permesso di capire come lavoravano insieme, quanto erano curiosi, se erano disponibili a esporsi sia con il corpo che con le emozioni. “Inizialmente pensavamo di prendere solo quattro ragazzi”, rivela Lucio, “ma nell’ultimo gruppo si era creata un’alchimia davvero speciale e così alla fine abbiamo deciso di prendere tutti gli otto candidati da cui era composto.”

 

E così i protagonisti, quattro ragazzi e quattro ragazze, qualche settimana fa si sono ritrovati di nuovo a Genova per partecipare a tre giorni di workshop sulla sessualità tenuti dallo stesso Paolo Mottana, dai registi Silvano Agosti e Monica Stambrini e da altri intellettuali che hanno aderito al progetto. Si è parlato di tantra e sessualità sacra, di fetish e BDSM, di squirting e sesso anale, di voyerismo ed esibizionismo, di identità di genere e di sessualità nei disabili, fino alla storia dell’arte erotica. “Avevamo la necessità di fornire ai ragazzi, specie a quelli più giovani e con meno esperienze, degli strumenti in più e un vissuto comune su cui confrontarsi”, chiarisce Lucio.

 

Tra i selezionati c’è la 22enne Isa, che ha deciso di giocarsi tutte le sue ferie dal lavoro pur di partecipare al film. “Sento l’urgenza di scardinare i troppi tabù legati alla sessualità, di urlare al mondo che c’è bisogno di liberazione, di un approccio positivo all’erotismo”, ci racconta. “Prima dei workshop non avevo un’idea precisa di quanto rivoluzionaria possa essere la cultura del consenso in questo campo e di quanto importante sia il gioco per poter esplorare con leggerezza i nostri limiti”. La cosa che più l’ha colpita finora è la nuova consapevolezza che “noi ragazzi non abbiamo strumenti per capire se una cosa ci piace oppure no; se quello che facciamo ci piace davvero o lo scegliamo solo per ubbidire alla pressione sociale.”

 

Il 18enne Matteo ci parla invece della grande intesa che si è creata nel gruppo, del supporto emotivo nei diversi momenti, per niente semplici, in cui ciascuno ha rivelato parti profonde di sé: preferenze sessuali, perversioni, sensazione di essere fuori dell’ordinario. “Quando mi sono iscritto al casting, io che sono cresciuto circondato da tabù, non pensavo di poter portare qualcosa di interessante. Ma alla fine ho capito che la mia scarsa esperienza in materia riflette esattamente ciò che manca nella scuola. Alla fine mi sono sorpreso di me stesso, del modo in cui sono riuscito a uscire dalla mia comfort zone”.

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Matteo ci confessa di non nutrire molte speranze che questo approccio, a suo avviso pur così necessario, venga sposato dalla scuola pubblica. “Ricordo che in quarta elementare, durante un progetto sperimentale di educazione sessuale, un compagno chiese candidamente all’insegnante cosa significasse il termine sborra, che aveva sentito chissà dove. A quella richiesta la maestra andò su tutte le furie e, dopo una filippica su come si dovrebbero chiedere le cose, fece morire il progetto”.

 

Insomma, i nostri eroi dovranno davvero lottare con i benpensanti e la loro ipocrisia o l’Italia sarà finalmente pronta ad ascoltare il loro messaggio? Lo scopriremo tanto più presto quanto più alta sarà la partecipazione al crowdfunding che è stato appena lanciato per supportare il film. Oltre a essere girato, infatti, un documentario ha bisogno anche di essere montato, musicato e distribuito, tutte cose tutt’altro che facili in un paese dove le commedie scoreggione continuano a registrare record di incassi e il cinema indipendente, anche quello di qualità, fatica a trovare lo spazio che merita.

 

Dal canto nostro, ci auguriamo che il filo rosso che parte dall’Italietta pudica di mezzo secolo fa – raccontata nel geniale “Comizi d’amore” di Pasolini –, passa per la prima rivoluzione sessuale, con l’accettazione sociale di ciò che avviene al di fuori delle tradizionali relazioni etero e monogame, e arriva alla seconda rivoluzione sessuale, con il lento trasformarsi di tutto ciò che era affascinante e libero in pubblicità e pornografia, possa allungarsi ancora un po’, fino ad arrivare a “Making (of) love”.

 

Perché di un manifesto della terza rivoluzione sessuale, nel quale l’erotismo si mostra per ciò che è, fuori dalla gabbia ideologica del proibito in cui è da sempre relegato, onestamente ne sentiamo il bisogno anche noi.

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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