4 Apr 2014

Scuola e metodi di valutazione: i limiti delle prove Invalsi

Questa settimana Terranave torna a parlare di scuola ed in particolare dei sistemi di valutazione che esistono nelle scuole italiane, […]

alg-high-school-test-jpgQuesta settimana Terranave torna a parlare di scuola ed in particolare dei sistemi di valutazione che esistono nelle scuole italiane, entrando nello specifico nel merito del sistema in vigore dal 2007 portato avanti dall’ente di ricerca denominato Invalsi che dovrebbe avere come fine non la valutazione del singolo alunno ma della scuola in generale; una valutazione affidata a test standardizzati sottoposti periodicamente agli studenti e alle studentesse. La trasmissione radiofonica a cura di Amisnet ha cercato di capire meglio il funzionamento di questo meccanismo attraverso esperti in sistemi valutativi, ma anche con maestri e genitori.

L’Invalsi è l’Ente di ricerca che ha raccolto l’eredità del Centro Europeo dell’Educazione (CEDE), istituito nei primi anni settanta del secolo scorso. L’Istituto, tra l’altro, effettua verifiche periodiche e sistematiche sulle conoscenze e abilità degli studenti e sulla qualità complessiva dell’offerta formativa.

Dal 2007 queste verifiche, meglio note come “prove Invalsi”, vengono somministrate a fine anno nelle classi seconda e quinta della scuola primaria, prima e terza della scuola secondaria di primo grado, seconda e ultima della scuola secondaria di secondo grado. Le prove consistono in test standardizzati basati su una metodologia consolidata a livello internazionale, incentrati su due discipline: l’italiano e la matematica. Una pratica di verifica che dovrebbe garantire un’alta qualità del nostro sistema formativo, ma che attualmente, secondo molti esperti in sistemi valutativi, presenta molti limiti e criticità.
Vittoria Gallina si occupa di educazione degli adulti, è stata responsabile di due ricerche internazionali dell’Ocse sui test standardizzati e adesso collabora saltuariamente con l’Invalsi. Convinta che ogni Paese con un sistema pubblico che voglia garantire autonomia alle scuole e livelli comparabili di offerta formativa a tutti i cittadini debba avere un sistema di valutazione, la professoressa non nega che il sistema di valutazione attuale abbia ancora molte criticità.
“I risultati di queste prove ancora non sono in grado di dirci niente di nuovo sulle scuole – spiega la professoressa – il sistema di valutazione poi non ha ancora delineato come affrontare le eventuali difficoltà che scuola e insegnanti potrebbero avere. Ma soprattutto io credo che la valutazione di una scuola non possa basarsi solo sull’apprendimento degli studenti”.
Secondo il maestro Franco Lorenzoni uno dei più gravi limiti del sistema Invalsi è di non avere dichiarato con precisione i suoi obiettivi, così che oggi insegnanti e alunni spesso vivono le prove come un esame e non come un sondaggio a fini statistici.
Ripercorrendo le tappe principali dei sistemi valutativi nelle scuole, il professor Guido Armellini evidenzia che a partire dagli anni ’90 si è tentato, oltre che a misurare le prestazioni relative alla sfera cognitiva, di tenere sotto tiro tutte le variabili dell’apprendimento. Presumere di racchiudere in una valutazione classificatoria aspetti dell’esperienza umana come il rispetto, la capacità di collaborazione, l’imprenditorialità, è molto discutibile, sostiene Armellini, ma è indubbio che la valutazione sia essenziale.
“L’assenza di valutazione è una grave forma di squalifica nei confronti della persona che entra in relazione con noi, è come se le comunicassimo che non abbiamo nessun vero interesse per ciò che fa ed è. Valutare insomma vuole dire dare valore, ma la valutazione che si limita a esprimere un voto deve essere molto circoscritta”.
 
Per saperne di più:
Il sito del network Amisnet: amisnet.org
L’archivio delle puntate di Terranave: www.italiachecambia.org/categoria/terranave/

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