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10 Set 2014

Io faccio così #39 – Ugo Biggeri: "L'interesse più alto? Per Banca Etica è quello di tutti!"

Una banca che non commercia in armi, rispetta l’ambiente e sceglie di finanziare soltanto progetti con principi etici? Sembra quasi un’ossimoro e invece sono molti gli istituti che svolgono le stesse funzioni delle banche classiche ma operano con nuovi principi. La più grande e diffusa su tutto il territorio è Banca Popolare Etica, nata nel 1999.

Circa un mesetto fa ero in viaggio da Roma a Firenze. In macchina, chiacchieravo del più e del meno con una compagna di viaggio incontrata sul popolare portale di carpooling Blablacar. Parlavamo del più e del meno e di Università e viene fuori che ha fatto una tesi sul microcredito con Ugo Biggeri, docente di Finanza e microcredito per Sviluppo all’Università di Firenze, oltre che direttore di Banca Etica.

“Non te lo aspetteresti da una persona impegnata come lui” mi dice “eppure era sempre presente a lezione e faceva ricevimenti lunghissimi, ben oltre gli orari standard. Addirittura durante la stesura della tesi dedicava i suoi fine settimana a me e agli altri tesisti, ci invitava a casa sua e lavoravamo insieme”.

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Basterebbero queste poche parole per inquadrare Ugo Biggeri, che abbiamo intervistato, e per capire che Banca Etica non è una banca come tutte le altre. Se non vi bastasse potete anche dare un’occhiata al suo curriculum.

Ma perché c’è così bisogno di una banca etica? Prima di rispondere a questa domanda proviamo a fare un gioco. Provate a indovinare chi ha scritto le parole qua sotto:

“La banca è qualcosa di diverso da un essere umano. Capita che chiunque faccia parte di una banca non approvi l’operato della banca, eppure la banca fa lo stesso. Vi ripeto che la banca è qualcosa di più di un essere umano. È il mostro. L’hanno fatta degli uomini, questo sì, ma gli uomini non la possono tenere sotto controllo. […] La banca, il mostro, deve sempre fare profitti. Non può fermarsi. Morirebbe. No, è una tassa senza fine. Quando il mostro smette di crescere muore. Non può restare com’è”.

Come dite? Le avete sentite urlare da un manifestante in piazza con gli indignados? O forse sono opera di qualche riottoso occupante di Zuccotti Park, membro del movimento di Occupy Wall Street? Magari, invece, le ha scritte un giornalista o un analista non conforme al pensiero unico del mercato?

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Niente di più lontano dal vero. Sono parole che risalgono a più di settant’anni fa. Le scrisse, sul finire degli anni Trenta, il romanziere americano John Steinbeck; le trovate a pagina 42 del romanzo che è considerato la sua opera principale: “Furore”. Parole che ci suonano familiari, che mai sospetteremmo possano arrivare da così lontano.

Eppure ciclicamente, quando il sistema economico entra in crisi, le principali banche mondiali mostrano il loro volto più aggressivo e violento e di conseguenza vengono additate come responsabili di atti efferati, violenze, prevaricazioni e ingiustizie sociali. Basta poco, a chi controlla le leve del denaro, per mettere sotto scacco intere economie nazionali, mettendo in difficoltà milioni di persone. Le banche sono coinvolte nella vendita di materiale bellico, spingono per le privatizzazioni, vogliono mettere le mani sui beni comuni, speculano, diffondono titoli tossici.

Potremmo stare ore a compilare l’elenco delle “cattive abitudini” degli istituti di credito. Tuttavia le banche ci sono anche drammaticamente necessarie: esse possono fornirci e custodire il credito e facilitare le nostre operazioni economiche. A salvarci da questa impasse sono nati alcuni istituti che svolgono le stesse funzioni delle banche classiche ma operano con principi etici. Dunque, ad esempio, non commerciano in armi, rispettano l’ambiente e scelgono di finanziare soltanto progetti in linea con i propri principi.

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La più grande e diffusa su tutto il territorio è Banca Popolare Etica, nata nel 1999 per iniziativa di alcune organizzazioni del terzo settore italiane. E a riprova che fare scelte diverse paga, i dati diffusi da Banca Etica quest’anno in occasione del suo 15esimo compleanno sono talmente positivi da risultare sbalorditivi.

Secondo lo studio condotto da Altis dell’Università Cattolica di Milano in un momento di totale sfiducia dei cittadini nei confronti degli istituti bancari, Banca Etica vede crescere i suoi numeri complessivi e la fiducia nei suoi confronti. Nel 2013 la raccolta diretta è cresciuta dell’11% mentre per le altre banche si è registrata una contrazione complessiva del -1,9%.

Negli anni ha finanziato 23.804 fra famiglie e imprese, con il 70% dei finanziamenti deliberati che sono andati ad enti non profit (contro l’1% della media del sistema bancario italiano). I tassi di interesse praticati da Banca Etica sui prestiti alla clientela (famiglie, enti non profit, imprese sociali) sono mediamente più bassi rispetto al resto del sistema bancario.

I finanziamenti concessi da Banca Etica per l’installazione di impianti per le energie da fonti rinnovabili hanno permesso di evitare – ogni anno – l’emissione di oltre 25mila tonnellate di CO2, con un risparmio per la collettività quantificabile in 410mila euro l’anno.

Banca Etica dimostra che si può gestire una banca rispettando valori che non siano il puro profitto. E che, come recita il suo payoff, l’interesse più alto è – e resta – quello di tutti.

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