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27 Nov 2014

Basilicata: i comuni impugnano lo "Sblocca Italia" presso la Corte Costituzionale

Scritto da: Laura Pavesi

Oltre quaranta comuni della Basilicata hanno deciso di opporsi alla trivellazione del territorio lucano finalizzata alla ricerca di gas e […]

Oltre quaranta comuni della Basilicata hanno deciso di opporsi alla trivellazione del territorio lucano finalizzata alla ricerca di gas e petrolio e di promuovere davanti la Corte Costituzionale la questione di legittimità del Decreto “Sblocca Italia”.

 

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 Trivellazioni-nel-Cilento

 

Sono già oltre quaranta i comuni della Basilicata che hanno deciso di fermare la continua trivellazione del territorio lucano finalizzata alla ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi e di promuovere davanti la Corte Costituzionale la questione di legittimità del Decreto Legge 133/2014, meglio noto come “Sblocca Italia”.

 

Tra i numerosi provvedimenti, lo “Sblocca Italia” contempla agli Artt. dal 36 al 39 anche il potenziamento delle “attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi” liquidi e gassosi in terraferma (onshore) e in mare (offshore) e delle conseguenti attività di “stoccaggio sotterraneo di gas naturale” su tutto il territorio nazionale, senza che regioni, province e comuni possano opporsi alle decisioni prese dal governo.

 

Determinati ad impedire lo scempio del loro territorio, i comuni lucani hanno deciso di agire ed impugnare, in particolare, l’Art.38 del D.L. 133/164 intitolato “Misure per la valorizzazione delle risorse energetiche nazionali”. Tale articolo definisce le “attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e quelle di stoccaggio sotterraneo di gas naturale” come attività “di interesse strategico”, “di pubblica utilità, urgenti e indifferibili”. E in nome di questo “interesse strategico”, il governo italiano concede “l’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio dei beni” e prevede che, “qualora le opere (di cui sopra) comportino variazione degli strumenti urbanistici, il rilascio dell’autorizzazione” abbia addirittura “effetto di variante urbanistica”.

 

Forse non tutti sanno che la regione italiana maggior produttrice di gas naturale e petrolio greggio è proprio la Basilicata: qui si trova, infatti, uno dei giacimenti petroliferi onshore più grandi e “ambiti” d’Europa e, di conseguenza, qui si concentra la maggior parte delle concessioni di terraferma concesse dai governi italiani. Ma lo “Sblocca Italia” prevede l’annullamento della partecipazione delle amministrazioni locali e dei cittadini a qualsiasi processo decisionale ed è per questo che alcuni comuni della Basilicata hanno deciso di chiedere formalmente al Presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella, di impugnare il D.L. 133/2014 Italia” (e la relativa Legge di conversione, L. 162/2014) presso la Corte Costituzionale e di promuoverne la questione di legittimità.

 

L’iniziativa dal basso è stata lanciata il 19 settembre scorso a Villa d’Agri, frazione di Marsicovetere (Potenza) e la risposta non si è fatta attendere. Il primo ad aver deliberato l’impugnazione dello “Sblocca Italia” è stato il comune di Craco (Matera) e la lista (disponibile e aggiornata a sabato 22.11.2104 sul sito OLA- Organizzazione Lucana Ambientalista) conta già 44 comuni, ubicati in entrambe le province della Basilicata. Quasi tutti i consigli comunali aderenti all’iniziativa hanno deliberato la richiesta indirizzata al presidente della Regione Basilicata di impugnare lo “Sblocca Italia” all’unanimità. E alcuni di loro sono andati oltre decidendo, contestualmente, di intraprendere ulteriori iniziative “vòlte ad impedire attività di ricerca o estrazione di idrocarburi su tutto il territorio comunale”.

 

Che la Basilicata sia ricchissima di idrocarburi è confermato dal “Rapporto annuale 2014” redatto dal Ministero dello sviluppo economico (Direzione generale per le risorse minerarie ed energetiche-DGRME) e relativo alle attività estrattive nazionali del 2013. Per quanto riguarda il petrolio, la produzione totale nazionale del 2013 è così suddivisa: il 13% del greggio proviene dalle concessioni in mare (offshore) e l’87% da quelle in terraferma (onshore) – e di queste ultime, il 79% viene dalla sola Basilicata (Tabella 1).

 

 Petrolio_Tabella1

 

Stessa cosa per il gas naturale: 69% dall’offshore e 31% dall’onshore, la metà del quale (16%) si concentra in Lucania (Tabella 2).

 

Gas_Tabella2

 

Negli ultimi cento anni, cioè dall’inizio del ‘900 ad oggi, in Basilicata sono stati perforati ben 479 pozzi onshore (271 nella provincia di Matera e 208 in quella di Potenza) e, attualmente, “solo” 38 sono ancora in produzione: 11 per il gas e 27 per il petrolio – come si evince, da un lato, dai preziosi dati di OLA e, dall’altro, dalla “Carta dei titoli minerari vigenti” e dall’elenco aggiornato delle “Concessioni di coltivazione nella Regione Basilicata” disponibili sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico .

 

Essendo così ricca di idrocarburi, la Basilicata è, da sempre, una regione molto “ambita” dalle compagnie petrolifere e uno dei primi effetti negativi dello “Sblocca Italia” è che qui i titoli concessori potrebbero raddoppiare nel giro di pochi mesi (ved. immagine sotto, fornita da OLA), Ma con l’entrata in vigore dello “Sblocca Italia” le comunità locali non avranno più alcuna voce in capitolo sulle “attività di prospezione, di ricerca e coltivazione” di gas e petrolio e neppure sulla realizzazione di tutte le infrastrutture ad esse collegate, ad esempio quelle per lo stoccaggio sotterraneo di gas o per la ri-gassificazione del gas naturale liquefatto (o LNG-Liquified Natural Gas).

 

Basilicata_SbloccaItalia

 

Molti comuni lucani si sono già attivati contro l‘incostituzionalità dello “Sblocca Italia”, ma il Sindaco di Palazzo San Gervasio (Potenza), Michele Mastro, ha deciso di rivolgere un accorato appello a tutti i Sindaci che non hanno ancora aderito all’iniziativa. “Scrivo un appello a tutti i miei colleghi” – si legge nella lettera pubblicata da OLA – “chiedendo loro di dare seguito a quanto deliberato il 13.10.2014 durante la Conferenza dei Sindaci, in nome della difesa e salvaguardia della Terra lucana. Sono certo che tutti i miei colleghi, o comunque buona parte di loro, sapranno cogliere con entusiasmo e convinzione il mio invito”. 

 

“Il 4 Dicembre p.v.”, continua il Sindaco di Palazzo San Gervasio, “giorno di convocazione del Consiglio Regionale, siamo chiamati tutti noi Sindaci, in qualità di rappresentati delle rispettive Comunità, a manifestare a fianco dei nostri cittadini, espressione della volontà popolare, e a far sentire la vicinanza istituzionale dissentendo dallo “Sblocca Italia” ed in particolare dagli artt. 35, 36, 37, 38. Una presenza fisica necessaria in nome di quell’unico partito che potremmo tutti insieme definire “Difesa del Territorio”. Tanti cittadini saranno presenti il 4 Dicembre e Noi, portatori e difensori degli interessi delle Comunità che rappresentiamo, non possiamo non essere al loro fianco”.

 

“Respingiamo con fermezza quella fallace idea di sviluppo vòlta a far diventare i nostri territori preda di società d’affari. Quelle stesse società che propinano attività industriali ed inquinanti in sostituzione a ciò che era ed è tuttora pre-esistente al loro arrivo: l’Agricoltura di qualità. Oggi”, conclude Mastro, “mi rivolgo a tutti i miei colleghi e alle loro rispettive Comunità dicendo: non permettiamo che sulla nostra Terra si decida in nostra assenza e con il nostro silenzio. Non c’è tempo da perdere per rispondere al gravissimo attacco che le nostra Terra ha ricevuto da parte di chi, a livello nazionale, probabilmente non la conosce a sufficienza”.

 

L’elenco aggiornato dei comuni aderenti all’iniziativa e ulteriori informazioni sono disponibili sul sito OLA-Organizzazione lucana ambientalista

 

Leggi anche “Trivelle, acqua privata e inceneritori: è la ricetta dello “Sblocca Italia” per la ripresa” 

 

 

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