26 Set 2017

Due anni dopo… Che meraviglia una vita diversa

Scritto da: Daniel Tarozzi

"Temevo il grande salto. Lasciare la città per trasferirmi in un piccolo paesino del cuneese. E invece ho presto scoperto che lì, tra i monti, non ero mai solo e che gli abitanti di queste valli, umani e non, mi avrebbero accolto superando le mie più rosee aspettative".

Sono cresciuto a Roma, ma ogni estate della mia vita l’ho trascorsa in un piccolo paesino disperso tra i monti liguri-piemontesi, in provincia di Cuneo, ma a due passi dal mare. Nel 2015, dopo decenni di approfondite riflessioni, ho finalmente trovato il coraggio di fare il grande passo e mi sono trasferito nel mio angolo di paradiso da sempre sognato, ma solo assaggiato.

riabitare alto

Temevo che una volta trovatomi lì, sarei stato deluso o respinto dalle genti del posto, dagli inverni rigidi, dalla solitudine, dall’isolamento. Mai convinzione si è rilevata più fallace.

Alto – così si chiama il piccolo comune di circa 130 abitanti – mi ha accolto in modo discreto ma rassicurante. I miei occhi di cittadino frenetico si sono spalancati increduli quando ho scoperto la semplicità dei gesti quotidiani, l’oste del Paese che ritira per te la posta se non ci sei, il vicino appena conosciuto che si getta sotto il tuo motore per aiutare a ripararlo, l’idraulico che non si fa pagare. Vivevo da solo, nel mio primo inverno tra i monti (700 metri di altezza, ma con “vista mare”). Vivevo da solo ma di notte sentivo i rumori del vento, la mattina i canti degli uccelli, a tutte le ore percepivo la vita fremere nei boschi intorno alla mia casa.

Avevo vissuto a Roma e Milano e spesso – immerso nella gente – mi ero sentito solo. Ora, solo, mi sentivo immerso nella vita. Strane storie, direbbe qualcuno. E poi… E poi ho cominciato a incontrare gli altri abitanti del luogo. Ghiri che pasteggiano sul mio tetto, daini che saltano nel mio giardino, volpi, tassi, ricci e chissà quali altre specie che non sono riuscito a identificare. Li incontro di notte, quando torno a casa e li illumino con i miei fari. Loro scappano, mi guardano, io mi emoziono, mi fermo.

E poi le lucciole, le farfalle, le api, persino le vespe. Ed ecco il primo orto della mia vita. La scoperta dei fiori che si nascondono dietro ai frutti che poi raccoglieremo. L’emozione del sapore autentico. L’ansia della siccità, del vento forte, della pioggia improvvisa.

E ancora nuovi vicini che, improvvisamente, vengono a popolare case da anni abbandonate. Cittadini che si trasferiscono in un borgo a pochi chilometri dal mio per avviare progetti entusiasmanti.

Amici e amiche che popolano la mia valle e che si rivelano generosi, brillanti, entusiasti.

Due anni dopo lo posso dire. Amo vivere nella mia montagna cuneese affacciata sul mar ligure. Per ora ci sto poco. Sono sempre in viaggio. Ma dopo 39 anni, ho davvero un posto che posso chiamare casa. E anche quando sono lontano so… che lì non sono mai solo.

Articoli simili
“Qui proteggiamo gli animali e diamo loro una seconda possibilità”
“Qui proteggiamo gli animali e diamo loro una seconda possibilità”

Natale, gli animali non sono giocattoli. Solo adozioni responsabili

“La Crava Cuntenta”: un’azienda agricola per riscoprire la campagna

Mappa

Newsletter

Visione2040

Mi piace

Milarepa, il collettivo che recupera i muretti a secco liguri

|

Vinokilo, il mercato circolare di abiti usati venduti al chilo

|

Piantare alberi salverà il mondo, ma attenzione a come lo fate

|

Lightdrop, la piattaforma che sostiene relazioni e territorio, cerca collaboratori

|

Ballottaggi: e ci ostiniamo a chiamarla maggioranza! – Aspettando Io Non Mi Rassegno #4

|

Famiglie Arcobaleno: Leonardo e Francesco, storia di due papà – Amore Che Cambia #28

|

Nasce il libro che racconta gli ecovillaggi italiani: uno strumento per cambiare vita