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9 Ott 2017

“L'obiettivo dell'economia? Permettere di vivere dignitosamente”

Scritto da: Roberto Vietti

Dar vita ad una società che permetta alle persone di vivere dignitosamente. Come raggiungere questo obiettivo? A descrivere un sistema che consenta a tutti di vivere molto meglio è il testo ‘La società del benessere comune’. Ne abbiamo parlato con Francesco Gesualdi, coautore del libro.

Ecco la seconda parte dell’intervista a Francesco Gesualdi, autore con Gianluca Ferrara del libro “La società del benessere comune”, un appassionante studio nato con l’obiettivo di permettere a tutti di vivere molto meglio, senza necessariamente consumare sempre di più.

 

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Proviamo dunque ad andare a fondo della nuova rotta verso una società del benessere comune. C’è un concetto, un valore marcato, al suo interno. Abbiamo chiesto a Francesco Gesualdi come la spiegherebbe in parole semplici a un bambino.

 

“Si tratta di un nuovo manuale di economia per la logica delle nuova rotta. E con nuova rotta si intende l’obiettivo “di permettere alle persone di vivere dignitosamente”. Per raggiungere questa meta le risposte possibili sono tante. Tale scritto descrive un possibile sistema per permettere a tutti di avere una vita dignitosa, precisando che ‘l’essere umano non è soltanto un corpo che deve essere riempito, ma vi sono una serie di dimensioni che devono essere soddisfatte in maniera armonica’. In tutto ciò il ruolo e il rispetto del nostro pianeta limitato è fondamentale. Bisogna avere la capacità di garantirci ciò che ci serve tenendo conto del fatto che viviamo in un pianeta dalle risorse limitate”.

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In questo senso, il libro ha un impianto valoriale che trae linfa da quello della decrescita. L’attuale situazione economica “è tutta orientata verso la crescita, e ciò non è compatibile con quello che sono le condizioni del pianeta”. Il movimento della decrescita è stato fondamentale per la critica al sistema attuale. Tuttavia, secondo Francesco, ha ancora fatto poco “per cercare di capire dove ci proiettiamo. E questa è la grande domanda che tutti ci pongono: non ci siamo ancora attrezzati a sufficienza per dare una risposta”. Non c’è un’unità di vedute rispetto alla visione.

 

Quel che viene proposto ne “La società del benessere comune” è una proposta seria, netta, definita. Eppure immaginarsi che tale nuova rotta venga attuata in tempi brevi, risulta abbastanza difficile ai miei occhi. Si potrebbe pensare di iniziare ad utilizzare questa proposta non a livello macro – a livello nazionale – ma provare ad applicarla su basi comunitarie, di piccoli comuni?

 

In questi giorni, ad esempio si sta pensando di riattivare il servizio civile obbligatorio, che in qualche modo si avvicina alla nuova rotta tracciata da Gesualdi e Ferrara. “Ho sentito tanti che fanno questa proposta perché si rendono conto che la comunità ha tanti bisogni, non ha più soldi ed è così che si riscopre il lavoro d’uso”. È necessario prendere consapevolezza “che dobbiamo andare oltre la mediazione del denaro”.

 

È necessario in questo momento “far crescere il pensiero. Facciamo crescere la proposta e facciamo crescere anche la sperimentazione dovunque sia possibile”, con la speranza che queste esperienze diventino sempre di più.

 

“Nessuno sa come avvengano i cambiamenti”. Se andiamo indietro nella storia, per esempio, “il passaggio dal medioevo alle città è avvenuto in maniera spontanea, non c’è stata una vera rivoluzione. Semplicemente qualcuno ha iniziato a costruire dei borghi”.

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“Dobbiamo essere capaci – e qui troviamo il fulcro del pensiero di Gesualdi – di associare all’esperienza in piccolo anche il pensiero di una proposta in grande, perché questo ci da maggiore possibilità che si trasformi in atto politico e che coinvolga tutti a un certo livello”.

 

Quale è il consiglio da dare ad un giovane appena laureato in economia, o in generale, a chi si affaccia nel mondo del lavoro? “Mi rendo conto che tutti noi abbiamo bisogno di sopravvivere stando in questo sistema”, giungendo così a dei compromessi. “Dovremmo essere capaci di far crescere in noi un atteggiamento schizofrenico: da una parte collaborare col sistema, dall’altra cerchiamo di generare in noi i giusti anticorpi, attraverso l’informazione e il pensiero, per far crescere anche l’altro tipo di economia”.

 

L’ultima domanda non può che essere cos’è per Francesco Gesualdi il cambiamento. Come lo vede, come lo vive e come lo declina nella sua quotidianità.

 

“Lo vedo in forma multidimensionale, un cambiamento che si attua su più piani”. Ad esempio, si attua con la pratica quotidiana, solitaria e di gruppo, “attraverso dei comportamenti che si differenziano rispetto a quelli che sono gli imperativi dominanti”. Si declina, anche, con “un pensiero di orizzonte lungo”. Il cambiamento è dunque “la capacità di occupare tutti questi spazi contemporaneamente. Lo so per esperienza personale”. L’intento è quello di “vivere con coerenza a livello personale, indipendentemente da quello che fanno gli altri, cercando di allargare l’esperienza a livello di gruppo e così allargandola ulteriormente a livello di piccola comunità, anche a livello istituzionale. Andando avanti, “senza lasciare niente di intentato, occupiamo tutti gli spazi possibili”. D’altronde, nulla accade per caso.

 

 

Leggi la prima parte dell’intervista

 

 

 

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