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28 Mag 2019

Sharing for Future: salvare il mondo a partire dalla condivisione

Due domeniche al mese negli spazi pubblici concessi dal comune di Jesi le persone lasciano vestiti e oggetti che non usano più a disposizione di chi ne ha bisogno. Ispirata dalla mobilitazione per il clima di Fridays for Future e da un viaggio a Berlino, l’iniziativa basata sullo scambio, il recupero e la condivisione ha preso il nome di Sharing For Future ed è stata lanciata da Caterina Solustri, giovane donna marchigiana che abbiamo intervistato.

Caterina Solustri è una giovane donna di Jesi. Il suo primo incontro con le pratiche di sostenibilità ambientale è stato sei anni fa in Argentina, dove ha vissuto qualche mese in ecovillaggio, frequentando un corso di permacultura. Da lì in poi ha sempre viaggiato. A Roma ha partecipato a Hortus Urbis, un’esperienza di orto urbano. Ha coordinato un progetto della Caritas che recuperava tessuti di scarto per dare lavoro a donne migranti. Attualmente sta studiando scienze dell’educazione all’università e segue i corsi di Asilo nel Bosco. Insieme al marito ha preso in affitto un bosco in cui intende costruire giochi sugli alberi, lavorare con i bambini sull’educazione ambientale e creare uno spazio in natura per le famiglie.

 

La sua ultima iniziativa, Sharing for Future, è figlia di un viaggio a Berlino, città in cui è d’uso mettere fuori dai portoni degli scatoloni con ciò che alle persone non serve più. Per quattro anni, Caterina, ha trasportato questa pratica nella sua città come iniziativa privata, mettendo all’ingresso del palazzo dove vive scatoloni con oggetti e vestiti. La sera, tornando, spesso trovava lo scatolone vuoto e a volte un bigliettino con scritto “grazie”, e questo la rendeva felice.

La manifestazione di Fridays for Future del 24 maggio a Jesi

La manifestazione di Fridays for Future del 24 maggio a Jesi

Quando il movimento Fridays for Future ha preso forza, coinvolgendo gli abitanti di Jesi, si è fatta spazio la proposta di sostenere questa modalità di condivisione, con il doppio fine di essere di utilità agli altri e di contenere i rifiuti e l’impatto ambientale. Per evitare che l’iniziativa non venisse ben recepita, o che qualcuno potesse trovarvi la copertura per lasciare rifiuti per le strade, si è pensato di agire in comunità, creando uno spazio e un tempo in cui le persone possano scambiarsi ciò che a qualcuno a ingombra la soffitta e a qualcun altro potrebbe fare comodo.

 

Da aprile l’iniziativa ha preso il via, e si svolge due domeniche al mese, dalle dieci a mezzogiorno, negli spazi pubblici che il comune ha concesso al gruppo di volontari di Sharing for Future. La seconda e l’ultima domenica del mese gli abitanti di Jesi che avevano qualcosa da condividere lo hanno portato ai volontari per poi passare a riprendere il proprio scatolone più o meno vuoto a mezzogiorno. Questo tipo di organizzazione rende liberi i volontari da complicazioni logistiche legate alla gestione di eventuali oggetti rimasti. Nel tempo, comunque, i promotori dell’iniziativa mirano a dare più struttura al progetto individuando un posto fisico che consenta lo scambio di oggetti più ingombranti, come divani, mobili, doghe etc, e che non vincoli chi dona a riprendersi ciò che non è stato preso in giornata.

 

La città ha risposto bene all’invito, e sono stati donati aspirapolveri, pentole, piccoli elettrodomestici, vestiti, libri, sedie, biciclette, lampade. “Si è innescato come un circuito. Le persone hanno proprio bisogno di questo: di fare le cose senza nulla in cambio. Altrimenti si pensa sempre al baratto: ‘io ti do, ma tu che mi dai?’”, racconta Caterina.

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Quando lo scambio è stato organizzato in un quartiere più marginale della città è stato predominante l’aspetto della solidarietà. Qualcuno è tornato a casa entusiasta con qualche vestito o bene d’uso quotidiano. La cultura dello scambio, tuttavia, ha contagiato anche le persone più benestanti, che sono passate di buon grado per prendere un libro o qualche oggetto curioso o vintage. Il cuore dell’iniziativa, infatti, è la sperimentazione dello scambio come atto civico, come specchio di una mentalità che si domanda “Perché comprare cose nuove, se posso ridare vita agli oggetti facendoli passare di mano in mano?”.

 

I volontari di Sharing for Future sperano che questo diventi terreno fertile per una cultura della condivisione, “che passa non solo attraverso gli oggetti, ma anche attraverso i servizi, i talenti, i momenti sociali e le relazioni”. E già si muovono i primi passi in questa direzione, con l’organizzazione di merende e concerti durante le domeniche della condivisione.

 

A Jesi è stato lanciato un sassolino e Caterina si è detta disponibile a dare consigli e supporto ad altri che vogliano adottare questa semplice (ma grande) pratica anche nella propria città.