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24 Gen 2020

Marco Franzero: lo Yoga della Risata con i pazienti psichiatrici

Scritto da: Paolo Cignini

Abbiamo intervistato Marco Franzero, operatore Shiatsu con un passato da autotrasportatore, leader e teacher di Yoga della Risata che ha avviato un progetto sul ridere incondizionatamente insieme ad alcuni pazienti psichiatrici ad Alba, presso il Centro Ferrero. Da una maggiore sicurezza in loro stessi ad un aumento dell’affiatamento all’interno del gruppo, Marco ci racconta la sua esperienza e come lo Yoga della Risata ha cambiato il suo modo di rapportarsi al Mondo.

«Portare la risata in contesti così particolari ha valorizzato fortemente il mio percorso di cambiamento. Lavorare in passato con gli anziani, e oggi con i pazienti psichiatrici, mi riporta costantemente con i piedi per terra e mi fa sentire centrato e radicato con me stesso. Queste esperienze mi hanno trasformato nella direzione della valorizzazione di ogni attimo che vivo. La Risata mi ha fatto crescere… abbondantemente!».

Durante il Congresso nazionale di Yoga della Risata a Peschiera del Garda, tra le numerose e significative esperienze legate a questo mondo (di cui trovate un significativo approfondimento qui), abbiamo incontrato anche quella di Marco Franzero, operatore Shiatsu con un passato da autotrasportatore, leader e teacher di Yoga della Risata formatosi con Richard Romagnoli prima e con Lara Lucaccioni poi, ed Ambasciatore della Risata nel Mondo. 

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Foto di Tania Failla

Durante la sua esperienza ha avuto modo di lavorare insieme a bambini, anziani ed anche con alcune aziende, prima di avviare un progetto davvero stimolante e particolare insieme ad alcuni ragazzi e uomini psichiatrici ospiti del Centro Ferrero di Alba, con età compresa tra i trenta e i sessanta anni. Il progetto si è diviso in due serie di sessioni di Yoga della Risata distanti tre mesi l’uno dall’altra, ognuna delle quali ha previsto dieci incontri.

Le sessioni di Yoga della Risata è stata svolta grazie all’aiuto di due assistenti della struttura, che hanno aiutato Marco nella gestione del gruppo e nel raccogliere le impressioni che si susseguivano tra una sessione e l’altra. Grazie all’organizzazione di sessioni ad hoc di Yoga della Risata, appositamente elastiche e adattate al contesto del disagio psichico, Marco ha potuto sperimentare gli effetti della risata incondizionata con questo particolare gruppo.

«All’inizio non è stato facile, ma poi conoscendo il gruppo i risultati sono stati evidenti e si protraggono anche nelle attività quotidiane dei ragazzi oggi» ci inizia a raccontare Marco. «Alcuni di questi ragazzi hanno bisogno di assumere psicofarmaci, altri hanno problemi di controllo dell’umore mentre alcuni hanno anche un’indole più aggressiva. Inizialmente ho sperimentato un approccio tenue con loro, per riuscire a testare a livello intellettivo e fisico quello che riuscivano a fare nelle sessioni. Di fatto arrivare alla risata incondizionata, per loro, è stato paradossalmente più semplice, essendo privi di sovrastrutture mentali. È stato curioso lavorare, invece, sulle dinamiche di gruppo e sulle loro relazioni.»

Foto di Chiara Sacchetto

E cosa hai notato nel gruppo, durante le sessioni? Quali sono le dinamiche che ti è capitato di osservare?

Ho lavorato e insistito molto sulla capacità del singolo di esprimersi all’interno del gruppo, dato che alcuni di loro tendevano ad isolarsi o, generalmente, ad evitare l’interazione con gli altri. Dopo aver “rotto il ghiaccio”, ho cercato invece di sperimentare anche la vera e propria espressione delle emozioni, coniugandola alla risata, al gioco, alla gestualità e al rilassamento finale previsto nelle sessioni di Yoga della Risata.

La dinamica che si crea tra di loro, spesso, è simile a quella che si viene a creare in un contesto scolastico: all’interno del gruppo troviamo il personaggio più prepotente, quello più sensibile, quello escluso e quello che tende ad isolarsi autonomamente. In realtà l’approccio di gruppo, in questa modalità, è riuscito a pareggiare queste differenze: tutti sono riusciti ad avere una qualche forma di espressione, che fosse corporea, vocale, emozionale o giocosa. Il ballo è stata l’espressione più naturale; in generale il movimento, che fosse in gruppo oppure in coppia, è stata l’attività prediletta da parte loro durante le sessioni.

L’obiettivo ideale era quello di arrivare a concretizzare questo aspetto della risata e della gioia che ne consegue nella loro nella quotidianità. Diversi di loro hanno reagito positivamente a questo stimolo, portando con loro determinate gestualità, respirazioni o modi di fare nella vita di tutti i giorni, al di fuori delle sessioni.

Ci puoi raccontare alcuni dei risultati più interessanti che ti è capitato di osservare nei partecipanti?

Uno dei partecipanti, solitamente molto chiuso e con serie difficoltà relazionali anche da un semplice punto di vista visivo, ha avuto un graduale miglioramento grazie ad alcuni esercizi fatti in coppia, riuscendo a rimanere sempre più tempo nel gruppo ed arrivando poi alla fine ad esporsi lui, fisicamente, di sua spontanea volontà.
Un altro ragazzo aveva alcune difficoltà nell’uscire dal proprio contesto e dalla struttura che aveva sviluppato intorno a sè. Nel corso delle sessioni si è creata una relazione, tra me e lui, dove io gradualmente variavo il contesto, magari inserendo un esercizio diverso o una canzone nuova.

In questa modalità lui, pur accorgendosi della novità rispetto alle sue routine strutturali, si è concesso la possibilità di sperimentare cose nuove. Inoltre, inizialmente, non riusciva nemmeno ad esprimersi verbalmente e fisicamente davanti agli altri, anche se ci provava continuamente. Nel corso delle sessioni ha gradualmente smesso anche di balbettare, interagendo con gli altri personaggi del gruppo, con i quali spesso prima entrava solo in opposizione. Inoltre ha poi riportato moltissime delle pratiche fatte nelle sessioni anche nella sua vita quotidiana, anche per quanto riguarda gli esercizi di respirazione per alleviare lo stress.

Un altra persona tendeva solitamente ad estraniarsi dal gruppo e aveva degli sbalzi di comportamento molto netti: dopo le sessioni, gli assistenti della struttura hanno notato un significativo aumento della sua risata, soprattutto perché in passato lui non rideva quasi mai.

Come ti è sembrato il gruppo alla fine? Quali cambiamenti significativi hai visto?

Nella relazione tra loro è migliorato, significativamente, il prendersi cura a vicenda.  A tale scopo ho utilizzato, durante le sessioni, dei giochi di relazione ad hoc per affinare questa abilità in loro. I ragazzi hanno reagito bene anche a questo tipo di esercizi, di solito molto difficili per chi non riesce a fidarsi, lasciarsi andare e stare in relazione con il prossimo».

Una domanda su di te: come ti ha cambiato lo Yoga della Risata?
«Lo Yoga della Risata mi ha dato una significativa possibilità di lavorare su di me. Prima di arrivare allo Yoga della Risata stavo completando gli studi per diventare operatore Shiatzu, dopo che per venti anni ho fatto il trasportatore di mezzi pesanti. Ero dunque nel bel mezzo del cambiamento totale della mia vita, e la risata è riuscita a darmi quella spinta energetica necessaria alla sperimentazione e al mettersi in gioco in situazioni difficili, nella quale mai avrei immaginato di avventurarmi nella mia vita.

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