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2 Mar 2020

Mulinum: il mulino dei contadini nato grazie alla comunità

Scritto da: Paolo Cignini

Grazie ad un’incredibile risposta alla campagna di crowdfunding lanciata dal giovane imprenditore calabrese Stefano Caccavari per salvare un vecchio mulino a pietra è nato a San Floro, piccolo comune in provincia di Catanzaro, il progetto Mulinum. Si tratta di un’azienda agricola che produce grani locali e, al contempo, di un modello agricolo di valorizzazione delle tipicità del territorio ora replicato in altre zone d’Italia.

La realtà che vi raccontiamo oggi ci ha fatto sudare un (bel) po’ di camicie, come vi spiegheremo più avanti in quest’articolo. Parliamo del progetto Mulinum, nato nel 2016 dall’idea del giovane imprenditore calabrese Stefano Caccavari, già autore in passato dell’iniziativa Orto di famiglia San Floro, un progetto di orti in affitto che ha riscosso un buon successo tra la comunità di persone del paese.

Si tratta di un’azienda agricola nata in Calabria, che partendo dal salvataggio dell’ultimo mulino a pietra rimasto attivo nella regione e da un conseguente post su Facebook, è stata capace di raccogliere, tramite una campagna di crowdfunding, ben cinquecentomila euro in novanta giorni, dietro l’idea dell’apertura di una startup agricola.

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L’azienda è nata nel 2016, coltiva grani antichi in biologico tramite la costruzione di una filiera chiusa, stimolata dall’azienda stessa che compra il seme da un ente certificato e lo fornisce ai coltivatori, che vengono successivamente pagati cinquanta euro al quintale per il loro grano, una media molto più alta rispetto a quella pagata tradizionalmente.

I grani vengono così trasformati prima in farina e poi in pane e in vari prodotti da forno. All’interno di Mulinum è presente anche una pizzeria, altro ramo di attività dell’azienda. Da questa base nasce l’idea di Caccavari di creare un format di azienda, replicabile in altre zone. A detta sempre di Caccavari, il modello funziona e il fatturato ha raggiunto le quattrocentomila euro circa dopo due anni di attività. Incredibile anche per voi, immagino. Facciamo un passo indietro e guardiamo a come funziona.

Come già accennato siamo a San Floro, piccolo comune in provincia di Catanzaro, terra d’adozione di Stefano Caccavari, che grazie al progetto dell’Orto di famiglia ci racconta di essersi costruito una reputazione di professionalità e credibilità in tutta la regione della Calabria e non solo.

Stefano Caccavari

Dopo il progetto, oltre che nella vita reale crescono anche gli amici su Facebook di Caccavari, complice l’attenzione mediatica riguardo la sua attività con l’orto e, soprattutto, grazie a diversi post dove approfondisce un’altra sua passione: il grano. «Anni fa lessi sulla rivista Terranuova un articolo sul tema della provenienza della farina che arriva in Italia», ci racconta Caccavari. «Io non sapevo da dove provenisse e scoprii che la maggior parte della farina proveniva e proviene dall’estero e che il grano italiano era pochissimo. Scoprii inoltre, tramite la figura fondamentale della mia vita che è mia nonna, che qui si coltivava anche il grano, nello specifico lei mi accennò al grano duro Senatore Cappelli. Mi misi alla ricerca del seme, che mi è stato poi fornito da un contadino, e partii con un primo piccolo investimento per coltivarlo».

Dopo le prime coltivazioni sperimentali, sorse il problema di come macinare questo grano, e qui Caccavari ricava un’altra informazione preziosa dalla nonna: a San Floro, in passato, esistevano ben nove mulini a pietra, che erano stati tutti dismessi a causa dell’avvento del mulino industriale. Caccavari si mise allora alla ricerca di un mulino a pietra e su Internet lo trovò a San Severino, vicino Crotone. Da qui nasce la storia di Mulinum: ad un certo punto il proprietario decide di vendere, per ragioni ornamentali, il forno ad un’azienda toscana.

«Mi arrabbiai tantissimo, non potevo crederci! – racconta Caccavari – la richiesta per il mulino era di venticinque mila euro ed io, tramite i miei risparmi, ne aveva solamente diecimila». Comunicatore per passione, appassionato di storie e di come raccontarle, Caccavari si affidò a Facebook per chiedere alle persone un aiuto per l’acquisto del mulino. Il risultato è stato sorprendente: in tre mesi ben centouno soci dimostrano l’interesse per l’acquisto (oggi sono più di duecentoventi) per un totale di ben cinquecentomila euro raccolti. Naturalmente le ambizioni cambiano e Caccavari struttura una vera e propria società, acquistando un casolare dove poter installare il mulino, il laboratorio e la pizzeria (per tutti i dettagli dell’attività, potete vedere il video).

L’inizio dell’attività imprenditoriale ha un effetto anche sulla filiera. Non essendo Caccavari proprietario terriero, nel corso del tempo ha dovuto convincere oltre venti aziende agricole per farsi coltivare i grani antichi da trasformare, che a San Floro «non si coltivavano almeno dal 1964. Sessant’anni dopo la sfida è riaperta, grazie anche alla nostra iniziativa che ha fatto da propulsore». 

E l’interesse cresce a tal punto che l’idea esce dai confini di San Floro per arrivare in Toscana, in Val D’Orcia, con Mulinum Buonconvento e in Puglia, vicino a Brindisi, con Mulinum Mesagne. I due nuovi mulini non sono ancora operativi, a causa di problematiche burocratiche da risolvere.

L’obiettivo di Caccavari è comunque chiaro e ce lo esplicita: rendere questo modello replicabile in ogni regione d’Italia. «Se c’è un mercato che è disposto ad aiutarti, non è difficile fare impresa – prova a spiegarci – Io appartengo al mondo del crowdfunding, le persone hanno investito in un bene reale, in un mulino. Ci sono persone, al contrario, che investono in tutto il mondo su moltissime strutture immateriali. È fondamentale sviluppare la rete commerciale: dopo due anni di sviluppo della linea dei prodotti, io sto sviluppando e ampliando ancora la rete».

Torniamo così alla nostra fatica iniziale: noi e alcune persone, anche a noi vicine, si sono domandate come sia possibile raccogliere tutto questo capitale per una iniziativa di questo tipo e con una facilità quasi estrema. Perché parlando con Caccavari, quello che ci lascia perplessi è la naturalezza con cui racconta quello che sembra un miracolo inaccessibile a tanti. Ed effettivamente, per la nostra esperienza, è la prima volta che ci capita di vedere un’esperienza del genere.

«Sono stato fortunato ad attrarre l’attenzione dei media, è stato soprattutto lo storytelling a darmi l’attenzione mediatica che mi ha permesso di sviluppare l’idea e creare la rete. Avevo allora ventisette anni, volevo salvare un mulino, ho trovato una comunità di centinaia di persone, ho realizzato l’opera invece di scappare dopo aver trovato il capitale, ho cominciato ad assumere e dare lavoro a venti aziende agricole. Poco dopo l’annuncio su Facebook per salvare il mulino, mi ha chiamato una persona: aveva l’assegno di cinquemila euro pronto da inviarmi. Basta moltiplicare queste esperienze per centinaia di persone ed ecco spiegato da dove arriva il capitale.

La grande maggioranza dei soci che investono in Mulinum sono liberi professionisti, ovviamente tutte persone verificate, spinte dall’idea di fare qualcosa di bello e  non solo dal ritorno economico, che sta comunque arrivando. Abbiamo costruito e rispettato i tempi di apertura: centoventi giorni. Nel frattempo sono arrivate manifestazioni di interesse anche per le esperienze della Toscana e dalla Puglia e i soci sono raddoppiati. Io sento sempre le stesse lamentele in Italia: non si può fare nulla, è tutto inutile. Ad un certo punto si alza qualcuno e dice che è il momento di agire. Io non ho nulla da nascondere e  lavoro bene solo con coloro che vogliono sfidare lo status quo e non si arrendono».

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