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8 Set 2020

Portiamo a scuola le competenze utili per una vita sana e consapevole

Scritto da: Mariella Lancia

La ripartenza della scuola dopo la chiusura forzata per via dell'emergenza coronavirus potrebbe rappresentare l'occasione per un ripensamento dei programmi scolastici e per l'introduzione di nuove discipline, anche in considerazione delle esigenze che la pandemia ha reso evidenti. Ecco alcune proposte per una nuova generazione più sana e consapevole.

Non vedo possibile un vero, radicale e risolutivo cambiamento dell’Italia che non parta dal cambiamento della sua scuola. Abbiamo ottenuto il Next Generation Fund dall’Unione Europea: dove meglio spendere questi soldi se non per le sedi in cui si preparano le nuove generazioni? Ma vediamo dove stanno andando i primi investimenti.

Con tutta la comprensione per la difficoltà del momento e del compito arduo di far ripartire la scuola, non mi sembra che si colga nel segno quando ci si limita alle misure igienico-sanitarie, alla gestione degli spazi e all’assunzione di nuovi insegnanti. Tutti aspetti importanti, ma a mio avviso marginali. La vera innovazione dovrebbe toccare quello che si fa a scuola e come i ragazzi vengono preparati per la vita – sempre più difficile e complicata – che li aspetta fuori e dentro la scuola.

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Parto da un dato che è sotto gli occhi di tutti. L’emergenza Covid-19 ha evidenziato in maniera inoppugnabile la necessità e l’urgenza di educare alla salute e alla prevenzione. Questa potrebbe essere l’occasione d’oro per introdurre in tutte le scuole una materia nuova, le “competenze per la vita” o life skills che si possono tutte ricondurre appunto al tema della salute.

Di che cosa si tratta? Ecco alcuni esempi di discipline che potrebbero entrare a far parte dei programmi scolastici:

  • Alimentazione (non solo fisica)
  • Arte di respirare
  • Gestione dello stress (rilassamento, meditazione)
  • Stile di vita
  • Come rafforzare il sistema immunitario
  • Le emozioni e il loro impatto sulla salute: come riconoscerle, nominarle e gestirle
  • Salute o meglio sanità affettiva e sessuale (siamo uno dei pochi Paesi europei in cui non esiste l’educazione sessuale come materia curricolare)
  • Capacità di gestire conflitti e insuccessi, funzione dell’errore
  • Capacità di prendere decisioni
  • Educazione alla leadership come capacità di condurre se stessi e di assumersi responsabilità nei confronti della società e del pianeta.

Basterebbero due ore al mese in ogni ordine di scuola e in 15-20 anni avremmo formato una generazione più sana e consapevole, capace di risanare il vivere associato e di trovare soluzioni ora impensabili ai problemi che ci attanagliano.

Domanda. Chi dovrebbe insegnarle, queste abilità? È vero che ci sono insegnanti illuminati che queste cose le trasmettono già, da anni, all’interno delle loro materie. Tuttavia se tali competenze devono essere generalizzate, occorre che diventino parte integrante della formazione dei nuovi insegnanti. Questo è un processo lungo e i tempi stringono, lo sappiamo tutti.

Vedo dunque due percorsi paralleli:

  1. Iniziare da subito a inserire nei percorsi formativi dei nuovi insegnanti queste discipline, affidandole a personale esperto e specializzato.
  2. Nel frattempo, introdurre nelle scuole di ogni ordine e grado due ore al mese di una “materia” che potrebbe essere chiamata “educazione alla salute”, “competenze per la vita” o in maniere più originali e fantasiose, in cui si trattino specificamente le tematiche che ho delineato e anche altre che possono entrare in questa formazione della persona. I docenti potrebbero essere degli “esperti”, come già si fa per altre discipline. Abbiamo fior di psicologi, counselor e life coach ben preparati e perfettamente in grado di lavorare coi ragazzi in questi campi. Parte del Next Generation Fund potrebbe essere utilizzato a questo scopo, anche a costo di sacrificare altri settori.

Far confluire fondi alla scuola anche per questo obiettivo andrà a vantaggio di tutti i cittadini. La scuola riguarda tutti noi, non solo studenti e insegnanti!

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