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5 Ott 2020

Ca’ Carnevale: una villa sequestrata alla mafia convertita a casa famiglia e luogo di socialità

Scritto da: Valentina D'Amora

Il bene confiscato più importante in Liguria, e tra i più importanti nel nord Italia, è stato sottratto alla criminalità organizzata nel 2010 e oggi è un centro di solidarietà e di incontro che valorizza il territorio e le relazioni.

Ca’ Carnevale è un’antica proprietà colonica che nel 2013 è stata trasferita all’interno del patrimonio del comune di Sarzana, dopo la confisca alla criminalità organizzata. Dal 2015 viene gestita dall’Associazione Papa Giovanni XXIII, in collaborazione con il consorzio di cooperative sociali Cometa, fondato negli anni ’70 e che da allora lotta contro le dipendenze nella zona dello spezzino.

Grazie al sostegno della Fondazione Carispezia, nell’ambito del bando “Verso il welfare di comunità: la famiglia come risorsa”, la villa è stata completamente ristrutturata e messa in sicurezza, così come l’area verde circostante e gli uliveti.

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Da quasi tre anni, Cà Carnevale ospita un nucleo familiare che dà una famiglia a chiunque ne sia privo. «All’interno della villa vive una coppia votata all’accoglienza: si tratta di genitori a tempo pieno di bambini, naturalmente – racconta Marco Baruzzo referente dell’associazione L’égalité, tra le sostenitrici del progetto – ma anche di adulti, perché anche i grandi hanno bisogno di una mamma e di un papà. Per esempio, chi ha da poco concluso un percorso detentivo e ha bisogno di tempo per reinserirsi in società, può necessitare di un accompagnamento e un sostegno di questo tipo».

A quest’accoglienza a tutto tondo si affianca una presenza sociale viva: intorno e all’interno di Cà Carnevale si alternano momenti di socializzazione, esperienze di volontariato, campi estivi per ragazzi e percorsi dedicati a individui fragili, tra cui giovani con disabilità o ex detenuti.

«L’intento è rendere questa casa un “riparo” per delle persone in difficoltà, ma anche dare vita a un patrimonio di preziose esperienze sul territorio».

Marco mi racconta che anche i dintorni della casa sono stati recuperati e rivitalizzati: «Da due estati, con l’associazione LIBERA, ragazzi da tutta Italia vengono a passare alcuni giorni qui a Sarzana, grazie ai campi estivi, facendo volontariato negli uliveti intorno al casale. Accanto alla componente pratica, a dare valore dell’esperienza formativa c’è anche il prezioso racconto della famiglia ospitante, che ha deciso di aprirsi all’accoglienza».

Ed è questa costellazione sociale, così ricca e vivace, ad aver trasformato un bene confiscato in un’opportunità di crescita per tutta la comunità. Una casa famiglia che, grazie alla sua gestione innovativa, promuove forme di inclusione a 360° di tutti i componenti del nucleo familiare.

Così una villa sequestrata rinasce e si apre a tutto il territorio, valorizzando le relazioni e la solidarietà.

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