29 Ott 2020

“Cancellate la politica agricola europea, uccide l’ambiente e favorisce l’agribusiness!”

La società civile e il mondo dell'attivismo ambientale si scagliano contro la PAC, la Politica Agricola Comune, che con la nuova programmazione appena approvata dal Parlamento Europeo favorisce la grande industria condannando a morte i piccoli contadini e omettendo ogni forma di tutela del clima e dell'ambiente.

«Venerdì 23 ottobre ci avete deluso ancora una volta approvando un volgare compromesso che tradisce non solo gli accordi presi alla conferenza sul clima di Parigi, ma anche il vostro impegno nella tutela della giustizia e della democrazia».

Inizia così la lettera aperta che Fridays For Future, in rappresentanza dei giovani di tutta Europa impegnati per la giustizia climatica, ha rivolto alle istituzioni comunitarie per contestare l’approvazione della PAC, la Politica Agricola Comune che determinerà la linea dell’Unione Europea per i prossimi sette anni.

politica agricola europea

Il messaggio introduce un appello alla Commissione Europea affinché esse ritiri la proposta approvata dal Parlamento: “La nostra speranza è che la Commissione decida di annullare integralmente questa proposta. Nei mesi e negli anni passati avete fatto molte promesse sulla riduzione delle emissioni, sull’intenzione di azzerare l’impronta ecologica entro il 2050 e, a Parigi, vi siete posti l’obiettivo di contenere l’innalzamento delle temperature globali sotto i 2°. Adesso state tradendo gli impegni presi. Ci chiedete di credervi, ma come possiamo farlo quando fate promesse e le disattendete in base al vostro tornaconto? La nostra fiducia deve essere guadagnata e voi non avete fatto nulla per meritarla”.

Il movimento Fridays For Future individua una serie di punti critici ben precisi nella proposta approvata dal Parlamento: innanzitutto il proseguimento del drenaggio delle torbiere, attività che causa una altissima emissione di gas serra. Manca inoltre un budget per la biodiversità, che invece dovrebbe ammontare ad almeno 15 miliardi di euro all’anno se si vuole salvare le specie agricole che rischiano di estinguersi nel giro di pochi anni. E ancora, vengono stabiliti dei tetti massimi di spesa per le politiche ambientali, impedendo di fatto ai singoli Stati membri di mettere in atto politiche di contenimento della crisi ambientale di ampio respiro.

Come osserva anche Greenpeace Italia, la risoluzione è frutto di accordi preconfezionati che hanno ignorato completamente le osservazioni pervenute dalla Commissione ambiente del Parlamento, che invece suggeriva di tagliare i sussidi al sistema degli allevamenti intensivi o di aumentare sostanzialmente i finanziamenti per le misure ambientali.

«I deputati hanno firmato una condanna a morte per ambiente, clima e aziende agricole di piccole dimensioni, che continueranno a scomparire a un ritmo allarmante. Per oltre sessant’anni, la politica agricola europea è stata cieca rispetto all’impatto dell’agricoltura sull’ambiente e il Parlamento europeo sta continuando volontariamente nella stessa direzione mentre gli scienziati avvertono che l’agricoltura deve cambiare rotta per affrontare la crisi climatica. Questo voto potrebbe rivelarsi una condanna a morte anche per gli obiettivi del Green Deal europeo», ha osservato Federica Ferrario, responsabile campagna agricoltura di Greenpeace Italia.

Rincara la dose Harriet Bradley, esperta di politica agricola di BirdLife Europe: «Questa proposta è una dichiarazione di resa alle lobbies dell’agricoltura intensiva. I parlamentari europei che hanno promesso di agire in favore del clima e della biodiversità non potrebbero dimostrare maggiore irresponsabilità. Se vogliono proteggere davvero le specie a rischio dall’estinzione e salvaguardare il futuro dei nostri figli, devono togliere la loro firma da questa proposta scellerata».

La lettera del movimento Fridays For Future, redatta da 100 attivisti provenienti da tutto il mondo, è già stata sottoscritta da più di 40mila cittadini. Se anche voi volete esprimere la vostra contrarietà a questa proposta ecocida e chiedere alla Commissione Europea di respingerla, aderite alla petizione cliccando qui.

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