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13 Ott 2020

“Faccio il pendolare e scrivendo in treno mi riapproprio del tempo”: l’esperienza di uno scrittore zen

Scritto da: Valentina D'Amora

Quanti di noi pensano di non avere tempo per coltivare i propri interessi e le proprie passioni? La scrittura zen è una tecnica che, analogamente alla meditazione, aiuta a scrivere con il solo fine di scrivere. E si può fare ovunque, anche in treno. Abbiamo intervistato Simone Morini e parlato con lui della sua vita da pendolare e scrittore.

Simone Morini ha 37 anni, vive a Genova e lavora in Piemonte. Lui è uno dei novecentomila pendolari in Italia che, ogni giorno, scelgono il treno come mezzo per raggiungere il luogo di lavoro. La giornata di un pendolare è scandita al secondo: sveglia – colazione – raggiungimento della stazione – tratta in treno – ufficio. In una vita così incasellata, quando ci si può ritagliare un attimo per sé e chiedersi quali siano i propri reali bisogni e ciò che nutre nel profondo?

Ne ho parlato con Simone, che pratica la scrittura zen da ormai cinque anni e che proprio con l’associazione Scrittura Zen Genova ha pubblicato “Divagazioni di un pendolare”, il suo libro di racconti, tutti scritti in treno tra Genova Sampierdarena e Arquata Scrivia. Sulla quarta di copertina si legge: “Venti storie immaginarie attraversano la mente di un pendolare durante l’attesa del treno in ritardo, agganciandosi a incipit autorevoli tratti da Edgar Allan Poe, Leonora Carrington, Richard Brautigan e altri scrittori. Di fronte al binario, ogni minuto si dilata e genera personaggi inaspettati, mossi con ironia e sottile umorismo. Quando il treno finalmente arriva, quasi dispiace salire in carrozza”.

Simone durante una presentazione

Cos’è la scrittura zen? E cosa è per te?

La scrittura zen non è tanto una tecnica quanto un approccio alla scrittura. Se i tradizionali corsi di scrittura insegnano a costruire una trama, lo zen è più incentrato sulla demolizione, non della trama ma di tutte le barriere che ci sono tra noi e la scrittura. Tante persone, durante i reading, mi hanno raccontato di essere convinte di non saper scrivere o di non avere sufficiente fantasia per farlo. In realtà, si tratta solo di dare voce a qualcosa che è già dentro di noi. Per me è stato proprio questo: la scoperta di qualcosa che già avevo in me.

Più viviamo in ansia per il tempo che manca, più il tempo sembra sfuggirci dalle mani. Con questo approccio di scrittura, però, hai scoperto come fermare il tempo quando sei sul treno.

La scrittura zen ovviamente non moltiplica il tempo, ma allenta le briglie mentali. Non richiede altro che un foglio bianco e la nostra disponibilità a scriverci sopra, lasciando libera la mente. Nessuna autocensura, nessun freno. Si butta giù tutto quel che esce spontaneamente dalla penna, con il solo imperativo di non fermarsi. Poco a poco i pensieri iniziano a trovare un loro ordine e i risultati possono essere sorprendenti. I venti racconti presenti nel libro sono nati così: ogni settimana ricevevo un sms con una breve frase da Paola Farah Giorgi, scrittrice e insegnante di scrittura zen. Partivo da questo input e non smettevo mai di scrivere, per tutta la durata del viaggio.

Stazione di Genova Principe. Foto di Marcello Terruli

Com’è arrivata l’illuminazione di ottimizzare il tempo dei tuoi spostamenti per pubblicare un libro?

Una volta ho sentito dire che un pendolare, durante il tempo trascorso in treno, potrebbe laurearsi. Ho fatto due calcoli ed effettivamente di tempo sul treno si rischia di passarne davvero tanto. Io, tra andata e ritorno, impiego circa 2:30 di viaggio. Significa circa venticinque giorni all’anno. In una vita da pendolare si può arrivare a passare un totale di oltre due anni in treno. Decisamente troppo per sprecarli. E poi, ci sono già altri passatempi a misura di mezzo pubblico, come gli articoli di giornale con indicato il tempo di lettura, tarato sulla tratta media in metropolitana. Perché non tararci anche il tempo di scrittura?

E se è vero, come ha sottolineato più volte Simone durante la nostra chiacchierata, che «spesso il tempo c’è, ma non ci siamo noi», abbiamo bisogno di tornare a vivere nel presente e provare, poco a poco, a smettere di distrarci.

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