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26 Ott 2020

Murales, sartoria sociale, turismo e orti urbani: così rinasce la periferia degradata di Lecce

Scritto da: Benedetta Torsello

Rigenerazione urbana ed educazione alla cittadinanza attiva sono alla base del progetto LEF 167, nella periferia di Lecce. Partito ormai da un anno, il progetto lavora sul potenziale inespresso di questo territorio marginale e aiuta la comunità a innescare una vera e propria rinascita sociale e culturale, a partire dai propri stessi talenti, promuovendo uno sviluppo sociale sostenibile. Oggi il Quartiere Stadio è un luogo dove scoprire la bellezza, attraverso un percorso esperienziale che riporta le periferie al centro.

Ai margini della città, nella periferia nord orientale di Lecce, il Quartiere Stadio – ai più noto come la 167 – è un caleidoscopio di esistenze e storie, annidate tra le crepe degli intonaci delle case, i viali alberati e l’asfalto. Tra i profili di cemento dei palazzi svettano “le vele”, abitazioni popolari i cui tetti sembrano spiegarsi verso l’Adriatico (a meno di dieci chilometri di distanza), lasciandosi alle spalle la città.

Alla 167 il tempo sembra essersi arrestato agli anni del maxi processo alla Sacra Corona Unita e della sorvegliatissima aula bunker. Sul quartiere, infatti, tuttora incombe lo spettro di questi fatti di cronaca dei primi anni Novanta e la sua fama è spesso tristemente associata a episodi di delinquenza e criminalità organizzata. Questo ha contribuito ad accentuarne la marginalità rispetto al restante tessuto urbano, aggravando la condizione di svantaggio sociale ed economico dei suoi abitanti.

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Nonostante ciò il quartiere è oggi divenuto l’epicentro di un inarrestabile processo di rigenerazione urbana, di cui la stessa comunità è protagonista. La 167 ha iniziato gradualmente a cambiare volto, a partire dalle facciate dei suoi palazzi, dove l’intonaco sgretolato dagli anni ha lasciato spazio a giganteschi murales, che portano la firma di artisti di fama internazionale. Attraverso colori brillanti, queste opere murarie raccontano il quartiere e i suoi abitanti, veicolano messaggi di integrazione e denuncia sociale, mettono a nudo le fragilità umane e il bisogno reciproco gli uni degli altri, come nel melanconico murales di Millo, intitolato Wish, in cui un filo rosso è la metafora dell’indissolubile legame che unisce tutti.

Il Quartiere Stadio è oggi un laboratorio di idee, uno spazio in cui sperimentare forme di innovazione sociale e rinascita urbana e il progetto LEF 167 ne è una prova. Finanziato dal fondo sociale europeo e dal FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) grazie al bando dell’assessorato al Welfare della Regione Puglia, “Cantieri Innovativi di antimafia sociale”, il progetto prende il via ad aprile 2019. Lo scopo: portare innovazione sociale in luoghi marginali. Antonia Di Francesco, chimico di formazione e oggi direttrice scientifica di un centro di medicina integrata, è al timone del progetto.

Nell’ideazione di LEF 167, si è partiti da una concezione olistica dell’uomo e dall’intento di promuovere «la salute attraverso progetti di innovazione sociale», spiega Antonia, anche in un contesto a rischio di degrado sociale e urbano come questo. L’ideatrice di LEF 167 ha sin da subito riconosciuto nel quartiere un grande potenziale inespresso: «La prossimità assoluta tra gli spazi pubblici, il verde, i viali e le case», abitate da gente riservata e schiva, ma desiderosa di riscattarsi.

Vincere le resistenze della comunità e far decollare il progetto, a partire dalla ricerca di trenta volontari da formare alla cultura dell’antimafia sociale e la cittadinanza attiva, non è stato affatto semplice. Ci sono voluti otto mesi per trovare il gruppo di volontari. Il progetto, infatti, era già stato finanziato a luglio 2018, con lo scopo di sviluppare talenti e attitudini personali, attraverso attività di educazione non formale e incontri con professionisti e consulenti che lavorano per sviluppare le potenzialità dei top manager. La sfida più grande di LEF 167 è attuare «un cambio di paradigma: trasformare un’attitudine personale in una fonte di reddito e soprattutto di gratificazione», ribadisce l’ideatrice.

Tra i volontari vi sono giovani disoccupati, donne di mezza età che hanno trovato la fiducia di mettersi in gioco professionalmente, liberandosi da arcaici vincoli sociali che le vogliono unicamente mogli e madri. Proprio dal talento di queste ultime, già abituate a cucire e fare piccoli lavoretti per contribuire all’economia familiare, è nata la sartoria sociale, oggi importante spazio di ritrovo per il quartiere e per coloro che arrivano dal resto della città per partecipare ai corsi di sartoria creativa. «Queste donne sapevano già cucire, abbiamo offerto loro dei corsi di modellistica e dato loro stoffe – pezzi di campionario, avanzi del mercato poco distante – e tutto il necessario per realizzare abiti, borse e tantissimi accessori».

Lavorare con creatività e gratificazione: è questo lo scopo della sartoria di quartiere. Indispensabile l’aiuto offerto da Don Gerardo, parroco della comunità. Da otto anni a questa parte cerca ogni giorno di educare questa periferia alla bellezza, credendo e finanziando per primo il progetto di street art dell’associazione 167B street, e trasformando la parrocchia in uno spazio aperto di accoglienza e integrazione. Anche per LEF 167 non ha avuto dubbi, perché crede fortemente che la comunità non abbia bisogno di grandi opere, ma piccole iniziative, portatrice di cambiamento e innovazione. Don Gerardo ha accolto il progetto di Antonia e messo a disposizione i locali della parrocchia per aprire la sartoria creativa e l’apiario urbano, altra importante iniziativa. Il giardino del complesso parrocchiale di San Giovanni Battista ospita ormai tre famiglie di api, di cui si prendono cura sei volontari del progetto, formati dall’apicoltrice Daniela De Donatis. Il primo miele urbano di Lecce nasce nel suo quartiere più verde e le api, piccole e operose sono la metafora della rinascita di questo spazio di città, a lungo condannato all’isolamento che spesso accomuna molte periferie.

A ottobre 2019 è stata costituita la 167 rEvolution APS, l’associazione no profit di residenti e affezionati del Quartiere Stadio. In questo primo anno di attività, sono tanti gli obiettivi e i risultati raggiunti. Grazie alla collaborazione con tutte le altre associazioni di quartiere, lo scorso settembre è stato inaugurato il 167 rEvolution tour: un nuovo percorso esperienziale alla scoperta di questa periferia cittadina. Una mappa descrive con cura le attività e i luoghi da visitare nel quartiere: dai murales ai laboratori creativi nella sartoria sociale, dalle visite all’apiario con degustazioni del miele agli orti sociali urbani, senza dimenticare la cattedrale bianca di San Giovanni Battista con la sua torre campanaria, brillante esempio di architettura contemporanea. Aiutare i visitatori a scorgere la bellezza, anche laddove sembra non esserci, è il primo grande obiettivo di questa nuova iniziativa.

Il progetto LEF 167 si concluderà il prossimo anno, tuttavia il lavoro dell’associazione 167 rEvolution continuerà a dare nuovo respiro al quartiere e alla sua comunità, proseguendo le attività già avviate. La sfida di 167 rEvolution e di tutte le altre associazioni locali è ambiziosa: trasformare il Quartiere Stadio in un grande museo a cielo aperto, in cui bellezza, relazioni umane, fragilità e desiderio di riscatto sociale sono interconnessi. Uno nuovo spazio di incontro per il resto della città e per i turisti, che possono cimentarsi in laboratori di artigianato e conoscere più da vicino il territorio.

Non lontano dal centro storico, dove la città si sveste delle sue forme barocche e mostra il suo volto più autentico, c’è un quartiere pronto a uscire dalla propria condizione di marginalità e aprirsi al mondo, per mostrare la tenacia di una comunità che combatte giorno dopo giorno il degrado, diventando essa stessa promotrice di cambiamento e rinascita.

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