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3 Nov 2020

Covid ed emergenza senzatetto: una rete di solidarietà per accogliere chi non ha dimora

Scritto da: Valentina D'Amora

Quest'emergenza sanitaria ci sta insegnando l'importanza di "essere vicini": lo abbiamo imparato durante la quarantena, in cui abbiamo appreso anche nuove modalità di fare comunità. Ne stiamo riparlando ora, in cui le misure sono sempre più stringenti, accentuando ulteriormente le disuguaglianze sociali. E se stare davvero in contatto con l’altro fosse una risposta allo smarrimento di questo periodo? A La Spezia una rete di realtà pubbliche e private ha dato il proprio contributo per la creazione di un dormitorio per i senza dimora della città.

Gilda Esposito è un’assegnista di ricerca all’Università di Firenze, nell’ambito della progettazione europea: lei è una “retournèe” che dopo dodici anni di lavoro all’estero nella cooperazione internazionale, ha deciso di tornare in Italia. Oggi lavora anche per Mo.Ca – Movimenti di Cambiamento, una spin-off dell’Università di Firenze, che si occupa di delineare progetti di innovazione sociale. E questo slancio verso il cambiamento, in tutte le sue forme, lo riversa anche nel tempo libero, in cui innesca processi di rinnovamento sociale sul territorio spezzino. Proprio così, è nato il progetto #vorreirestareacasa, l’iniziativa dedicata ai senza dimora durante la quarantena, che si sta riattivando proprio in questi giorni.

L’ESPERIENZA DEL RICOVERO DIURNO

«A marzo, all’inizio del lockdown, – racconta Gilda – mando un messaggio a don Luca Palei, direttore della Caritas di La Spezia, con cui collaboro dal 2009, per essere parte attiva sul territorio. L’intenzione era quella di attivarmi, rivolgendo uno sguardo anche agli ultimi, coloro che sarebbero voluti restare a casa, ma una casa, purtroppo, non ce l’avevano».

In dieci giorni don Palei riesce a mettere in piedi un centro diurno, grazie al prezioso supporto della fondazione Carispezia, della Protezione Civile, del Comune di La Spezia e in stretta collaborazione con numerose realtà associative locali: nasce così una tensostruttura riscaldata, all’interno del campo sportivo Montagna, messo a disposizione gratuitamente dalla Marina Militare, allestita con banchi scolastici prestati dalle scuole del territorio, che ha offerto riparo e pasti caldi a circa 140 senza dimora di La Spezia e anche di altre città». Ed è stata proprio la vivace costellazione del volontariato locale a rendere possibile l’organizzazione della struttura, rimasta aperta fino a maggio e che ora si sta riattivando per far fronte all’emergenza freddo. Durante questa esperienza, si sono strette alleanze preziose sul territorio, con i gruppi scout, con l’eterogeneo mondo parrocchiale, ma anche con la comunità musulmana della moschea, che ha collaborato con volontari e fornendo alimenti specifici per i tanti senzatetto marocchini e tunisini che all’epoca seguivano il Ramadan.

LA RETE

A coordinare il centro, la Caritas Diocesana (La Spezia, Sarzana e Brugnato), in collaborazione con il Comune di La Spezia, la Prefettura, ASL, la Protezione Civile e con un insieme di associazioni spezzine (Colazioni con il Sorriso, Frati Francescani, Suore della Carità, Missione 2000, ANTEAS, Croce Rossa, Associazione La Famiglia), con le parrocchie, la Pastorale giovanile e la Comunità Musulmana. Enorme, poi, anche la generosità dei piccoli commercianti locali, ristoranti, panifici, pasticcerie, che ogni giorno donavano alimenti al centro.

Come coordinatrice, Gilda s’è occupata di pianificare i tre turni volontari, che si alternavano per coprire le dodici ore di servizio: «Da subito mi ha colpito la rete fortissima a servizio degli ultimi che ha immediatamente legato pubblico e privato, istituzioni e privati cittadini. Io, che credo molto nell’impegno del singolo, ho imparato che ognuno di noi è un universo e può davvero fare la differenza».

Un momento di incontro tra volontari, nel post lockdown. Foto di Simona Accettura

E non è l’unica: sono numerosissimi i volontari, di tutte le età, dagli adolescenti agli over 70, che raccontano del ricovero diurno come di un’esperienza che ha cambiato loro la vita. «Il fatto di credere che quelle poche ore a settimana potessero realmente creare cambiamento è stata la miccia di questo progetto». Oltre, naturalmente, a quel contatto con l’altro che fa bene a chi riceve, ma anche (e soprattutto) a chi dona il proprio tempo.

IL NUOVO RICOVERO INVERNALE

Attualmente, secondo le disposizioni sanitarie di ALISA, il dormitorio tradizionale non è agibile. «Per questo, Don Luca Palei ha cercato, invano, luoghi alternativi: hotel, spazi dismessi della Marina e altre soluzioni. Grazie, nuovamente, al sostegno della Fondazione Carispezia e alla Diocesi, abbiamo ottenuto un cospicuo finanziamento per l’acquisto di diverse unità abitative per garantire almeno venti posti letto.  Anche in questo caso, memori dell’esperienza del ricovero durante il lockdown, si è già rimesso in piedi un nuovo gruppo volontari per il servizio notturno.

LA RICERCA DI NUOVI VOLONTARI

Chi si affaccia oggi a questa nuova sfida e si metterà a servizio della comunità spezzina? In questo momento Gilda è in fase di raccolta adesioni e sta pianificando un corso di formazione di volontari «che per noi – continua – non sono solo forza lavoro a costo zero, ma sono, soprattutto, l’anima e l’energia di ogni progetto. Per questo, faremo un bilancio di competenze dei singoli partecipanti e vedremo cosa davvero ognuno può portare al servizio dell’altro».

La voglia di smuovere la cittadinanza è tanta e il messaggio che Gilda rivolge alla città di La Spezia è chiaro: «In questo periodo di grande smarrimento, siamo a un bivio e sta noi scegliere quale strada percorrere: quella della paura oppure quella della partecipazione attiva, per prenderci cura di chi ha più bisogno».

Per rispondere all’appello di Gilda, la si può contattare su Facebook (https://www.facebook.com/gildaesposito) o mandarle una mail a: gilda.esposito@unifi.it.

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