25 Nov 2020

Darinka Montico: “Ho realizzato il mio sogno, viaggio per il mondo e vivo libera”

Il nostro Daniel Tarozzi ha chiacchierato con Darinka Montico, scrittrice e viaggiatrice. Partendo dal concetto di immaginario e di come cambiarlo, si è parlato di sogni e del ruolo che rivestono nel definire una nuova realtà; di come mollare tutto e partire non significhi vivere di rendita ma comporti lavoro e sacrificio; di viaggi, di cultura e di tanto altro.

È l’una e mezza di notte quando la webcam della sua stanza si accende e Darinka appare in video accanto al nostro Daniel Tarozzi, conduttore di “Matrix è dentro di noi”, la rubrica che parla di tutto quello che c’è oltre gli schemi e gli stereotipi cui siamo abituati. E Darinka Montico di schemi ne ha rotti tanti: anni fa ha lasciato una vita che non la soddisfaceva in seguito a una folgorazione capitata leggendo una scritta sulle sue scarpe: “Vai a camminare”.

E così ha fatto, intraprendendo una serie di viaggi che da sei anni la portano in giro per l’Italia e per il mondo. Adesso si trova a Bali, in Indonesia, dove sta lavorando al suo prossimo libro e vivendo la vita “qui e ora”.

Daniel: Perché hai scelto “Mondonauta” come titolo del tuo ultimo libro?

Darinka: Ho inventato questo nome per rendere l’idea di una persona che naviga sul mondo, viaggia come si fa in mare aperto, dove non ci sono confini. E così anch’io navigo senza confini di razza, di religione, di genere: un modo di viaggiare con la mente aperta a 360°.

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Daniel: Parliamo della connessione fra viaggio e libertà. Il viaggio nel mondo mainstream viene spesso visto come esperienza precostituita, per svagarsi. Qual è la tua concezione?

Darinka: Bisogna distinguere fra viaggio e vacanza. Quando viaggio vado dove mi porta il cuore, cerco di conoscere persone, taccio e ascolto, faccio domande senza giudicare – il non-giudizio è una capacità difficile da apprendere e praticare non sono ancora riuscito a farlo del tutto. Ma la bellezza è proprio questa: attraversando l’Italia a piedi sono stata ospitata da una persona che aveva una svastica tatuata sul corpo e questo avrebbe dovuto farmi metter sulla difensiva; però questo ragazzo mi ha aperto la porta di casa sua e mi ha dato da mangiare. Non abbiamo parlato di politica, abbiamo cercato terreni comuni e io non l’ho giudicato. Il problema dei social media è che ciascuno vive con la propria immagine riflessa nello specchio e questo rende più difficile il confronto con chi la pensa diversamente. Viaggiare è l’esatto contrario.

Daniel: A me hanno insegnato che se non si entra in empatia con chi la pensa diversamente è impossibile creare un dialogo per provare magari a fare cambiare idea a questa persona.

Darinka: Quando ho viaggiato per il Laos ho conosciuto delle tribù che vivono nel nord e una delle loro usanze è seppellire vivi i gemelli appena nati perché portano sfortuna. Se una madre vuole evitarlo deve scappare insieme a loro e non può più tornare. Per noi sembra una cosa abominevole, ma forse fa parte del nostro modo di pensare e di imporre il nostro pensiero. Chiaramente questa usanza è orripilante, però esportando il nostro modo di vedere le cose stiamo omologando il pianeta, imponiamo la nostra cultura ovunque e stiamo rendendo il mondo tutto uguale.

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Daniel: Nel tuo primo viaggio hai attraversato l’Italia partendo con solo 10 euro in tasca. Dalle persone che incontravi ti facevi raccontare i loro sogni e questo è molto vicino al lavoro che facciamo noi di Italia che Cambia con l’immaginario.

Darinka: Anni fa entrai in depressione e finalmente decisi di seguire il mio sogno e per la prima volta nella vita mi sono sentita sulla strada giusta. Per questo chiedevo alle persone che incontravo cosa sognavano di realizzare con il tempo che avevano a disposizione. Spesso la nostra cultura non ci fa neanche scegliere, ma ci “impone” di studiare, lavorare, mettere su famiglia e, una volta in pensione, di godersi la vita. Ne ho incontrate tante che la vivevano così. Ma ho incontrato anche tante persone che li stavano realizzando i loro sogni e io li chiamo rivoluzionari.

Daniel: Il sogno è qualcosa di vitale. La capacità di sognare l’impossibile e realizzarlo è ciò che accomuna tutte le persone che hanno lanciato i progetti che raccontiamo. Chi non ha sogni è perché da quando nasce sente dire che va tutto male, perché non viene mai mostrato il lato più bello della vita. Sognare è fondamentale ed è anche una capacità che va allenata. Tu facevi la massaggiatrice di giocatori di poker, poi hai letto una scritta sulle tue scarpe…

Darinka: Stavo massaggiando un frequentatore abituale che conoscevo bene ed era un tipo nervosissimo. Nel casinò non c’erano orologi per non fare rendere conto ai giocatori del tempo che passava e quella era la metafora perfetta della mia vita in quel momento: il mio tempo che mi stava scappando. Allora ho abbassato la testa e ho letto il logo nel marchio delle mie scarpe che diceva “go walk”, vai a camminare. Sono uscita dal casinò e mi è venuta in mente la citazione di Jep Gambardella ne “La grande bellezza”, che dice: «A 65 anni non ho più tempo da perdere con cose che non mi piace fare» e ho pensato che neanch’io, a trent’anni, ne avevo di tempo da perdere! Così dal 2014 mi dedico full time solo ai miei sogni e alle mie passioni. Non è facile, c’è un sacco di lavoro dietro, però è la MIA scelta.

Daniel: Il rischio di posticipare il bello della vita al momento della pensione è alto. Prima parlavi del tempo: tutti quelli che conosco, compresi quelli che hanno cambiato vita, dicono di non avere tempo. Tu hai il tempo per fare quello che vuoi?

Darinka: Bene o male, soprattutto da quando c’è il covid, riesco a ritagliarmi molto tempo. Sono arrivata a Bali lo scorso ottobre per scrivere un libro e mi si è rotto il computer. Per due mesi non sono riuscita a ripararlo e l’ho preso come un segno, un’occasione per prendermi un po’ di “Darinka-time”. Ne ho approfittato, ho seguito i consigli di mio padre che mi spingeva a fare yoga e ho intrapreso questo nuovo percorso di yoga, meditazione, respirazione e per me questo 2020 si è rivelato l’anno più importante della vita; ho anche cominciato a scrivere un altro libro, che non avevo pianificato. Bisogna provare a essere come l’acqua: se le cose cambiano bisogna cambiare.

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Daniel: Raccontaci dell’avventura dell’auto-pubblicazione! Per i tuoi primi due libri hai scelto questa strada, com’è andata?

Darinka: Si può fare se uno ha la voglia. Quando ho pubblicato “Walkaboutitalia” volevo comunicare e condividere l’Italia che avevo conosciuto con il mio viaggio a piedi. Il primo editore a cui l’ho proposto aveva detto che avrei venduto massimo 1000 copie, così ho deciso di autoprodurlo. Mi sono fatta una bicicletta in bambù con un carrello per portare in giro le copie del libro autoprodotto e ho fatto 83 presentazioni in tutta Italia e ho dovuto fare tre ristampe. Mi sono fatta un mazzo così ma ci sono riuscita e ho dimostrato che si poteva fare. Con “Mondonauta” avevo già più esperienza ed ero abbastanza nota. L’ho pubblicato mentre ero in Irlanda e non potevo fare presentazioni dal vivo, così ho spinto un po’ con la pubblicità sul web e ha funzionato.

Daniel: Il tuo primo editore ha detto anche che una donna esordiente che racconta un viaggio da sola era improponibile nel mondo letterario tradizionale. Per te invece sul web funziona di più il tuo personaggio?

Darinka: Dovresti leggere qualcuno dei commenti che ricevo! Quando ho fatto il video promozionale di Mondonauta, una metà delle persone mi supportava, l’altra metà mi bombardava di critiche e dubbi, mi accusava di essere solo una “figlia di papà”, sono arrivati a dirmi che vado in giro a fare pompini, come se una donna non potesse guadagnarsi da vivere da sola. Ho risposto a questi attacchi con un articolo sul mio blog intitolato “Viaggio da sola, sono carina e non faccio pompini (a pagamento), non sono figlia di papà e sono felice!”. C’è una fetta di mondo incivile che si accanisce senza tregua e purtroppo in questa fetta ci sono tante donne, perché penso che una donna che sta a certe regole e che non si sa liberare sia la prima ad accanirsi con me perché io ci sono riuscita.

Daniel: Purtroppo anche noi abbiamo spesso a che fare con gli haters. E i soldi? Contano?

Darinka: Dipende da quali sono i tuoi sogni: se per realizzarli servono soldi allora sì che contano. Per quello che è il mio stile di vita contano relativamente perché mi mantengo con poco, vivo alla giornata, non sono viziata, mi basta il minimo indispensabile e riesco a guadagnarmelo scrivendo. In Laos o in Indonesia la gente è povera ma sorride dalla mattina alla sera. Con il lockdown adesso qui non ci sono turisti ed è così bello vedere che le spiagge sono di nuovo piene di gente del posto!

Daniel: Tornando al concetto di normalità e ai sogni, prima dicevi che molti giovani guardano la TV e dicono di sentirsi strani, ma forse quelli strani sono quelli in TV. La normalità è quella che è qui fuori, ma in questa continua rappresentazione distorta la gente percepisce come realtà quella che è in TV. In un video Paul Hawken dice: “Siamo già maggioranza silenziosa ma non lo sappiamo, dobbiamo far emergere questa moltitudine inarrestabile”. A questo proposito, come mai hai lanciato il video #ASCOLTA?

Darinka: Era il momento in cui tutto stava scoppiando e c’era incertezza ovunque: quel video non fa altro che riassumere argomenti di cui ho sempre parlato. È nato anche da alcune collaborazioni, è stato un incastro di alcuni fattori magici. È stato tutto perfetto, mentre lo montavo piangevo. L’idea di base è che abbiamo imparato a ritenere la natura come un fattore esterno, slegato. Anche l’idea di curare un sintomo piuttosto che una causa è sbagliata. Miami rischia di andare sott’acqua a causa del riscaldamento globale e c’è un progetto per alzare la città di due metri e guadagnare qualche altra decina di anni. Dobbiamo cambiare adesso le nostre abitudini, sennò non c’è futuro. Il video è severo con l’umanità – addirittura per la versione inglese mi hanno chiesto di edulcorarlo –, ma questo rispecchia la mia visione. Dobbiamo farci carico della nostra responsabilità.

Daniel: Oggi non seguire un determinato modello è oggettivamente difficile perché spesso non c’è la percezione delle conseguenze delle nostre azioni.

Darinka: Quando ero più giovane andavo in piazza a manifestare, poi i mass media hanno decretato la morte dei movimenti e mi sono resa conto che la rivoluzione si può fare a livello personale. Adesso tuttavia mi accorgo che non è abbastanza e mi viene voglia di tornare di nuovo in piazza. Le multinazionali, le lobby, la politica sono cose che non cambi da sola.

Daniel: È vero, ma se nessuno fai niente nel suo piccolo i “grandi” possono fare quello che vogliono. Servono sia le azioni individuali che quelle collettive, le une sono alla base delle altre.

Ci dicono che la libertà è una parola inventata dagli uomini a cui non corrisponde nulla di reale. Cosa ne pensi?

Darinka: Ogni parola corrisponde a un concetto che abbiamo inventato. Io alla parola “libertà” attribuisco un significato particolare: per me libertà è essere sé stessi al 100%. Eppure neanche io riesco a essere del tutto libera, non è facile perché siamo sempre timorosi nei confronti del giudizio degli altri. Libertà è essere libero di essere chi sei e dire ciò che pensi.

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Daniel: Sì, però penso anche che la libertà vada allenata. Mio padre mi ha cresciuto dicendomi che se sono consapevole di esistere anche solo per un minuto al giorno sono un illuminato. Per me libertà è essere consapevole di esistere ma questo richiede un esercizio costante perché la consapevolezza è difficile da mantenere. Tu spesso citi “La storia infinita”. Qual è la tua “Fantàsia”?

Darinka: In questo anno in cui mi sto avvicinando alla spiritualità mi sono convinta che Fantàsia esiste davvero. L’idea di fare tutto che possiamo per realizzare il nostro sogno è qualcosa di reale. Durante il mio primo viaggio ero in cammino per sconfiggere il “nulla”, che per me è l’omologazione. Durante questa lunga camminata mi sentivo ogni giorno, ogni passo, sulla strada giusta. Quella è stata una manifestazione reale della mia Fantàsia, di ciò che avevo sognato. Non credevo in Dio, ma in quel momento ho cominciato a credere in qualcosa di più grande di noi.

Daniel: E la tua Matrix invece qual è? Cos’è che ti continua a ingabbiare, di cui ti vorresti liberare?

Darinka: Ahi ahi ahi, qua tocchi un tasto dolente su cui sto lavorando molto! A livello personale ogni mio problema – che poi si rispecchia nelle relazioni – è legato al rapporto con i genitori e al momento è questa la mia Matrix: pace e perdono reciproco per poi riuscire ad avere relazioni più sane e amorevoli.

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