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30 Dic 2020

Marina e Claudio: “Abbiamo cambiato vita. Ora facciamo scoprire le meraviglie dell’entroterra ligure”

Scritto da: Emanuela Sabidussi

Oggi vi raccontiamo la storia di Marina e Claudio due veri specialisti del cambiamento! Da cittadini impiegati in prestigiosi uffici torinesi si sono infatti trasformati prima in gestori di un rifugio nelle Alpi Liguri e poi in guide ambientali naturalistiche. E non finisce qui...

La storia che vi racconto oggi è un susseguirsi di cambiamenti, è la storia di due persone che hanno saputo affrontare la loro vita con coraggio verso loro stessi, è la storia che racconta di come grandi passioni possano diventare – con dedizione e impegno – lavori e di come due vite possano sfiorarsi per anni senza mai toccarsi, fino ad un momento preciso che mai sarebbe stato prevedibile.

Foto di Claudio Zanardi (2019)

Vi presento Marina e Claudio
Marina Caramellino e Claudio Zanardi vivono da un paio d’anni a Civezza, un piccolo borgo dell’entroterra imperiese, ed è da lì che organizzano e gestiscono escursioni in natura.
Lei di origine piemontese, lui piacentina, entrambi hanno vissuto sino a qualche anno fa a Torino. Cresciuti a pochi chilometri di distanza, hanno frequentato lo stesso oratorio, senza mai incontrarsi, senza che l’uno sapesse dell’esistenza dell’altro. Gli anni passano e le loro strade continuano ad essere vicine, parallele: Claudio lavora come responsabile commerciale di un’azienda piemontese nel settore tessile, Marina è responsabile di una filiale di banca al centro di Torino.
Entrambi hanno una passione ed un collegamento profondo con la natura e con il camminare in montagna.

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L’incontro
Le loro vite si sono incrociate a centocinquanta chilometri di distanza: in un piccolo paese al confine tra Liguria e Piemonte di nome Caprauna. Marina infatti nel 2011, stanca della vita di città e del lavoro che faceva da molti anni, decide di licenziarsi e di rinunciare alla carriera più che avviata in una nota banca per trasferirsi in un piccolo rifugio sulle Alpi liguri. All’epoca non aveva esperienza nel settore eppure dopo poco tempo riesce a sistemare lo stabile e a trasformare il rifugio, da luogo dormiente, a punto di riferimento per la valle (con attività, eventi, corsi, presentazioni) e per i camminatori che attraversando i monti liguri cercano un luogo di ristoro e riposo. Il rifugio è infatti una delle tappe dell’Alta via delle Alpi Liguri. Marina ha, negli anni, ripulito diversi sentieri della zona e cartellonato i principali, per renderli più facilmente fruibili, creando anche un percorso per bambini.

Foto di Claudio Zanardi (2019)

A Settembre 2015 Claudio decide di fare una vacanza da solo e di passare qualche giorno in tranquillità, scegliendo proprio il rifugio che Marina da ormai 4 anni gestisce con ottimi risultati da sola. «Mi trovavo lì per una vacanza — mi racconta Claudio — e cominciammo a parlare. Scoprimmo di avere tantissime cose in comune. Fu un incontro che ha rivoluzionato la mia vita: per quasi tre anni ho lavorato a Torino e il weekend mi spostavo a Caprauna per aiutare Marina, poi a gennaio del 2018, dopo 42 anni di lavoro, ho preso la decisione di andare in pensione e mi sono trasferito stabilmente con lei nel rifugio. Da tecnico commerciale mi sono trasformato in cameriere, aiutante, manutentore, soccorritore di camminatori che si perdevano. Insomma un bel cambiamento!».

Il secondo cambio vita
Dopo altri due anni però Marina decide di lasciare la gestione del rifugio per dedicarsi a tempo pieno alla sua più grande passione. Insieme a Claudio, infatti, ha conseguito il titolo di guida ambientale escursionistica. L’obiettivo? Trasformare la loro passione comune in un lavoro.
«Sono diventata anni fa — mi spiega Marina — tecnica di montagna della UISP, ma volevo approfondire le mie conoscenze e poter accompagnare le persone nelle diverse escursioni con più serenità e competenze. L’entroterra ligure è ricco di storia e di luoghi meravigliosi. E’ stato un percorso lungo e impegnativo, ma che siamo felici di aver fatto.»
E così Marina e Claudio hanno iniziato a organizzare escursioni e mi raccontano che prima di proporre un’uscita studiano la storia del luogo, cercano i percorsi migliori e li provano più volte per valutare i diversi aspetti e possibili problematicità.
In questo primo anno di attività hanno accompagnato diverse escursioni, in collaborazione con l’associazione Monesi Young, nelle valli a loro vicine: Valle San Lorenzo, Valle del Trino, Valle Dolcedo, Valle Argentina, coinvolgendo anche le diverse amministrazioni pubbliche per creare connessioni tra di loro e imbastire future collaborazioni. Nel giro di qualche mese, nonostante i diversi blocchi legati all’emergenza sanitaria, hanno accompagnato più di 300 persone in una ventina di escursioni diverse.

Foto di Claudio Zanardi (2019)

Parole d’ordine: lentezza e socialità
«Siamo entusiasti di ciò che stiamo riuscendo a fare. Queste escursioni ci stanno portando tanta gratitudine per la bellezza dei luoghi in cui andiamo e possiamo assistere alle reazioni delle persone che accompagniamo: un mix di stupore, gioia, contentezza che fa bene al cuore e ci da la carica per continuare a progettare ed organizzare altre uscite.
Le escursioni che organizziamo hanno come base due valori di riferimento: il cammino lento, quindi la non competitività che ci permette di vivere a pieno ciò che viviamo e i panorami che incontriamo, e la socializzazione, perché nella lentezza le persone possono conoscersi, creare relazioni e condividere esperienze.
Vogliamo collaborare al creare bellezza, partendo da noi, dalle relazioni e da come viviamo le esperienze che proponiamo.»

Il futuro che li attende
Marina e Claudio stanno progettando nuove proposte per il prossimo anno: ai trekking giornalieri, vogliono affiancare anche escursioni di più giorni.
«Inoltre stiamo studiando gli antichi percorsi -mi raccontano – : ovvero viaggi che facevano i nostri nonni e bisnonni, i quali si spostavano esclusivamente a piedi. Uno di questi parte da Porto San Maurizio, passa da Civezza, attraversa il monte Faudo, e da lì scende in valle Argentina, a Baiardo, per poi arrivare sino a Tenda. Sono cammini che permettono di fare un viaggio nel tempo, di scoprire luoghi, profumi, viste appartenute ai nostri avi e che ora possono essere nuovamente vissute».
Marina sta anche studiando Chi Kong e vorrebbe in futuro proporre cammini che uniscano la meditazione al movimento.
Il loro cammino continua, la strada è in salita, ma lì, in fondo, dietro la vetta, un panorama mozzafiato li attende.

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