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2 Feb 2021

Da Amsterdam a Genova in bicicletta: l’esperienza di Andrea

Scritto da: Valentina D'Amora

Oggi vi raccontiamo la storia di Andrea Marcenaro, il ragazzo genovese che ha deciso, in pieno lockdown, di rientrare in Italia autonomamente, dopo un periodo di tirocinio ad Amsterdam, sfidando se stesso e la pandemia.

Entro in contatto con Andrea Marcenaro, ingegnere edile di 26 anni, grazie ad Alessandra Repetto, del gruppo #genovaciclabile. Proprio lei condivide, il giorno del suo compleanno, un video di maggio scorso in cui Andrea annuncia l’impresa che stava per compiere: da lì a pochi giorni sarebbe partito da Amsterdam per rientrare a Genova. In bicicletta.

Gli chiedo di incontrarci per farmi raccontare cosa si è portato a casa da quell’esperienza e sulle gambe dopo gli oltre 1500 chilometri percorsi. Mentre mi racconta del suo lungo ritorno in Italia, guardiamo Genova dall’alto. Ci troviamo vicino al Forte Crocetta, sulle alture di Sampierdarena, e col silenzio interrotto solo dal frusciare degli alberi e dal movimento di qualche animaletto nell’oscurità, vedo i suoi occhi sognanti, mentre ripensa alla sua traversata dal Mare del Nord al Mar Mediterraneo.

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«Sono partito il 23 maggio da Amsterdam e ho optato per la bici quasi per scherzo. Provando a prenotare treni e voli, mi sono reso conto che non sarebbe stato facile muoversi, così mi sono detto: “Quasi quasi, torno davvero in bicicletta”. I miei amici non ci credevano, forse nemmeno io, che non avevo mai pedalato più di una manciata di ore di fila». Il suo è stato un salto nel vuoto, ma ci è riuscito.

LA PIANIFICAZIONE DEL VIAGGIO

Mi rivela di essere una persona molto metodica: per questo, pianificando le tappe del viaggio, ha deciso di allenarsi in modo mirato qualche giorno prima della partenza e di affidarsi a un’amica nutrizionista e alla sua insegnante di educazione fisica: «Entrambe mi hanno dato dei suggerimenti fondamentali per la riuscita del viaggio, l’una per la gestione dei pasti e degli spuntini, in modo da avere le energie ben distribuite lungo tutto l’arco della giornata, e l’altra per lo stretching serale».

Il viaggio è durato venti giorni, con un ritmo di pedalata di un’ottantina di chilometri quotidiani. Per la notte, Andrea s’è affidato a Warmshowers, un sito di couchsurfing dedicato a chi pedala. Si tratta di una comunità solidale in cui si mettono in circolo accoglienza e solidarietà nei confronti di chi viaggia su due ruote. «È stata una bella scoperta che mi ha permesso di conoscere tante persone che mi hanno accolto a casa propria, dedicandomi attenzioni e premure, proprio come se fossimo amici d’infanzia. Anche da questo punto di vista l’esperienza mi ha dato tanto, soprattutto dal lato umano».  Offrire un letto e una doccia calda a degli sconosciuti è anche un modo per condividere storie di viaggio, parlare altre lingue e fare amicizia. E scambiando ospitalità, si distribuiscono atti di gentilezza che fanno portare a casa tanta umanità.

LA VITA SU DUE RUOTE, A GENOVA

Andrea si è laureato in ingegneria edile-architettura, con una tesi sulle trasformazioni della mobilità sostenibile a Genova. Gli chiedo quindi, dopo aver vissuto nella città più bike-friendly d’Europa, cosa può fare Genova per avvicinarsi al modello olandese.

«Rispetto a quando sono partito, la città è in piena rivoluzione. Grazie all’intraprendenza del gruppo #genovaciclabile ho visto parecchi miglioramenti sulla ciclabilità urbana. C’è ancora molto da fare, ma la miccia è esplosa. Sono dell’idea, però, che a Genova, proprio per la sua conformazione, a metà tra collina e costa, abbia bisogno di un’integrazione con un ulteriore mezzo di trasporto. Su questo bisogna essere oggettivi, perché chi vive sulle alture ha indubbiamente più difficoltà a intraprendere la strada delle due ruote come scelta di vita quotidiana in modo esclusivo. Certo, ci si può organizzare con una bici elettrica, ma è un passaggio che avrebbe bisogno, in ogni caso, bisogno di un mezzo integrativo, come una funicolare, un ascensore o un mezzo che porti verso l’alto persone e bici, in modo da azzerare il dislivello. Chissà se tra cinque anni, invece, non sarà diventato qualcosa di ordinario e gestibile da più persone, sparse capillarmente un po’ in tutti i quartieri».

Noi ce lo auguriamo e attendiamo un libro fotografico che racconti, per immagini, tutte le tappe dello straordinario viaggio di Andrea, così ricco di ispirazioni.

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