10 Feb 2021

WeGlad: la app che mappa buche e locali per aiutare i “gladiatori in carrozzina”

Scritto da: Riccardo Savino

WeGlad è un’app creata da Petru Capatina e Paolo Bottiglieri, due giovani torinesi, e ha come obiettivo quello di mappare locali, strade, buche e gradini delle città per favorire la circolazione delle persone in carrozzina. Abbiamo intervistato uno dei suoi co-fondatori per saperne di più su questo progetto a vocazione sociale, che promuove una maggior collaborazione e responsabilità dei cittadini, affinché le città possano essere alla portata di tutti, senza esclusioni.

Torino - Paolo Bottiglieri è un ragazzo che vive a Torino e, dopo aver intrapreso il percorso di studi in ingegneria, concluso successivamente con la laurea in Economia, ha deciso di focalizzarsi sul mondo dell’imprenditoria sociale. Dopo qualche esperienza lavorativa, ha compreso che il “perché” era un fattore fondamentale per vivere il lavoro come qualcosa di stimolante e per sentire che il suo tempo e le sue energie stavano lasciando anche un piccolo segno positivo nel mondo. Da questa intuizione è nato WeGlad, un progetto che ha l’obiettivo di facilitare la vita quotidiana di chi ha disabilità motorie.

 Ci racconti di WeGlad? Come è nata l’idea?

Un ruolo fondamentale nella nascita dell’idea di WeGlad lo hanno avuto entrambi i miei nonni paterni. Per motivazioni diverse hanno vissuto disabilità motorie che li hanno portati a spostarsi più o meno frequentemente in carrozzina. Sono stato loro molto vicino fino agli ultimi giorni e da lì ho compreso e sperimentato le sfide che affronta un caregiver nel prendersi cura dell’assistito, nel muoversi in città e nel districarsi nel mare di burocrazia.

La mia sensibilità verso questo problema si è ulteriormente ampliata quando ho lavorato all’aeroporto di Caselle di Torino come addetto ai PRM (passeggeri a mobilità ridotta). Mi occupavo dell’on-boarding e dell’accoglienza delle persone con diverse tipologie di disabilità. In questo lavoro ho parlato con persone che arrivavano da tutto il mondo, ho sentito le loro storie, le loro paure, ma anche le loro speranze. Sicuramente è stata un’esperienza che mi ha arricchito, ma al tempo stesso mi ha anche motivato nell’avere un ruolo nella risoluzione di questi problemi, qui ho trovato il mio “perché”.

Grazie a te questo contenuto è gratuito!

Dal 2013 i nostri contenuti sono gratuiti grazie ai nostri lettori che ogni giorno sostengono il nostro lavoro. Non vogliamo far pagare i protagonisti delle nostre storie e i progetti che mappiamo. Vogliamo che tutti possano trovare ispirazione nei nostri articoli e attivarsi per il cambiamento.

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Quali esperienze hanno ispirato il vostro lavoro?

Come mi ha insegnato il basket, la squadra è la cosa più importante per vincere una partita e Petru Capatina, mio socio in questa avventura, è arrivato proprio nel momento giusto. Ci siamo conosciuti sui banchi dell’università e da lì è nata un’amicizia e un rapporto professionale che si è unito in WeGlad. Con Petru abbiamo vissuto tante avventure in tutta Italia e in Europa spingendoci fino a Bruxelles in un vero e proprio viaggio per la comprensione del problema, dello stato dell’arte e per esaminare le soluzioni. Abbiamo parlato con i policy maker, esperti di turismo accessibile, con le persone che vivono tali problematiche e abbiamo condotto centinaia di ore di interviste e analisi, fino ad arrivare alle tre parole che ci permettono nel modo più veloce di descrivere WeGlad.  

WeGlad lo definiamo come Open Social Navigator, un’app per la mobilità che parte dal soddisfacimento delle esigenze più severe e che di riflesso sono risolte anche per le persone normodotate.  WeGlad è la contrazione di “Welcome Gladiator”, è così che vediamo le persone con disabilità motoria e non solo: “gladiatori” che scendono nell’arena della vita e che ogni giorno vincono battaglie contro ostacoli contro cui non dovrebbero neanche combattere. 

Quali sono le tre parole che descrivono WeGlad?

L’app è “Open” ovvero, accessibile a tutti, proprio perché tutti possano contribuire. Il problema è grande e la soluzione non può essere scaricata solo sulle persone con disabilità. Per questo abbiamo deciso di uscire da una logica ghettizzante e vogliamo responsabilizzare tutta la società civile, anche incentivandola con meccanismi a gioco, un ottimo modo per imparare e sensibilizzare. Tutti gli utenti ampliano i dati oggettivi sulla mobilità segnalando barriere della viabilità cittadina (ad esempio gradini, strade dissestate, rampe troppo ripide), ma anche informazioni sull’accessibilità di locali attraverso le foto. 

È “Social” perché gli utenti possono interagire tra di loro o in gruppi, condividere e consigliare locali in cui si sono trovati bene e, in ultima, fare o rispondere a domande poste dalla community.  Infine, è “Navigator” perché guiderà gli utenti da un punto A a un punto B attraverso i percorsi più sicuri personalizzati sulle esigenze dell’utente e sfruttando i dati degli ostacoli inseriti in mappa dalla community.

In che modo la app vuole ripensare la definizione di disabilità in città?

Abbiamo sostanzialmente invertito il flusso del processo di progettazione rispetto a ciò che succede nella maggior parte delle soluzioni offerte, dove si parte dalla mobilità di molti e solo dopo si riadatta alla mobilità delle persone con difficoltà più severe, facendole sentire un’“aggiunta” e non parte della mobilità.

Parlando con un ragazzo in carrozzina mi è stato detto: «Quando entro nei ristoranti o in qualsiasi struttura, mi sono stufato di entrare dalla porta laterale quasi sempre nascosta per l’accesso delle persone con disabilità. Voglio entrare dalla porta d’ingresso, come tutti gli altri. Idealmente ciò che vogliamo fare è proprio questo: creare uno strumento che acceleri il raggiungimento di un mondo accessibile per tutti, tale da rendere superflua la definizione stessa di persona con disabilità. Tutti devono poter entrare dalla stessa porta per accedere al mondo».

Come sta andando la sperimentazione? Avete trovato qualche difficoltà?

La sperimentazione, nonostante le limitazioni di movimento causate dal Covid, sta andando bene: abbiamo coinvolto diverse persone, per la maggior parte in carrozzina che stanno sperimentando e inserendo dati per migliorare l’app e per prepararla per i futuri utilizzatori. C’è un grande senso di responsabilità e voglia di riscatto e noi vogliamo valorizzarlo. Il test ci sta dando dei feedback molto utili e stiamo comprendendo come rendere l’app più performante e chiara. Siamo aperti a tutte le persone che vogliono portare il loro contributo nei test, il problema è grande e la squadra deve esserlo altrettanto, oltre che forte! 

È possibile scrivere sulla pagina WeGlad di Facebook e parlare direttamente con me, per partecipare ai test e utilizzare l’app! Le associazioni di categoria ci stanno dando una mano nel trovare nuovi gladiatori, la CPD (Consulta Persone in Difficoltà), già storicamente molto attiva sulle battaglie per l’accessibilità e per i diritti delle persone con disabilità, grazie a Giovanni Ferrero e al suo team con cui stiamo collaborando, ci appoggia in questo percorso.

Per il futuro cosa vi aspettate?

Stiamo raccogliendo fondi per partire con una startup costituita e che ci consenta di potenziare tutte le attività che stiamo conducendo. La startup sarà a vocazione sociale. Uno dei prossimi obiettivi sarà portare l’app allo step successivo migliorandola con i feedback che abbiamo ricevuto fino ad ora. Nel prossimo futuro ci saranno ulteriori collaborazioni con aziende, associazioni e municipalità che condividono i nostri valori e che vogliono dare il loro contributo. Siamo molto contenti di vedere che si muovano energie molto positive da questo punto di vista e che la squadra stia diventando eterogenea e forte. In futuro ci aspettiamo di concludere il test su Torino, crearne un modello e replicarlo in tutta Italia. Il nostro sogno è renderlo un progetto globale, il coronamento della nostra visione aziendale.

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