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4 Mar 2021

Imprenditori Sovversivi: l’errore più grande è lavorare troppo – Io faccio così #321

Intervista di: FRANCESCO BEVILACQUA e PAOLO CIGNINI
Video realizzato da: PAOLO CIGNINI

Fabrizio Cotza è formatore e fondatore di Imprenditori Sovversivi, una rete di consulenza e formazione per i piccoli e medi imprenditori che, come dice il nome, sovverte i principi su cui è tradizionalmente fondata la gestione di un'azienda, mettendo al centro la qualità del lavoro e il benessere delle persone.

Molti consulenti promettono alle imprese che grazie alle loro dritte potranno aumentare i fatturati, ampliare la clientela, ottimizzare la produzione o allargare la loro fetta di mercato. Fabrizio Cotza parla invece di migliorare la qualità della vita. È proprio per questo che ha deciso di chiamare la propria rete Imprenditori Sovversivi: sovverte, ribalta, rivoluziona completamente gli assunti che da decine di anni vengono ripetuti come dei mantra dai piccoli e medi imprenditori italiani.

«I valori che abbiamo messo in discussione – ci spiega Fabrizio mentre chiacchieriamo in una sala convegni che il giorno successivo ospiterà un incontro della rete – erano molto legati a come veniva interpretato il lavoro, in primis il duro lavoro: se ci tieni alla tua azienda devi passarci 16 ore al giorno, devi lavorare il sabato e la domenica. Anch’io facevo così». Già, perché Imprenditori Sovversivi nasce prima di tutto da una storia personale, quella dello stesso Fabrizio.

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Da diversi anni sta sperimentando sulla sua pelle gli insegnamenti che trasmette alle persone che richiedono la sua consulenza. Alcuni dei principi a cui si ispirano il suo stile di vita e il suo approccio professionale sono quasi delle bestemmie per l’imprenditore classico: fermarsi, rallentare, imparare a dire no.

«Abbiamo elaborato sette passi che compongono il cammino per diventare Imprenditori Sovversivi», spiega Fabrizio approfondendo questi concetti. I primi due sono pianificare e delegare; il terzo è un pugno nello stomaco per chi ha una visione convenzionale della gestione d’impresa: «Ho chiesto a un centinaio di imprenditori che hanno avuto delle idee eccezionali quando le hanno concepite e quasi tutti hanno risposto: “Mentre mi annoiavo”». Da qui l’intuizione di fermarsi, per favorire l’insorgere di una condizione di “relax creativo”.

Il quarto passaggio è altrettanto rivoluzionario e mette in discussione le fondamenta stesse del modello economico attuale, ovvero la crescita come obiettivo necessario e imprescindibile: «Cosa fa solitamente un imprenditore quando viene sommerso di domande? Allarga l’azienda, assume personale e ripiomba nel meccanismo iniziale. Io invece anche qua suggerisco uno stop: bisogna imparare a dire di no, a selezionare».

L’ultimo step è quello della realizzazione e trasforma l’azienda non più in un luogo di lavoro ma in una palestra di crescita personale: «Puoi lavorare ad esempio sulla tua permalosità o sulla tua irascibilità. Questo perché hai sistemato tutto a livello organizzativo e finalmente ti puoi dedicare all’essere umano». Questa visione, coerente con un nuovo modello economico che si rifà all’etimologia del termine e al concetto di “economia al servizio delle persone” e non viceversa, si espone al rischio di essere bollata come “perdente”, improduttiva, inefficace.

Eppure i numeri danno ragione al metodo sovversivo, che anche dal punto di vista del ritorno garantisce abbondanti frutti: «Il 95% dei nostri imprenditori – sottolinea Fabrizio – dichiara di aver aumentato gli utili. Ma chiedo sempre anche un’altra cosa: quegli utili ti sono stati davvero utili, ovvero hanno permesso un miglioramento della tua vita e di quella delle persone che ti stanno accanto? O semplicemente hanno rimpolpato il tuo conto in banca?». Anche a questa seconda domanda la risposta è positiva: «Il 97,5% degli interpellati mi ha risposto che la propria qualità di vita è migliorata. E la bellezza di un approccio di questo tipo è proprio questa: che si adatta all’essere umano».

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