29 Apr 2021

La storia di Beatrice, da cantante a insegnante di un antico dialetto

Scritto da: Emanuela Sabidussi

Beatrice è una giovane donna di origini liguri che dopo aver vissuto diversi anni a Piacenza ha deciso di tornare a vivere nel luogo in cui è cresciuta. Avendo paura che le tradizioni del luogo natio che tanto ama scompaiano, ha deciso di creare una serie di video-lezioni su Facebook per insegnare, con un tono ironico, il dialetto locale ai nuovi abitanti.

Quanto è importante il luogo in cui cresciamo? Come influenza la nostra crescita? E quanto il luogo, gli odori, i sapori, i suoni natii incidono sulla nostra identità? Per Beatrice Orrigo molto! Cresciuta a Dolceacqua (IM) – un piccolo paese di Val Nervia – come le generazioni precedenti della sua famiglia, terminati gli studi si trasferisce a Piacenza, dove inizia a lavorare come cantante. All’età di 33 anni, però, comincia a porsi domande su dove avrebbe voluto continuare a vivere e affondare le proprie radici. 

E l’unico luogo che le sembra adatto è proprio Dolceacqua, il luogo in cui era cresciuta. E dopo aver ristrutturate le case appartenute alla sua famiglia, giorno dopo giorno, viene presa dal timore che le tradizioni tanto amate possano essere dimenticate. Lo scorso anno, quindi, proprio durante il lockdown, realizza per gioco la prima videolezione di dialetto locale, impostata ironicamente come una lezione di lingua straniera. E se è pur vero che sono molti i progetti per tramandare il proprio dialetto nati in questi anni in Italia, sono pochissimi quelli ideati e realizzati da persone giovani che utilizzano mezzi di diffusione web.

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L’IDEA

«L’idea – racconta Beatrice – è nata durante la quarantena. Ho passato 25 giorni chiusa in casa. Stavo guardando la pagina di Facebook del paese russo con cui è gemellato Dolceacqua: aveva fatto un video contest di persone anziane che leggevano poesie legate al loro territorio. Mi sono emozionata: ho pensato che anche noi avremmo potuto fare qualcosa attraverso i video per far conoscere le nostre tradizioni a tutti. E visto che so che molte persone non vogliono essere riprese, ho deciso di metterci la faccia e mi sono lanciata».

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La prima videolezione, pubblicata ad aprile, insegna a contare fino a 10 in dialetto. Il successo è incredibile: riceve molti messaggi di incitamento da parte di altri abitanti dolceacquini, ma anche di amici lontani, di persone non liguri che vedendo il video si immedesimano, ricordando i suoni del loro dialetto. Ma anche nuovi abitanti, che possono conoscere così le radici del luogo che hanno scelto per vivere.

IL DIALETTO È MUSICA

Ma perchè proprio il dialetto? I suoni, così come gli odori, i sapori, di un luogo, sono impressi nella nostra memoria e ad essi sono collegate le emozioni vissute e le sensazioni provate. «Quando sento parlare dialetto provo a chiudere gli occhi e mi sembra di tornare indietro nel tempo: è una musica, una canzone che mi riporta alla mia infanzia. Penso che i suoni della lingua che parliamo abbiano il potere di radicarsi: vengono assorbiti nei muri del paese, nelle pietre del castello, nelle pareti dei caruggi. E questi suoni parlano, si possono sentire in sottofondo quando si attraversa un paese con una storia alle spalle. Raccontano di chi ci ha vissuto, delle sue fatiche e delle gioie». 

Oggi Dolceacqua è un piccolo borgo turistico con un trend di abitanti in crescita. Ma nei decenni passati, come tutti i paesi dell’entroterra ligure, viveva principalmente di agricoltura. C’era poca scolarizzazione e nonostante ciò i locali hanno costruito tutto ciò su cui oggi si basa il turismo, intessendo tradizioni e storia che rischiano di essere dimenticati.

Per i contenuti delle videolezioni Beatrice si fa ispirare da episodi di vita quotidiana: dal padre che le racconta ciò che è avvenuto e dai racconti del signore incontrato per la strada. Avendo la grande passione per la musica (e la musicalità dei suoni), all’interno delle lezioni inserisce anche canzoni tipiche locali, per impedire che anch’esse vengano dimenticate.

IL FUTURO

Quando chiedo a Beatrice cosa vede nel suo futuro per questo progetto, mi risponde sicura: «Vorrei che il corso possa uscire dallo schermo del telefono. Vorrei che si trasformasse in incontri di persona, dove oltre a imparare i suoni del luogo ci si possa conoscere e condividere insieme ricordi, progetti attuale e futuri e desideri.»

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