30 Apr 2021

NONPOSSOPARLARE: la tecnologia al servizio delle donne

Scritto da: Emanuela Sabidussi

Da qualche mese è stata installata nel sito web di alcuni centri antiviolenza e comuni liguri un'applicazione che consente alle persone vittime di violenza di ricevere informazioni e supporto in modo immediato e discreto. Si tratta di un servizio rivolto in particolare a persone che hanno difficoltà a comunicare, perché costrette a rimanere a casa con i propri partner, psicologicamente o fisicamente violenti.

5 maggio 2021 – Torniamo a parlare di violenza di genere. Crediamo ce ne sia bisogno, ancora e ancora. I numeri della violenza domestica a livello nazionale non scendono: è di pochi giorni fa la bufera mediatica esplosa dopo le dichiarazioni di Beppe Grillo, a seguito delle quali è partito l’hashtag #ilgiornodopo, per condividere e ricordare quanta strada ancora dobbiamo percorrere per permettere alle persone vittime di violenza di genere di non nascondersi, di non sentirsi loro dalla parte del torto.

In questa strada, la cui meta è ancora lontana, ogni piccolo passo merita di essere condiviso e celebrato. Oggi ve ne racconto uno. Da qualche mese, accedendo al sito web di alcuni centri antiviolenza liguri e dei rispettivi comuni, si può trovare un nuovo modo di chiedere aiuto e avere informazioni in caso di abusi e violenze. NONPOSSOPARLARE – questo è il suo nome – è una nuova applicazione che si sta diffondendo sempre di più. Di cosa si tratta? É una chatbot – ovvero una chat virtuale attiva 24 ore su 24, 7 giorni su 7 – che in maniera anonima e senza lasciare traccia, è programmata per fornire risposte pre-inserite e immediate a chiunque chieda aiuto o abbia bisogno di informazioni.

Rossella Scalone Io non posso parlare
Rosella Scalone, foto scattata da TEDxGenova

NASCE NONPOSSOPARLARE

«Il progetto – mi racconta Rosella Scalone, presidente dell’associazione Save the Woman e ideatrice dell’applicazione – è stato studiato per le donne che desiderano ricevere informazioni e supporto dai centri antiviolenza in modo discreto, ma che essendo costrette a rimanere a casa con i propri partner psicologicamente o fisicamente violenti, non hanno la possibilità di farlo verbalmente o in orari diurni. Inoltre, il chatbot consente di rispondere efficacemente a un numero illimitato di persone in maniera contemporanea».

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Immaginiamo il nostro giornale come una cassetta degli attrezzi per diventare un vero protagonista del cambiamento. Dentro ci trovi la mappa con i migliaia di progetti virtuosi, gli articoli, le video storie, i nuovi format video e tante progetti che stiamo costruendo insieme alla nostra comunità. 

Per continuare a farlo abbiamo bisogno di te.

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Rossella si occupa di marketing e ha collaborato al primo strumento ideato da Save the Woman, lanciato lo scorso marzo: un’app per smartphone, anonima, che propone un test che consente a tutte le donne di scoprire se sono a rischio di violenza e di ricevere aiuto. Uno strumento dunque basato sull’autoconsapevolezza, che ha come obiettivo prevenire qualsiasi violenza psicologica e fisica attraverso un percorso di domande che porta la donna stessa a cogliere i segnali prima che questi peggiorino.

L’IMPOSSIBILITÀ DI CHIEDERE AIUTO

«Quando abbiamo lanciato l’app lo scorso anno è iniziato il lockdown e parlando con alcune operatrici dei centri antiviolenza, con cui collaboriamo, ci veniva riferito che le telefonate di richiesta di aiuto si erano ridotte moltissimo e che purtroppo era un segnale preoccupante: le donne vittime di violenza domestica, vivendo a stretto contatto con gli abusanti, non erano più in grado di chiedere aiuto. Dovevamo fare qualcosa e occupandoci di marketing e soluzioni tecnologiche abbiamo chiesto aiuto ai colleghi per capire quale strumento potesse essere migliore e facilmente diffondibile».

Il chatbot viene utilizzato da molte società per rispondere in maniera immediata alle richieste dei clienti, che contattano per acquistare un determinato servizio o prodotto oppure per richiedere informazioni legate al post-vendita. L’idea quindi è stata quella di utilizzare strumenti tecnologici progettati per aziende e adattarli a un servizio del terzo settore. Rossella ha così coinvolto un team di esperti – psicologi, legali, tecnici informatici, progettisti – per analizzare l’esigenza e capire il da farsi. Dopo pochi mesi un prototipo del servizio era pronto per essere testato e personalizzato a seconda delle esigenze.

save the woman 2 1

LA PERSONALIZZAZIONE E LE LINGUE

Questo nuovo strumento si caratterizza per la possibilità di rendere ogni informazione fornita dall’operatore virtuale personalizzata: non solo le indicazioni per trovare il centro più vicino, ma anche i servizi che il comune di riferimento ha previsto in supporto alle famiglie, ovvero gli aiuti economici messi a disposizione.

Un team di mediatori culturali sta lavorando sulla traduzione delle informazioni in 26 lingue differenti, affinché possa essere utilizzato anche da donne extracomunitarie e superare uno degli scogli che spesso non consente di effettuare la richiesta di aiuto da parte di persone che non conoscono l’italiano.

IL FUTURO

Un monitoraggio scientifico costante permette poi a chi ha installato il chatbot di analizzare le domande più frequenti, il numero delle persone che ha richiesto aiuto, le lingue utilizzate, ma anche di comprendere quale servizio è necessario ampliare a livello locale e come migliorare lo strumento costantemente. NONPOSSOPARLARE, oltre a centri antiviolenza e ai comuni liguri, è stato scelto anche da alcune amministrazioni campane, piemontesi e valdostane, che attiveranno lo strumento a breve.

Visto il successo dell’iniziativa, a inizio anno si è deciso di costituire un’associazione che prende proprio il nome dalla prima applicazione inventata, ovvero Save the woman, per lavorare in maniera ancora più focalizzata nel progettare e sviluppare nuove soluzioni digitali che aiutino a contrastare la violenza di genere, unendo le competenze del settore imprenditoriale a quello sociale.

Per poterlo fare l’associazione è alla ricerca di finanziamenti e nuove collaborazioni, che permettano la diffusione degli strumenti già pronti e lo sviluppo di nuovi. «Abbiamo ricevuto richieste di strumenti mirati per gli uomini maltrattanti e ci piacerebbe sviluppare servizi utili per la segnalazione di violenza sul posto di lavoro», conclude Rossella in merito.

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