11 Mag 2021

La prima volta che mi hanno chiesto il permesso

Scritto da: Emanuela Sabidussi

La figura professionale dell'ostetrica in Italia è conosciuta esclusivamente per il supporto alla maternità, ma non è solo questo, anzi! L'autrice, attraverso la propria esperienza, ci svela come queste figure in realtà si possano occupare di molti aspetti legati alla vita e alla salute della donne: un valido supporto per auto-conoscersi e migliorare il rapporto con il proprio corpo e con la propria quotidianità.

Ho fatto da poche settimane una scoperta per me inaspettata e ho pensato di doverla condividere con tutte le donne. Ero in compagnia di un’amica e le stavo raccontando la mia decisione di liberarmi una volta per tutte dei fastidiosi dolori mestruali che ogni mese mi tengono compagnia durante il ciclo, quando lei in maniera disinvolta, come se fosse la cosa più naturale del mondo, mi chiede: “Hai provato a sentire il parere di un’ostetrica? Credo potrebbe esserti utile!”. 

Ci ho impiegato qualche secondo a elaborare la risposta, ero stranita e confusa: nella mia mente un punto interrogativo sovrastava ogni pensiero. Ostetrica? Ma non è quella figura professionale che si occupa di assistere e accompagnare la nascita di bambin*? Pazientemente a quel punto l’amica mi ha spiegato che non è così. O meglio, non solo. Ho deciso quindi di fissare un appuntamento per una visita con Eleonora Guidubaldi, ostetrica che riceve in diverse località liguri.

Ostetrica Eleonora Gridubaudi 1
Primo piano di Eleonora Guidubaldi

Il PRE

Forse starete pensando: “Ora davvero ci racconterà della visita che ha fatto?”. La risposta è sì! Non solo perché non è stata una visita tradizionale, ma anche per le conseguenze che ha avuto su di me: mi ha fatto venir voglia di autoconoscermi, comprendere me stessa ascoltando e guardando una parte del corpo che ancora troppo spesso è vista come un tabù o, peggio ancora, esaminata come fosse una componente meccanica. E non solo non lo è, ma contiene anche al suo interno le memorie emotive del nostro vissuto, dall’infanzia al rapporto con le mestruazioni, dalla sessualità allo stress. Tutto concentrato in uno spazio talmente piccolo e delicato che merita attenzione e cura anche da parte di chi lo visita.

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LA VISITA

La segretaria dello studio di Eleonora mi dà appuntamento e mi precisa che essendo una prima visita durerà più del previsto, quindi mi tengo tutto il pomeriggio libero. La visita alla fine è durata circa tre ore e mezza: in questo lasso di tempo l’ostetrica mi ha per prima cosa fatto accomodare e, mettendomi a mio agio, mi ha posto domande delle più disparate per comprendere chi fossi e quali necessità avessi. Abitudini alimentari, ciclo e dolori mestruali, stile di vita, sessualità, esigenze corporee, attività fisica, malattie mie e della mia famiglia, eventuali medicinali o cure in corso, fratture e operazioni avute in passato. 

Insomma, un check-up completo della mia storia. Dopo aver raccolto tutte le informazioni necessarie è iniziata la visita, divisa in due fasi: una prima in cui ha osservato il mio corpo per comprendere l’assetto del mio bacino, della schiena e capire se vi erano parti non equilibrate. La seconda fase invece è stata una visita interna ed esterna al mio apparato genitale, con una serie di differenze piccole ma sostanziali alle tradizionali visite avute sino a quel momento. 

Quali? Per prima cosa le modalità: ad ogni singolo passo mi ha chiesto il permesso, spiegandomi prima cosa avrebbe fatto e nel frattempo cosa stava guardando e scoprendo con me. Seconda grande differenza: lo specchio. Sì, avete letto bene. Eleonora visita con uno specchio davanti che permette alla persona di poter vedere, conoscersi meglio e capirsi di più. Per la prima volta dopo tanti anni, grazie a lei, mi sono sentita una persona, donna, e non più solo una paziente. 

Ostetrica femminile

Una scoperta talmente bella, da non poter rimanere solo per me. Ho deciso quindi di intervistarla per capire meglio perché è così poco conosciuta questa professione. Dunque ve la presento: Eleonora si è laureata nel 2013 in ostetricia presso l’Università di Genova. Quando le chiedo cosa l’ha spinta a scegliere proprio questa strada professionale mi risponde: «Mi ha sempre affascinata la figura dell’ostetrica. Sono cresciuta con i  racconti da parte di mia mamma della mia nascita. Aveva scelto di essere accompagnata da un’ostetrica ed era stata un’esperienza molto bella per lei».

Ma chi è l’ostetrica e di cosa si occupa? 

Durante il percorso universitario la definizione che viene fornita è quella di una figura che accompagna la salute femminile in ogni momento della vita: dalla nascita sino alla menopausa e oltre. Dovrebbe essere quel punto di riferimento che sin da bambine ci è accanto per accompagnarci al primo approccio al menarca, fornire informazioni sulla contraccezione e sulla sessualità, invitare a un ascolto profondo di noi stesse, affiancare la donna in un’eventuale gravidanza e sostenerla durante la fase della menopausa.

La percezione che si ha invece è esclusivamente legata alla maternità. Come te lo spieghi? 

Il percorso formativo prevede tre tirocini di diverse ore (300 ore il primo anno, 670 il secondo e 1000 il terzo) e fissa un limite minimo di parti (40) e di cesarei (20) a cui bisogna assistere. Molte mie colleghe una volta laureate scelgono di focalizzarsi sulla parte delle nascite, essendo la parte che più viene approfondita durante i tirocini, in quanto la formazione ospedaliera è gravidanza-centrica. Ma non tutte. Io dopo dopo la laurea ho deciso di mettermi in proprio e, come me, altre colleghe hanno scelto questa strada. 

In passato l’ostetrica era la levatrice del paese e si occupava sì delle nascite, ma anche di tutti gli altri aspetti della salute, tanto che affiancava il medico durante le diverse visite. C’è stato poi un crescendo di medicalizzazione ospedaliera che ha coinvolto anche il ruolo dell’ostetrica, facendo sì che il suo lavoro si concentrasse esclusivamente sui parti.

Da dove hai iniziato una volta aperta la tua partita iva?

Ho capito che avevo necessità di approfondire diversi aspetti studiati. Ho quindi investito molto su una formazione post laurea che mi permettesse di comprendere sempre meglio ciò di cui sarei andata a occuparmi. Essendo un ambito così ampio, si ha la possibilità di spaziare veramente in tantissime tematiche e approfondire anche ciò che più appassiona. Le prime formazioni che ho seguito sono state sul pavimento pelvico, poi ho proseguito con altri corsi. Alcuni di questi, insieme ai testi di studio, sono italiani; altri invece li acquisto all’estero, dove spesso i temi di cui mi occupo sono più approfonditi a livello accademico. 

Ciclo mestruale

Mi ha colpito molto la cura e l’attenzione che dedichi alle persone che visiti. Anche questo ti è stato insegnato o è più legato a una tua sensibilità?

Sì, mi è stata insegnata l’importanza dell’empatia con la persona che abbiamo davanti a noi. Credo non sia scontato che poi tutto questo venga messo in pratica. Aiuta molto, credo, la libera professione, in quanto si ha la possibilità di scegliere del proprio tempo, di quante persone visitare in un giorno, avere insomma ritmi propri, sereni, e ciò viene trasmesso per forza di cose alle persone che si rivolgono a noi. Io per prima, in passato, ho avuto esperienze di medici che mi hanno visitato, da cui oggi pretenderei una maggior attenzione e rispetto. 

In una società che corre di continuo, anche i medici lo fanno: le visite ospedaliere durano di solito 20 minuti l’una e in questo lasso di tempo il medico deve risolvere il problema per cui il paziente si trova lì. E la conseguenza è che si sposta il focus dalla persona al problema. Sarebbero necessari tempi più dilatati e un promemoria per ricordarci l’importanza della persona nella sua interezza.

E lo specchio?

É uno strumento che lo piace molto alle ostetriche. Ho visto usarlo in sala parto per far rendere conto alla donna a che punto fosse il travaglio. Ho pensato così di utilizzarlo anche al di fuori della sala parto, ma sempre con lo stesso obiettivo: rendere più consapevoli le donne di quella parte del proprio corpo. La vista ha un ruolo importante, dunque perché oltre a invitare a sentirsi meglio, non aiutare anche a vedere?

Un altro grande tema di cui ti occupi e che hai approfondito è il ciclo mestruale. Ce ne vuoi parlare?

Ho seguito una formazione annuale con Cecilia Gautier e Violeta Benini, che da anni si occupano di questo argomento. Mi sono poi formata sul metodo sintotermico presso la scuola di Verona, che aiuta ad avere una visione e un ascolto profondi di noi stesse, mettendo attenzione a ciò che succede all’interno del nostro corpo durante l’arco dell’intero mese.

Inoltre vi è una stretta correlazione tra il pavimento pelvico e il ciclo, soprattutto per quanto riguarda i dolori mestruali e i fastidi. Una grande scoperta che molte donne ignorano è che non è normale che le mestruazioni siano invalidanti: se il ciclo è doloroso o fastidioso è sintomo di disequilibri su cui si può intervenire in diversi modi.

Chi si rivolge a te e per quali motivi?

C’è una spinta a una maggior consapevolezza del corpo femminile, che sino a poco tempo fa era un tabù legato a una visione patriarcale. Oggi fortunatamente le cose stanno cambiando e le donne che seguo ne sono una prova: mi chiamano persone che vogliono avere rapporti sessuali più soddisfacenti, eliminando i dolori che sentono, oppure che vogliono liberarsi dei disturbi legati al ciclo o semplicemente donne che sono alla ricerca di una miglior salute in generale. Sono per lo più donne dai 25 anni in su e credo che sia sintomo della necessità di una maggior consapevolezza nelle fasce di età più giovani.

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