11 Mag 2021

GasparOrto, l’orto urbano che sfida cemento e degrado

Scritto da: Maria Desiderio

Continuano gli articoli attraverso cui Italia Che Cambia racconta le realtà che stanno riqualificando in maniera aperta e condivisa in quartiere stazione di Padova. Oggi parliamo del GasparOrto, un orto urbano che sorge in piazza Gasparotto e che ospita attività che uniscono agricoltura, socialità e inclusione.

Serve coltivare la città per salvare la campagna! Con questo spirito è nata e si è articolata negli anni la storia del GasparOrto, il primo orto urbano e fuori terra di Padova. Formatosi nel 2015 sulla scia del progetto di rigenerazione urbana The Next Stop, è basato sull’idea che arte e cultura, nelle loro forme più diverse, possano essere strumenti efficaci di rinnovamento, soprattutto di un luogo di attraversamento e di passaggio come quello adiacente alla stazione, spesso trascurato e sottovalutato.

A partire da quel progetto è stata realizzata la prima versione dell’orto, pensato e costruito con una struttura mobile, mutevole e modulare. Questo vuol dire che tutte le persone che hanno attraversato piazza GasparOtto in anni diversi e in stagioni diverse, di volta in volta hanno si sono imbattute in orti diversi. Il GasparOrto infatti è un organismo vivente, si muove – per così dire – nel quadrato della piazza, è il suo polmone fiero e gentile che sfida il grigio cemento che lo circonda.

gasparorto 1

Qual è la sua missione principale? Rendere visibile la cura come atto collettivo, proprio in quel luogo urbano dipinto come degradato e pericoloso. Simbolicamente il GasparOrto semina una narrazione diversa che, lungi dal negare le criticità del quartiere Stazione, racconta con la pratica un modello di integrazione che passa dalla terra e dall’azione collettiva. Tutte le persone che negli anni hanno partecipato a questo progetto hanno lasciato, scambiato e condiviso un pezzo della propria storia, della propria esperienza e della propria competenza.

La scelta di piazza Gasparotto non è stata casuale; proprio quel luogo infatti, più di altri in città, aveva bisogno di uno slancio di comunità: «Ciò che è ormai chiaro – spiega Rossella, volontaria di GasparOrto – è che vanno trattate anche le tematiche più complesse e non ha nessun senso continuare a spostare i problemi pensando che questo sia sufficiente per eliminarli.

Il prossimo progetto potrebbe essere il tuo!

Ogni giorno parliamo di uno dei migliaia di progetti che costellano il nostro paese. Vorremmo raccontarne sempre di più, mappare tutte le realtà virtuose, e magari anche la tua, ma per farlo abbiamo bisogno che ognuno faccia la sua parte.

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gasparorto 2

L’orto è sempre stato aperto a chiunque desiderasse partecipare e anche se c’è un gruppo più solido di una decina di persone, molte delle quali residenti in quartiere, in realtà è una struttura molto elastica, che a seconda dei periodi e delle attività ha ospitato grandi numeri di persone diverse per età, provenienza e condizione sociale. Tutte loro, una volta messe le mani nella terra, si sono trovate alla stessa altezza e nella stessa condizione e da questo gesto così antico sono emerse mano a mano le storie degli altri. Inoltre il GasparOrto è di fatto un palcoscenico naturale che ha ospitato moltissime iniziative e ha reso possibile intrecciare percorsi con le altre realtà della piazza e non solo.

A luglio 2020 Libera di Padova ha scelto di realizzare il suo campo estivo presso piazza GasparOrto (ovviamente anche questa non è stata una scelta casuale): «In questo modo – racconta Rossella – abbiamo avuto la possibilità di confrontarci con moltissimi ragazzi delle superiori, che magari in piazza non erano mai finiti neanche per caso. Con loro, insiem a con moltissime cittadine e cittadini che hanno partecipato a quelle giornate, abbiamo riprogettato il GasparOrto: è stato un momento di grande condivisione in cui si è ripensato il rapporto tra l’orto e la città e, dopo la prima fase della pandemia, è stata come una boccata di ossigeno e un’iniezione di coraggio».

Promuovere azioni di cura e di partecipazione sul territorio è un’occasione per individuare percorsi che possano portare un benessere collettivo: «Fare l’orto significa mettersi al centro di un luogo complesso, con tematiche molto vaste e difficili, ma proprio per questo ci è sembrato importante seminare».

gasparorto 3

«Per noi aderire e contribuire alla nascita dell’associazione di piazza GasparOrto è stato un passaggio determinante che ci ha permesso di consolidare un percorso di anni», conclude Rossella. «Abbiamo sempre cercato di aprirci al quartiere nel suo complesso, a tutti i livelli, verso tutte le tipologie di persone; per questo l’orto è stato ed è ancora oggi un modo per parlare un linguaggio universale, che permette di sviluppare collettivamente e singolarmente una consapevolezza diversa».

Grazie a GasparOrto è stato possibile unire la sostenibilità ambientale e la sostenibilità sociale, partendo dal presupposto che la cura parte da un bisogno condiviso e dalla necessità di sentirsi parte di una comunità di persone con le quali costruire modelli diversi di socialità e praticare diversi modi di vivere la città.

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