17 Mag 2021

La ‘ndrangheta non è un alibi, la Calabria può cambiare

Scritto da: Daniel Tarozzi

Vi proponiamo la video-intervista a Ilario Ammendolia, autore del libro "La 'ndrangheta come alibi". Ilario ci propone un punto di vista duro, ma necessario: è possibile cambiare la Calabria nonostante la 'ndragheta? E se sì, come mai questo non sempre avviene? E quali sono le responsabilità dello Stato in questa situazione così difficile?

Calabria - Prima che scoppiasse la pandemia e che il mondo si fermasse, io e Paolo Cignini abbiamo realizzato uno dei nostri tour alla scoperta di pezzi di Paese in cambiamento. In quel caso ci siamo focalizzati sulla Calabria (dove tra l’altro stiamo tornando in modo permanente grazie al lavoro di Elisa Elia). In quei giorni assolati abbiamo realizzato una decina di interviste straordinarie, dal nord al sud della regione. Ve le abbiamo proposte qui. Non tutte però furono pubblicate. Per uno straordinario inconveniente tecnico due di esse rimasero in fondo a un hard disk andato perso. Ma finalmente lo abbiamo ritrovato e sono quindi felice di potervi qui raccontare l’incontro che avemmo con Ilario Ammendolia, professore di lettere in pensione, che ha scritto un libro dal titolo eloquente: La ‘ndrangheta come alibi.

Intervistammo Ilario al tavolino di un bar, poco prima di un rapido tuffo in un mare incantato. Lui ci stupì, raccontandoci la Calabria e la ‘ndrangheta in un modo davvero diverso dal solito. A pochi chilometri dal luogo dell’intervista, il Comune di Riace viveva i primi giorni senza avere Mimmo Lucano come Sindaco. Inevitabile, quindi, affrontare l’argomento. Ma iniziamo dall’inizio, dal libro.

La ‘ndrangheta come alibi è un libro di contro-narrazione che si distingue molto dai racconti di altri autori calabresi che, secondo Ammendolia, si sono uniformati al pensiero unico che vige sulla Calabria. Un pensiero unico che, dal suo punto di vista, ha fatto comodo ai politici, all’imprenditoria e, naturalmente, alla ‘ndrangheta stessa. Le responsabilità più gravi sarebbero dello Stato, che ha permesso alla malavita di espandersi sempre di più insieme al degrado e alle disfunzioni che caratterizzano buona parte del territorio calabro. Quella fra i due poteri è una lotta che in realtà non c’è mai stata sul serio, perché «in Calabria la ‘ndrangheta si forma negli ospedali che non funzionano, negli uffici che non danno risposte e nella magistratura che non garantisce la giustizia. Può sembrare un’assurdità, ma la Calabria detiene il più alto numero di innocenti arrestati che poi vengono indennizzati dalla corte di appello di Catanzaro».

Tutte queste notizie sono raccolte da Ammendolia all’interno del suo libro, in cui si racconta anche di una sentenza del tribunale di Locri a proposito di Montalto – un summit della ‘ndrangheta avvenuto nel 1989 – in cui si legge che “la ‘ndrangheta non è l’anti-Stato ma è Stato; non vorrebbe quindi cambiare la natura dello Stato. Alla ‘ndragheta va bene questo Stato”. I motivi per cui si è arrivati a una connivenza del genere sono tanti. Ammendolia cerca di spiegare il fenomeno dando delle risposte precise e facendo un salto indietro nella storia per arrivare fino ai nostri giorni, ai fatti di Riace. Ma dal suo punto di vista finché la questione calabrese e meridionale non sarà affrontata come un problema nazionale e internazionale, finché non verrà recuperato lo spirito consapevole, ribelle e coraggioso delle genti calabresi non ci saranno grossi cambiamenti.

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ndrangheta

«La verità è che la gente ha paura di schierarsi e combattere, anche se molti lo fanno e pagano. Ma molto spesso hanno paura. Può sembrare una cosa assurda, ma qua è come il Vietnam, si spara su tutto ciò che si muove e la gente resta ferma perché ha paura della ‘ndrangheta e della anti-‘ndrangheta. Abbiamo lo Stato che fa paura, perché storicamente è uno strumento dei potenti e sostanzialmente continua a essere tale. La ‘ndrangheta fa altrettanta paura anche se ora è meno presente sui territori, perché impegnata sui grandi mercati».

Eppure, durante gli anni ’80, Ammendolia è stato sindaco e di cose ne ha fatte. Ha ordinato lo sgombero di alcune proprietà occupate da una persona annoverata tra i cinquanta latitanti più pericolosi. Ha impedito che venisse costruito il più grande supermercato nella zona ionica. Senza alcun eroismo e senza nessuna minaccia. In una frazione di Caulonia, particolarmente problematica, quasi tutte le famiglie avevano un componente in carcere. Come sindaco, Ammendolia ha assunto un componente per ogni famiglia con un contratto a tempo determinato in Comune. I bambini, dopo le ore scolastiche, venivano accompagnati al doposcuola dalle suore.

Ogni sabato e domenica le mamme e i figli venivano accompagnati a Caulonia Marina per giocare insieme. «Ho visto queste donne che avevano perso la vitalità sorridere, reagire», racconta Ammendolia. «Qualcosa si può e si deve fare, il mio impegno era quello di cambiare la realtà, perché la politica non ha il compito di catturare i latitanti. Dovremmo cambiare politicamente, culturalmente ed economicamente, la società. E siccome non lo facciamo perché ci adeguiamo, ci è utile l’alibi».

ndrangheta Caulonia
Uno scorcio di Caulonia (RC)

Un esempio attuale per Ammendolia è Riace con l’esperienza di Mimmo Lucano. «Riace ha avuto come sindaco una persona di grande intuito e intelligenza, che ha capito che gli immigrati possono essere una risorsa. Nei paesi limitrofi, dove ci sono case abbandonate e terreni incolti, gli immigrati avrebbero potuto portare la vita. Lui l’ha fatto. Adesso le botteghe hanno iniziato a chiudere, la gente se n’è andata. In Calabria ogni giorno molti giovani scelgono di andare via. Secondo le proiezioni, da qui al 2050 perderemo 500mila persone. La Calabria sarà una mera espressione geografica, niente altro. Stranamente si pretende un’efficienza tedesca dalla burocrazia di un piccolo Comune come Riace, non comprendendo che questa efficienza gli inquirenti non ce l’hanno. La più bella esperienza in assoluto in Calabria sta per essere soffocata».

Secondo Ammendolia una grande eredità ci è stata data e sintetizzata nella Costituzione repubblicana. Non è necessaria la presenza di capitani o leadership ma di governi che attuino la Costituzione italiana. Non si può parlare di legalità sfregiando la Costituzione.

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